Dibattito acceso lunedì in Terza commissione regionale su «Liberi tutti», la proposta di legge di iniziativa popolare per il suicidio assistito. Sul testo le opposizioni avevano chiesto una serie di audizioni, andate avanti per ore. Da un lato i promotori e l’associazione Coscioni hanno ricordato la necessità di un intervento normativo che garantisca tempi certi e dignità ai malati; dall’altro il fronte cattolico, il mondo delle cure palliative e non solo hanno opposto un no secco, denunciando l’incompetenza legislativa della Regione, i vuoti assistenziali e il rischio di trasformare i soggetti più fragili in «vite di scarto». Un lungo confronto ruotato essenzialmente intorno a due nodi: l’interpretazione della sentenza della Corte costituzionale e i limiti delle competenze regionali e, dall’altra parte, l’organizzazione concreta dell’assistenza e la possibilità di garantire tempi certi a chi presenta una richiesta di suicidio medicalmente assistito.
Massoli Ad aprire le audizioni è stato Stefano Massoli, del comitato promotore della legge. Il marito di Laura Santi, la giornalista perugina che dopo una lunga battaglia è stata la prima in Umbria, l’anno scorso, a poter usufruire della procedura, ha invitato a non trasformare il confronto in una «discussione filosofica» astratta sul fine vita. «Ci sono casi drammatici – ha detto – in cui il dolore rompe ogni argine, in cui queste cure non bastano e la sofferenza prevale. Questa legge serve proprio questa minoranza di persone». L’obiettivo, ha aggiunto, è tutelare chi arriva «a un punto di non ritorno», garantendo tempi certi: «Serve un atto di coraggio e di umanità: questo testo deve andare in Aula prima possibile».
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
La Coscioni Mario Riccio, medico rianimatore dell’associazione Luca Coscioni, ha spiegato che le Regioni devono applicare le sentenze della Consulta e organizzare i percorsi attraverso i comitati incaricati di valutare le condizioni dei pazienti. Filomena Gallo ha insistito sulla necessità di verifiche rigorose sulla consapevolezza della scelta e sull’assenza di condizionamenti, ma anche di tempi certi. Francesca Re ha illustrato gli aspetti giuridici degli emendamenti al testo, sostenendone la corrispondenza con le indicazioni della Corte costituzionale. Franco Zaffini, presidente della commissione Sanità del Senato, ha invece ricostruito il lavoro parlamentare in corso sul tema, compresa la ricerca di soluzioni tecniche per i pazienti totalmente immobilizzati.
FINE VITA, COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI LEGGE UMBRA
I contrari Dall’altra parte, il medico palliativista Andrea Manazza ha descritto la richiesta di anticipare la morte come una condizione «multifattoriale, fluttuante e reattiva», chiedendo di rafforzare le cure prima di ogni altra risposta. Antonio Brandi, di Pro Vita e Famiglia, ha negato l’esistenza di un vuoto normativo e richiamato le carenze nella terapia del dolore. Francesco Marconi, di FederVita Umbria, ha parlato del rischio che l’autodeterminazione dei più fragili si trasformi in una pressione a considerarsi un peso; Domenico Menorello ha richiamato, sullo stesso piano, la necessità di potenziare cure palliative e assistenza, citando una copertura in Umbria pari al 36 per cento dei casi.
I nodi Anche Paolo Pauselli, del Forum delle associazioni familiari, ha posto l’accento sulle difficoltà delle famiglie e sull’assistenza domiciliare, mentre Francesco Vitelli, del Centro di Bioetica Filèremo, ha contestato alcuni aspetti tecnici della proposta: dal ruolo del comitato etico alle procedure di valutazione, fino alla dotazione finanziaria, ritenuta insufficiente. Il nodo giuridico è stato affrontato da Assuntina Morresi, secondo cui le sentenze della Consulta non hanno introdotto un diritto al suicidio assistito, ma definito un’area di non punibilità a determinate condizioni. Marco Angelini e Anna Rapicetta, dell’Unione giuristi cattolici, hanno sostenuto che la Regione non possa stabilire né i requisiti di accesso né i tempi della procedura. Il costituzionalista Simone Budelli ha contestato inoltre diversi aspetti del testo, dal consenso alla scelta dei componenti del comitato etico, mentre Catia Mosconi ha richiamato infine il rischio che le carenze assistenziali producano una pressione indiretta su anziani e malati. I lavori della commissione proseguiranno con altre audizioni, dopo le quali ci sarà il voto; a quel punto il testo potrà arrivare in consiglio, probabilmente a ottobre.
