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L’aula del consiglio regionale (foto F.Troccoli)

Dai 4,5 milioni di euro per sostenere le imprese agricole alle prese con il caro gasolio ai 2,5 milioni per favorire l’acquisto della prima casa da parte di giovani coppie, famiglie monoparentali e single. Sono le principali misure della variazione al bilancio regionale 2026-2028, approvata giovedì dal consiglio regionale con 12 voti favorevoli e 7 astensioni. Nella stessa seduta, l’Aula ha dato il via libera anche alla riforma della filiera regionale dell’Ict, con 12 voti favorevoli e 6 contrari.

Le misure La manovra destina poi 650mila euro, attraverso Sviluppumbria, allo sviluppo dell’aeroporto, un milione al rinnovo dei contratti del personale della pubblica amministrazione e 800mila euro alla cybersicurezza. Previsti inoltre 500mila euro, attraverso variazioni compensative, per il sostegno agli asili nido. Per le politiche abitative, come spiegato mercoledì i 2,5 milioni saranno gestiti da Ater e serviranno a sostenere l’accesso alla prima casa. Il principale capitolo della variazione riguarda l’agricoltura. I 4,5 milioni di euro serviranno a compensare parte dei maggiori costi sostenuti dalle imprese per l’aumento del prezzo del carburante agricolo. La platea potenziale, secondo il relatore Francesco Filipponi (Pd), supera le 5.700 aziende. La misura riguarda i consumi dal primo giugno al 30 novembre.

Le entrate Sul fronte delle entrate, la manovra recepisce quasi 6 milioni di euro restituiti dal Fondo nazionale trasporti 2015, precedentemente sequestrati e poi dissequestrati dall’autorità giudiziaria. A questi si aggiungono circa 1,985 milioni assegnati all’Umbria dal riparto di un fondo statale per il recupero di precedenti riduzioni finanziarie e 1,108 milioni derivanti dal rimborso di mutui programmati ma mai contratti.

Il confronto Il dibattito sulla variazione di bilancio si è concentrato soprattutto sulle risorse per l’agricoltura e sulle modalità con cui sono state reperite. La maggioranza ha rivendicato la rapidità dell’intervento e il confronto con le organizzazioni di categoria. L’assessore Tommaso Bori ha sostenuto che la Regione abbia dato una risposta in tempi brevi, utilizzando risparmi ed entrate straordinarie. Il Pd ha sottolineato la portata del sostegno, mentre le opposizioni hanno contestato la programmazione della misura. Paola Agabiti (FdI) ha evidenziato che il provvedimento non comprende le imprese agromeccaniche che lavorano per conto terzi, chiedendo di estendere loro i contributi con un ulteriore milione di euro, ma un emendamento sul tema è stato respinto.

Le opposizioni Anche Laura Pernazza (FI) ha giudicato insufficienti le risorse e criticato l’assenza di impegni sui tempi di erogazione. Tra le proposte respinte figuravano inoltre l’estensione dei contributi prima casa agli immobili inabitabili da recuperare e una maggiore attenzione al ripopolamento dei centri storici. I tre ordini del giorno presentati da Pernazza e Romizi (FI) chiedevano, tra l’altro, tempi certi per i bandi e un programma di formazione sull’intelligenza artificiale rivolto agli enti locali. La variazione è stata approvata con l’astensione di Lega e Forza Italia. I gruppi hanno contestato la gestione delle risorse e sostenuto che, a fronte dell’aumento della pressione fiscale, la Regione avrebbe potuto prevedere interventi più consistenti.

Addio PuntoZero Il consiglio ha poi approvato con 12 sì anche il disegno di legge sul riordino della filiera regionale dell’Ict. Il provvedimento punta a trasformare PuntoZero nel polo unico dei servizi amministrativi e digitali per Regione, aziende sanitarie, enti locali e università, con una ridefinizione della società sotto il nome di UmbriaFacile. La riforma prevede l’unificazione delle centrali di acquisto generale e sanitaria, la gestione delle infrastrutture in fibra e dei data center e un maggiore sviluppo dei servizi digitali, anche attraverso l’app UmbriaFacile. L’obiettivo è inoltre ridurre il ricorso al lavoro interinale, sostituendo le posizioni precarie con contratti stabili.

La seduta Dai banchi dell’opposizione l’ex presidente Donatella Tesei ha criticato il rischio di trasformare PuntoZero in una struttura generalista, contestando il ridimensionamento delle funzioni strategiche e le prospettive di apertura ai privati per alcuni servizi. Bori ha replicato che non sono previsti 200 nuovi posti, ma la stabilizzazione di posizioni già esistenti e oggi coperte da personale interinale. L’assessore ha inoltre ricordato che il percorso è stato approvato dai soci dell’azienda, tra cui atenei, Comuni, Province, Arpa e aziende sanitarie. La riforma, secondo la giunta, mira a integrare i servizi e le competenze del sistema pubblico regionale, rafforzando la digitalizzazione e la sicurezza informatica senza determinare nuovi o maggiori oneri per il bilancio regionale.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.