Riprenderà mercoledì di fronte alla Terza commissione del consiglio regionale l’iter di «Liberi subito», la legge di iniziativa popolare, sostenuta da circa 5mila firme e promossa dall’associazione Luca Coscioni, relativa al suicidio medicalmente assistito. La ripresa della discussione, dopo un lungo stallo, arriva a un anno esatto dalla morte di Laura Santi, la giornalista perugina che, dopo un lungo e doloroso calvario fisico e burocratico, proprio il 21 luglio 2025 è riuscita a ottenere il via libera dell’Usl Umbria 1 per l’auto somministrazione del farmaco letale. «Sono contento che proprio a un anno dalla morte di Laura – dice a Umbria24 Stefano Massoli, marito della giornalista – che l’iter continui; spero vivamente che, per tutte le lotte fatte insieme a Laura, a settembre il testo approdi in aula e che venga approvata la legge». Ma cosa dice la legge?
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
Il testo La proposta punta a definire procedure e tempi per consentire l’accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi già individuati dalla Corte costituzionale, senza introdurre un nuovo diritto ma stabilendo un percorso chiaro per rendere applicabili decisioni già riconosciute dall’ordinamento. Il testo nasce infatti dopo le sentenze della Consulta del 2019 e del 2024 che hanno individuato le condizioni in cui l’aiuto al suicidio non costituisce reato. Secondo la proposta, possono accedere alla procedura le persone affette da una patologia irreversibile, che provoca sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, mantenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. La legge prevede che la valutazione dei requisiti sia affidata a una commissione multidisciplinare composta da diverse figure sanitarie: un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e, quando necessario, uno specialista della patologia del richiedente.
Tempi certi Uno degli elementi centrali del testo riguarda la definizione di tempi certi. L’intero percorso dovrebbe concludersi entro 30 giorni dalla richiesta. L’azienda sanitaria avrebbe quattro giorni per attivare la commissione, che dovrebbe completare le verifiche in dieci giorni e trasmettere la documentazione al comitato etico. Dopo il parere, l’esito dovrebbe essere comunicato alla persona interessata entro tre giorni. In caso di valutazione positiva, il protocollo per l’attuazione della procedura dovrebbe essere predisposto entro cinque giorni e farmaci e assistenza garantiti entro sette giorni dalla richiesta finale. La proposta stabilisce inoltre che il servizio sia gratuito e a carico del Servizio sanitario regionale, evitando che i costi ricadano sulla persona malata. Secondo i promotori, l’intervento regionale rientra nelle competenze sulla tutela della salute e serve a organizzare le modalità operative di un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, in assenza di una disciplina nazionale uniforme.
Luca Coscioni A un anno dalla morte di Santi, l’associazione Luca Coscioni auspica un’approvazione rapida da parte dell’assemblea regionale: «Una disciplina regionale non introdurrebbe un nuovo diritto – scrivono – ma renderebbe effettivamente esigibili, attraverso procedure definite e tempi verificabili, diritti già riconosciuti nell’ordinamento costituzionale, evitando che le persone malate siano costrette ad affrontare ulteriori ritardi, incertezze e sofferenze. È necessario intervenire affinché altre persone non siano costrette, come Laura, ad attendere per oltre due anni nella sofferenza, affrontando ritardi, incertezze e ostacoli nell’esercizio dei propri diritti».
Il dibattito parlamentare L’associazione torna anche sul dibattito parlamentare sul fine vita e sul disegno di legge nazionale che si era arenato dopo la discussione in Parlamento. Secondo l’associazione, il testo avrebbe ristretto le condizioni previste dalla Corte costituzionale, introducendo ulteriori limiti all’accesso alla procedura. Nel suo ultimo videomessaggio rivolto ai parlamentari, registrato poco prima della morte, Santi aveva criticato il rischio di un arretramento normativo: «State andando a dibattere di un disegno di legge che non va emendato, va proprio bocciato perché non vuole regolare il fine vita, lo vuole proprio cancellare alla radice». Tra le questioni contestate, la giornalista aveva indicato l’esclusione del Servizio sanitario nazionale e il riferimento ai trattamenti di sostegno vitale: «Io stessa non avrei avuto questo diritto».
Tempi e procedure Per l’associazione, il caso di Laura Santi rappresenta anche il problema dei tempi e delle differenze nell’applicazione delle procedure. La giornalista, ricorda la Coscioni, aveva dovuto attendere oltre due anni dalla richiesta prima di ottenere una risposta dalla propria azienda sanitaria. Una situazione che, secondo i promotori di «Liberi subito», non dovrebbe ripetersi. «Il tempo, quando si vive una sofferenza irreversibile, non è un elemento burocratico: è parte della sofferenza stessa», ricordano Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell’associazione Luca Coscioni. «La politica nazionale deve smettere di cercare scorciatoie che restringano il perimetro tracciato dalla Corte costituzionale, mentre le Regioni hanno il dovere di organizzare procedure capaci di rendere concretamente esercitabili i diritti già riconosciuti».
