Dalle associazioni pro life ai promotori della legge, è lunga la lista delle audizioni in programma lunedì in Terza commissione, quando riprenderanno i lavori sulla proposta di legge popolare relativa al suicidio medicalmente assistito. L’organismo presieduto dal pentastellato Luca Simonetti ascolterà, fra gli altri, le associazioni pro life e quelle legate al mondo del Family day, i giuristi cattolici, un medico palliativista, i vertici della commissione Sanità del Senato (Franco Zaffini, FdI, e il vice Orfeo Mazzella del M5S), il comitato promotore, l’associazione Luca Coscioni e altri ancora.
I lavori Le audizioni dovrebbero concludersi nella giornata di lunedì 21 e, a quel punto, la settimana seguente arriverà il voto su «Liberi tutti», la proposta di legge sul suicidio medicalmente assistito presentata un anno fa dall’associazione Luca Coscioni e supportata da quasi 5mila firme. Dopo l’ok in commissione il testo approderà in consiglio regionale per il via libera finale. La settimana scorsa, invece, la Terza commissione ha approvato gli emendamenti, presentati a luglio, necessari per per superare i rilievi della Corte costituzionale che, nel 2025, aveva giudicato illegittime diverse disposizioni previste dalla legge approvata in Toscana. Una seduta che le opposizioni di centrodestra avevano lasciato dopo lo stop della maggioranza proprio sulla richiesta di nuove audizioni.
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
Massoli La proposta era stata depositata in consiglio proprio un anno fa e così, nelle scorse ore, Stefano Massoli (il marito della giornalista perugina Laura Santi che, nel 2025, dopo una lunga battaglia politica, legale e amministrativa è stata la prima persona in Umbria a poter accedere alla procedura), ha deciso di ricordare l’anniversario sottolineando come la proposta serva a «dare corpo e dignità – scrive Massoli su Facebook – a un diritto fondamentale». «I tempi della politica e delle istituzioni – commenta – sanno essere infinitamente lunghi, estenuanti, quasi sospesi. Ma i tempi della vita e della sofferenza delle persone non aspettano. Questo passo, questa attesa e tutta la mia determinazione sono per te, Laura Santi. Spero con tutto il cuore che la giunta faccia la scelta giusta e che la legge passi definitivamente. Per te, per la tua straordinaria battaglia e per tutti noi. E, come dici sempre tu: “Non arrendetevi mai”».
FINE VITA, COSA PREVEDE LA PROPOSTA DI LEGGE UMBRA
Il testo La proposta punta a definire procedure e tempi per consentire l’accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi già individuati dalla Corte costituzionale, senza introdurre un nuovo diritto ma stabilendo un percorso chiaro per rendere applicabili decisioni già riconosciute dall’ordinamento. Il testo nasce infatti dopo le sentenze della Consulta del 2019 e del 2024 che hanno individuato le condizioni in cui l’aiuto al suicidio non costituisce reato. Secondo la proposta, possono accedere alla procedura le persone affette da una patologia irreversibile, che provoca sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili, mantenute in vita da trattamenti di sostegno vitale e capaci di assumere decisioni libere e consapevoli. La legge prevede che la valutazione dei requisiti sia affidata a una commissione multidisciplinare composta da diverse figure sanitarie: un medico palliativista, uno psichiatra, un anestesista, uno psicologo, un medico legale, un infermiere e, quando necessario, uno specialista della patologia del richiedente.
Tempi certi Uno degli elementi centrali del testo riguarda la definizione di tempi certi. L’intero percorso dovrebbe concludersi entro 30 giorni dalla richiesta. L’azienda sanitaria avrebbe quattro giorni per attivare la commissione, che dovrebbe completare le verifiche in dieci giorni e trasmettere la documentazione al comitato etico. Dopo il parere, l’esito dovrebbe essere comunicato alla persona interessata entro tre giorni. In caso di valutazione positiva, il protocollo per l’attuazione della procedura dovrebbe essere predisposto entro cinque giorni e farmaci e assistenza garantiti entro sette giorni dalla richiesta finale. La proposta stabilisce inoltre che il servizio sia gratuito e a carico del Servizio sanitario regionale, evitando che i costi ricadano sulla persona malata. Secondo i promotori, l’intervento regionale rientra nelle competenze sulla tutela della salute e serve a organizzare le modalità operative di un diritto già riconosciuto dalla Corte costituzionale, in assenza di una disciplina nazionale uniforme.
