Il primissimo passo di un percorso che, se concretamente avviato, durerà parecchi anni. Dopo aver occupato un pezzo della campagna elettorale vinta da Vittoria Ferdinandi, a Perugia si torna a parlare di un nuovo Piano regolatore, che richiede un lavoro mastodontico non solo dal punto di vista tecnico ma anche da quello politico.
Il voto Il consiglio comunale ha infatti approvato lunedì, all’unanimità, l’ordine del giorno fatto proprio da tutta la Terza commissione per avviare il percorso verso un nuovo Piano regolatore generale, ritenendo quello vigente, approvato nel lontano 2002, non più pienamente adeguato ai cambiamenti demografici, economici, sociali e ambientali intervenuti negli ultimi anni. L’atto, illustrato in aula da Nilo Arcudi, primo firmatario, impegna sindaca e giunta a rafforzare il percorso per la redazione del nuovo strumento urbanistico e a costruire una pianificazione fondata sulla riqualificazione del tessuto urbano, sulla sostenibilità ambientale, sull’innovazione e sul potenziamento di infrastrutture e servizi. Tra gli obiettivi indicati ci sono anche il contenimento del consumo di suolo, la rigenerazione urbana, una diversa organizzazione della mobilità e una maggiore qualità degli spazi pubblici.
PERUGIA E IL PRG: TAGLI ALLE CUBATURE DA ALMENO 30 ANNI
L’ordine del giorno Il documento prevede inoltre un ampio confronto con cittadini, professionisti, ordini professionali, associazioni e operatori economici, attraverso strumenti di consultazione e partecipazione. Un passaggio considerato necessario per individuare le priorità della futura pianificazione e affrontare le trasformazioni della città con un consenso il più possibile ampio.
Il dibattito «L’ottimo lavoro svolto in commissione per scrivere un atto condivisibile da tutti, visto che il tema non deve essere terreno di divisioni ideologiche», ha sottolineato Stefano Nuzzo (M5S), che ha però lamentato la scarsa ricaduta mediatica del lavoro svolto. Per Margherita Scoccia, «è motivo di soddisfazione che l’amministrazione si faccia carico di una sfida così importante»; ridefinire il Prg, ha aggiunto, significa anche «ridisegnare la società» e riflettere sul rapporto tra Perugia e gli altri territori. Niccolò Ragni, del Pd, ha invece evidenziato la dimensione temporale del lavoro: la redazione del nuovo piano richiederà anni e andrà oltre l’attuale consiliatura, ma potrà incidere sulle prospettive di sviluppo sostenibile della città. Per Cesare Carini, di Pensa Perugia, il dato politico è nella capacità dimostrata da maggioranza e opposizione di lavorare insieme su una questione destinata ad avere effetti di lungo periodo.
Un percorso lungo Quanto al percorso tecnico e amministrativo, l’ordine del giorno approvato rappresenta soltanto l’inizio di una lunga fase politica e non l’avvio formale della procedura urbanistica. Il cammino completo per arrivare a un nuovo Piano regolatore generale richiederà verosimilmente tra i quattro e i sei anni. In Umbria il punto di riferimento normativo è il testo unico sul governo del territorio, che prevede passaggi complessi: dalla costituzione del quadro conoscitivo alla conferenza di copianificazione con gli enti sovraordinati, dalla Valutazione ambientale strategica all’adozione della parte strutturale da parte del consiglio comunale. Seguiranno poi il deposito e la raccolta delle osservazioni pubbliche, le controdeduzioni e le verifiche di compatibilità con la Provincia e la Regione, prima di arrivare all’approvazione finale e alla successiva definizione della parte operativa. Un percorso articolato che, inevitabilmente, si svilupperà a cavallo di più legislature.
La campagna elettorale Il Piano regolatore è stato uno dei temi su cui Ferdinandi e Scoccia hanno incrociato le lame nella primavera del 2024. La candidata sindaca del centrodestra, assessora uscente, lo aveva messo tra le priorità del programma, parlando della necessità di un Prg più flessibile senza consumo di suolo, all’insegna della sostenibilità e del coinvolgimento della città. Concetti in parte sovrapponibili, al di là delle polemiche da campagna elettorale, a quelle dell’allora sfidante del campo largo, che aveva sottolineato la necessità di rivisitare il Prg «in un’ottica integrata che punti a favorire innanzitutto la rigenerazione il riuso del costruito in chiave di sostenibilità ambientale», ripensando in modo profondo la città con l’obiettivo di «dare ai cittadini condizioni di vita più confortevoli, occasioni di nuovi modi di socializzazione, servizi sociali più vicini alla loro vita quotidiana, condizioni di mobilità adeguate».
