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©Fabrizio Troccoli

È stato firmato dal ministero del Lavoro il decreto che sblocca la procedura per la cassa integrazione dei lavoratori Saxa di Gualdo Tadino. Resta ora da attendere l’effettiva erogazione delle somme da parte dell’Inps, dopo i ritardi che hanno aggravato la situazione economica delle famiglie coinvolte nella crisi dello stabilimento, azienda attualmente in liquidazione giudiziale.

«Forti della fiducia della maggioranza dei lavoratori, abbiamo incalzato il ministero e preteso risposte. Continueremo a esercitare fino in fondo la nostra responsabilità di rappresentanza, senza concedere spazio a ulteriori rinvii. Ma una firma non paga le bollette e non mette il pane in tavola. Questa vertenza avrà una risposta concreta soltanto quando le somme dovute arriveranno sui conti dei lavoratori», dichiara Daiana Sportellini, segretaria generale di Filctem Cgil Perugia.

La firma arriva dopo l’assemblea pubblica con i lavoratori di martedì scorso, alla presenza della stampa, e i ripetuti solleciti del sindacato, che si definisce maggioritario all’interno di Saxa.

«Con l’azienda in liquidazione giudiziale – afferma Sportellini – sulle famiglie pesa già una profonda incertezza occupazionale. È inaccettabile che a questa si aggiunga l’attesa estenuante di un sostegno al reddito essenziale. La cassa integrazione è un diritto: garantirne il pagamento tempestivo è una responsabilità delle istituzioni. Ora il passaggio è nelle mani dell’Inps».

La Filctem Cgil chiede che la pratica venga trattata con urgenza e che siano comunicati tempi certi per i pagamenti. «Ci è stato ripetuto che, dopo la firma ministeriale, sarebbe bastato “un clic”. Adesso a quelle parole devono seguire i fatti. Il tempo degli scaricabarile è finito», prosegue la segretaria.

Il sindacato annuncia inoltre la possibilità di organizzare un presidio davanti alla sede dell’Inps se non arriveranno risposte concrete e immediate. La mobilitazione, assicura Sportellini, proseguirà fino all’effettiva erogazione delle somme dovute.

La firma del decreto rappresenta un passaggio nella gestione dell’emergenza sociale legata alla crisi Saxa. Non risolve, invece, la questione industriale dello stabilimento di Gualdo Tadino, sulla quale restano aperti i problemi legati alla liquidazione giudiziale e alle prospettive occupazionali dei dipendenti.

La crisi dello stabilimento affonda le radici nel 2022, quando l’aumento dei costi energetici ha fermato la produzione della storica Tagina, acquisita nell’aprile 2018 dal gruppo Saxa Gres guidato da Francesco Borgomeo. Dopo la ripartenza del 2019 e una fase di crescita dell’organico, con oltre 150 dipendenti, il sito è entrato in una lunga stagione di cassa integrazione. Nel gennaio 2024 Saxa aveva annunciato un piano di rilancio da circa 60 milioni di euro, con l’ingresso di nuovi capitali e la riaccensione del forno entro l’anno. Nel settembre 2025 il controllo degli stabilimenti di Gualdo Tadino e Roccasecca è passato al fondo britannico Xeta Investments, che aveva prospettato investimenti per circa 15 milioni e la riattivazione degli impianti. Nel frattempo, una parte della produzione era ripartita nel giugno 2025 con la riaccensione di un forno e il rientro al lavoro a rotazione di circa 60 dipendenti sui 90 complessivi. Il rilancio non si è però consolidato: il 28 luglio 2026 il Tribunale di Roma ha dichiarato la liquidazione giudiziale di Saxa Gualdo e delle altre società del gruppo coinvolte nella procedura. A settembre il Ministero delle Imprese e del Made in Italy ha riferito che i curatori stavano preparando le perizie sugli asset per avviare la ricerca di acquirenti, dopo aver ricevuto manifestazioni d’interesse non vincolanti. Resta quindi aperta la prospettiva industriale.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.