«La chimica, la ceramica, il tessile e l’artigianato umbro sono un grande patrimonio del nostro territorio, fatto di competenze e di prodotti unici. Alcantara, Novamont, Saci industrie, Sterling, Luisa Spagnoli, Cucinelli, Saxa (ex-Tagina) sono alcuni degli esempi. Senza tralasciare il settore della ceramica artigiana». Così Simone Sassone, confermato nei giorni scorsi al vertice regionale di Femca Cisl, sindacato rappresenta lavoratori dell’energia, moda e chimica. E proprio su questi temi si snoda la sua relazione che tenta di restituire il quadro attuale dei tre comparti in Umbria.
Chimica «Bisogna ricordare che uno dei principali fattori di debolezza della nostra economia regionale deriva da filiere troppo brevi, di cui solo una piccola parte del valore passa per la nostra regione», chiarisce all’inizio Sassone. C’è particolare preoccupazione per la provincia di Terni in cui «la chimica rischia di morire per consunzione». Il Polo Chimico e la chimica umbra «vantano una lunga storia fatta di competenze, prodotti unici e scelte che negli anni si sono dimostrate strategiche. Forti di questa eredità, dobbiamo proteggere e supportare le aziende con politiche mirate», sostiene il segretario generale di Femca Cisl, che cita anche il progetto ‘Vitality’, un ecosistema di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità per l’economia diffusa nel Centro Italia. Un «ambizioso progetto interregionale, in Umbria si traduce nella nascita del Polo dei bio-materiali, che deve trovare la sua naturale ubicazione all’interno del Polo chimico ternano». E nel riportare la ricerca «dov’è sempre stata», il rilancio del polo ex-Montedison «dev’essere una tappa obbligata».
Sostenibilità In questo processo di rivitalizzazione del comparto, la sostenibilità gioca un ruolo chiave. E «sostenibilità vuol dire anche ridurre il trasporto da un’azienda verso i propri clienti». Tuttavia, sottolinea Sassone, Sangraf – unica azienda italiana che produce elettroliti in grafite per i forni elettrici delle acciaierie – «non ha tra i suoi principali clienti le acciaierie di Terni». Non solo riduzione dei trasporti, la sostenibilità si lega anche all’economia circolare. In merito, il segretario di Femca Cisl cita Novamont: «Acquisita nel 2023 da Versalis, che ha riportato Eni in Umbria e ha fatto dell’economia circolare la sua ragion d’essere». Altra azienda che ha fatto della sostenibilità la sua bandiera è Alcantara, che «negli ultimi anni e grazie ad ingenti investimenti fatti, ha creato molti posti di lavoro di cui hanno beneficiato molte maestranze espulse dalla crisi di altre aziende del territorio». Anche se, pure in casa Alcantara, le problematiche non mancano. C’è chi poi come Baelieu «dopo un 2023 difficile» dà segni di ripresa; mentre qualcun altro, come lo stabilimento di O-I a Sangemini, «sconta il calo delle vendite». Sangraf invece, di proprietà cinese, «sembrava pronta per il grande passo ma gli scenari sono cambiati – prosegue Sassone -. Le scelte della proprietà fanno presagire il peggio anche perché non tengono conto delle dinamiche lavorative del sito». Nel parlare di Moplefan, il sindacalista cita un delegato sindacale che avrebbe detto: «Finalmente sento di nuovo la puzza della fabbrica». In realtà però la produzione è discontinua, in azienda non mancano problemi con le materie prime, che sono limitate, e difficoltà di accesso al credito. Mentre le maestranze avvertono un senso di incertezza per il futuro. Situazione poco rosea anche per la produzione Saxa a Gualdo Tadino, dove ai lavoratori è stata prorogata la cassa integrazione per altri 12 mesi.
Energia Il comparto in Umbria si caratterizza prevalentemente da aziende che gestiscono trasporto, distribuzione del gas e servizio idrico integrato. «Mentre il settore del trasporto, con Snam, gode di una apparente tranquillità», sostiene Sassone, «gli addetti delle aziende non sono tranquilli a causa di un turn-over ridotto ai minimi termini per coprire i servizi obbligatori come la reperibilità, i servizi di manutenzione sono ormai ovunque appaltati, sia per le reti sia per gli impianti, gli organici sono ridotti, ma soprattutto per i riassetti che le acquisizioni o fusioni tra le aziende del settore produrranno». In merito al servizio idrico integrato, settore che impiega un’ampia fetta degli addetti del comparto energia, «negli ultimi tre anni il territorio è stato investito da quello che io definisco ‘Il ciclone Pnrr’», spiega. In parte «c’è stata l’introduzione di molte risorse per favorire il processo di modernizzazione ed efficientamento dei servizi a rete, ma dall’altra sta imponendo dei tempi molto contingentati per le azioni da eseguire che a volte non si allineano bene con la nostra burocrazia». Sottolineando anche che «la sostenibilità, termine molto usato in questi ultimi anni, dovrà passare anche dall’eterna lotta alle dispersioni».
Moda In Umbria, sempre per il segretario Femca Cisl, il distretto del tessile e dell’abbigliamento rappresenta «una delle più grosse realtà regionali e nazionali del settore». A premiare la produzione umbra «l’alta artigianalità abbinata all’innovazione. Formula che ha consentito al polo della maglieria e dell’abbigliamento di Perugia di resistere alla crisi, riposizionandosi negli ultimi anni e puntando sulla qualità e sul Made in Italy per crescere nei mercati esteri». Tanto che «rispetto alla difficoltà che il settore sta attraversando a livello nazionale in Umbria la situazione è leggermente migliore». «Come dicevamo – aggiunge – il settore tessile in nella nostra regione è un pilastro fondamentale dell’export regionale, in quanto in molti casi ha unito la qualità artigianale alla innovazione industriale, facendo del marchio ‘Made in Umbria’ un brand di alta qualità». Il sindacalista tuttavia rileva anche alcune criticità: «Collegamenti carenti, costi operativi elevati, difficoltà nel reperire manodopera specializzata e accesso al credito». Non solo grandi brand della moda, Sassone cita anche il lavoro svolto dalle lavanderie industriali. Cita ad esempio Sogesi, azienda di livello nazionale nata in Umbria, che copre «tutto il territorio regionale con due siti produttivi, uno a Terni, l’altro a Ponte San Giovanni. Negli ultimi anni, la perdita dell’appalto Asl Umbria’ ha causato la chiusura del terzo stabilimento umbro di Cannara. Solo con un accordo si è riusciti a trasferire i lavoratori rimasti nel sito di Ponte San Giovanni».
Femca Cisl Chiudendo il discorso moda, «data la frammentazione del comparto, come Femca Cisl, riteniamo fondamentale la creazione di un distretto del manifatturiero umbro, che coinvolga attivamente sindacati, istituzioni regionali e locali, associazioni datoriali, scuole e Università». In conclusione, al netto delle eccellenze, l’Umbria si trova ad «affrontare una situazione difficile, con due aree di crisi complessa». Dato che «evidenzia le difficoltà del settore manifatturiero e la necessità di un intervento strutturale». Infine, «il nostro obiettivo deve essere il rilancio delle aziende, per restituirle più forti e competitive di prima», iniziando anche dalle scuole.
