Quella competizione Umbria Piemonte sul cioccolato, ovviamente più frutto di comunicazione e invenzione che realtà, è attraversata dai pesanti cambiamenti che stanno investendo il mondo del cioccolato. E con esso quello di grandi multinazionali che hanno ricadute su entrambi i territori.
Il confronto tra Ferrero e Nestlé, che controlla Perugina, non si esaurisce nella competizione tra Nutella e Baci. I bilanci raccontano strategie differenti, espansioni significative, diversificazione di prodotto e coinvolgimenti in dinamiche globali che vogliono lo stabilimento di San Sisto in una funzione produttiva che supera i confini regionali e la filiera umbra delle nocciole nei programmi di approvvigionamento della multinazionale piemontese.
Ferrero ha chiuso l’esercizio 2024-2025 con un fatturato consolidato di 19,3 miliardi di euro, in crescita del 4,6% rispetto all’anno precedente. Il gruppo, che nel 2026 celebra gli 80 anni dalla fondazione ad Alba, ha affiancato alla crescita dei marchi storici una strategia di acquisizioni e di ingresso in nuovi segmenti. L’acquisto di aziende nel settore dei biscotti, dei prodotti da forno e degli snack ha ampliato il perimetro industriale, mentre l’arrivo di nuove referenze a marchio Nutella e il rilancio di Wonka confermano il ruolo dell’innovazione.
I numeri presentati il 27 ottobre da Fabrizio Gavelli, presidente e amministratore delegato di Ferrero Commerciale Italia, mostrano anche la capacità del gruppo di rafforzarsi nella distribuzione nazionale. Secondo le rilevazioni Circana, Ferrero ha raggiunto un valore delle vendite superiore a 2,4 miliardi di euro nella grande distribuzione, con una quota del 22,5% nel mercato considerato, in aumento di mezzo punto. Il dato riguarda il venduto e non coincide con il fatturato della società commerciale italiana, che nell’esercizio chiuso al 31 agosto 2025 ha registrato ricavi per 1,85 miliardi, in crescita dell’1,8%. Per l’esercizio 2025-2026 Gavelli stima ora un aumento del fatturato del 4%.
Il rincaro del cacao è uno dei fattori che rendono significativa la strategia commerciale. Secondo quanto dichiarato da Gavelli, i listini mondiali della materia prima sono aumentati del 35,4%, mentre i prezzi dei prodotti Ferrero a base di cacao sono cresciuti in media del 4,1%. Il gruppo sostiene di non avere trasferito per intero l’aumento dei costi sui consumatori. Una scelta che, nelle valutazioni dell’azienda, ha contribuito a difendere la fiducia dei clienti e le quote di mercato. La crescita, tuttavia, non arriva soltanto dal cioccolato: Estathé, gelati e prodotti freschi hanno registrato aumenti superiori a quelli del comparto dolciario nel periodo da aprile a settembre. La diversificazione riduce così la dipendenza da un mercato esposto alle oscillazioni delle materie prime e alle variazioni dei consumi.
Anche Nestlé deve affrontare la pressione sui costi. Nel 2025 la multinazionale svizzera ha registrato ricavi mondiali per 89,49 miliardi di franchi, in calo del 2% a valori correnti e in crescita organica del 3,5%. Nella categoria dolciaria, che comprende marchi e prodotti diversi dal solo cioccolato, le vendite hanno raggiunto 8,7 miliardi di franchi, con una crescita organica dell’8,2%. L’aumento è stato sostenuto soprattutto dai prezzi, saliti dell’8,8%, mentre i volumi hanno registrato una flessione dello 0,7%. Il dato indica che il fatturato può crescere anche in presenza di una riduzione delle quantità vendute.
A gennaio 2026 il gruppo ha indicato una produzione superiore a 22 mila tonnellate di cioccolato all’anno, con oltre il 60% destinato all’estero, verso mercati che comprendono Stati Uniti, Cina, Francia, Germania e Australia. Negli ultimi anni Nestlé ha investito oltre 14 milioni di euro in nuove linee produttive per marchi come KitKat, Galak, Smarties e After Eight. Nel 2022 aveva annunciato 7,5 milioni per una linea destinata a diverse referenze, con una capacità aggiuntiva prevista di circa mille tonnellate. Nel settembre 2023 aveva comunicato altri 6,5 milioni per ammodernare la linea delle tavolette di cioccolato bianco e fare di San Sisto il polo produttivo europeo esclusivo per Galak e Milkybar, con un aumento dei volumi del 15% previsto dal 2025. Nel giugno 2026 Nestlé ha inoltre confermato un piano industriale da 60 milioni di euro per lo stabilimento, senza pubblicare un rendiconto aggiornato delle somme già spese e dei risultati ottenuti dalle singole linee. Sul fronte tecnologico, il sito dispone di un magazzino automatizzato da oltre 20 mila pallet e di 13 robot per la movimentazione interna. A gennaio ha prodotto anche una monoposto di cioccolato KitKat per la partnership con la Formula 1, destinata a oltre 30 Paesi. I dati disponibili confermano quindi la dimensione internazionale della fabbrica, ma non permettono ancora di quantificare i volumi per singolo marchio e mercato né di verificare se la linea Galak-Milkybar abbia raggiunto l’incremento produttivo previsto.
Sul fronte dell’innovazione, Nestlé amplia anche l’offerta delle Bibite Sanpellegrino. Nell’estate 2026 è arrivata Limonata Zero, con limoni 100% siciliani e senza zuccheri aggiunti, che si affianca a Classica Zero, a base di agrumi italiani, e Chinò Zero, preparato con chinotti siciliani. Il lancio estende la strategia di rinnovamento della gamma attraverso la rivisitazione di gusti tradizionali in versioni a ridotto contenuto di zuccheri, in un mercato in cui, secondo una rilevazione Nomisma citata dall’azienda, oltre un italiano su due dichiara di prestare attenzione agli zuccheri presenti nelle bevande.
Il rapporto tra Nestlé e Perugina va letto anche attraverso le ricadute occupazionali. A febbraio 2026 si è parlato di circa 800 dipendenti a San Sisto in occasione della notizia sul premio di produzione fino a 2.900 euro riconosciuto ai lavoratori degli stabilimenti italiani del gruppo. La tenuta del sito e la sua capacità di attrarre produzioni destinate ad altri mercati restano elementi centrali per il territorio, più indicativi del solo andamento globale della multinazionale.
La distinzione tra il cioccolato di Perugia e quello di Alba, intanto, non coincide con una separazione netta delle rispettive filiere. L’Umbria è già coinvolta nella catena di approvvigionamento di Ferrero attraverso il Progetto Nocciola Italia. A Città di Castello, nel novembre 2025, ProAgri ha inaugurato un impianto per il ritiro, il condizionamento e lo stoccaggio del prodotto. Il progetto coinvolge circa 80 soci e 600 ettari di noccioleti. Le prime consegne a Ferrero erano avvenute già nel 2023.
Secondo i dati Istat, nel 2025 la superficie coltivata a nocciolo in Umbria ha raggiunto 2.080 ettari, rispetto ai 1.950 dell’anno precedente. La produzione raccolta è salita da 1.150 a 1.400 tonnellate.


