A raccontarla per pezzi la ricostruzione si rischia di perdere la visione di lungo termine. Rischio che i residenti, giocoforza, non corrono. Anche per questa ragione, a dieci anni dal sisma il centro studi Edt pubblica il rapporto Sisma 10, che restituisce la reale dimensione della ferita del cratere. Tra chi ha abbandonato questo territorio, in misura significativamente allo spopolamento che avviene in aree di riferimento, come quelle interne, chi invece prova a ripartire senza farcela, l’efficacia o meno della ricostruzione e le reali conseguenze sulle condizioni dell’abitare per i residenti tutt’ora impegnati in moduli che da temporanei si trasformano sempre più in strutturali, come anche le dinamiche del lavoro e in generale dell’occupazione.
Il rapporto Sisma10, curato dal Centro studi Ecologie del post-Terremoto Aps, per l’Umbria restituisce un quadro con indicatori diversi: la ricostruzione privata risulta più avanzata rispetto alle altre regioni del cratere, mentre gli investimenti pubblici complessivamente localizzati nei Comuni umbri presentano il valore più basso per abitante.
Secondo lo studio, il 69,2 per cento delle pratiche approvate per la ricostruzione privata in Umbria corrisponde a cantieri dichiarati chiusi. La quota è del 68,6 per cento in Abruzzo, del 57,9 nelle Marche e del 53,9 nel Lazio. Il contributo medio per pratica in Umbria è di circa 400 mila euro, contro i 255 mila dell’Abruzzo e i 583 mila del Lazio e i 589 mila delle Marche. Il quadro aggiornato dalla Regione a luglio 2026 indicava 2.514 cantieri privati conclusi su 3.949 avviati, con 1.110 ancora in corso secondo il bilancio presentato a giugno.
La differenza tra avanzamento della ricostruzione e capacità di riportare le persone nei luoghi d’origine è uno dei nodi sollevati da Sisma10. La conclusione di un cantiere, infatti, non dimostra da sola che un’abitazione sia tornata a essere occupata stabilmente. Per misurare questo passaggio servono dati sulla residenzialità e sui rientri, distinti da quelli amministrativi relativi alle pratiche.
Sul fronte degli investimenti, lo studio censisce circa 300 milioni di euro localizzati nei Comuni umbri del cratere. Rapportando la cifra alla popolazione residente nel 2015, si arriva a 5.230 euro per abitante. È il valore più basso tra le quattro regioni: l’intensità media raggiunge 6.960 euro in Abruzzo, 5.770 nelle Marche e 5.540 nel Lazio.
Nell’analisi complessiva del cratere, Sisma10 non individua una relazione sistematica tra maggiori finanziamenti per abitante e crescita dei redditi da lavoro, delle imprese o degli addetti. Anche nei settori dell’industria e del turismo, destinatari di una parte degli interventi di sviluppo, non emerge un legame convincente tra risorse assegnate e nuova occupazione locale. Ovviamente gli studiosi attribuiscono queste considerazioni a tutto il territorio del cratere.
Anche sullo spopolamento occorre distinguere tra il quadro generale e quello umbro. Nel confronto demografico regionale il rapporto considera soltanto tre Comuni umbri, contro 29 marchigiani e sei ciascuno in Lazio e Abruzzo. Il calo dell’8,8 per cento registrato per quel campione tra il 2015 e il 2024 non può quindi essere esteso all’intero cratere regionale. Sulla base dei dati regionali, è stata resa nota in passato una diminuzione dei residenti vicina all’11 per cento tra il 2004 e il 2024 nei 14 Comuni considerati, escludendo il centro urbano di Spoleto.
Lo studio comprende anche 95 interviste nelle soluzioni abitative di emergenza umbre, nell’ambito di una rilevazione complessiva di 466 questionari in quattro regioni. Consente di sostenere come ricostruzione materiale e permanenza delle comunità non significhino esattamente la stessa cosa. I dati regionali descrivono un avanzamento dei cantieri privati e una mobilitazione di risorse pubbliche. Avanzamenti non riscontrabili sulle esperienze di vita dei cittadini e sul loro dinamismo di rientro.
Rispetto a questo quello che è possibile rilevare è che nel campione complessivo delle quattro regioni, il 46,9 per cento degli intervistati prevede di rientrare nella casa ricostruita, mentre il 38,7 per cento pensa di restare a lungo nelle casette. Sono prospettive dichiarate, va precisato. Anche sul lavoro, i dati disponibili riguardano il cratere nel suo complesso: tra il 2016 e il 2024 gli addetti delle imprese osservate aumentano del 20,2 per cento, ma quelli delle costruzioni crescono dell’84,6 per cento. Il settore edilizio spiega 4.931 dei circa 13 mila addetti in più. Un’espansione che segnala il peso dei cantieri nella dinamica occupazionale, ma che lascia un interrogativo sul dato generale dello sviluppo dell’area.


