Un momento della conferenza stampa (foto U24)

Chiedere al governo di creare le «condizioni normative» affinché «ci sia uno sportello ogni tot di abitanti. Questo perché le banche sono un servizio pubblico essenziale per i cittadini e perché è incredibile come vengano chiuse anche filiali che funzionano». Così la presidente della Regione, Stefania Proietti, mercoledì in occasione della firma con Anci e sindacati dei lavoratori del credito del protocollo, illustrato nei giorni scorsi da Umbria24, con cui si punta a contrastare la desertificazione bancaria. Protocollo definito da Proietti «una pietra miliare di un impegno che non finisce oggi». L’Umbria punta a fare del documento una sorta di paradigma replicabile, da discutere già il 4 ottobre ad Assisi, dove in occasione della festa di San Francesco arriveranno i presidenti delle altre Regioni; appuntamento che servirà anche per tenere una seduta della Conferenza delle Regioni.

La desertificazione I numeri del fenomeno sono ormai noti. In Umbria circa 53mila persone vivono già in Comuni senza alcuno sportello bancario, 5mila in più rispetto all’anno precedente. Il dato è cresciuto quindi di circa il 10 per cento in dodici mesi, mentre sono circa 3.400 le imprese che non hanno più una filiale di riferimento nel proprio Comune, 310 in più rispetto all’anno precedente. Nel complesso, un terzo dei Comuni umbri è privo di sportelli, mentre altri 24 ne hanno soltanto uno e sono quindi esposti al rischio di perdere completamente il servizio. Se il ritmo delle chiusure non cambierà, è stato spiegato mercoledì, entro pochi anni oltre la metà dei Comuni della regione potrebbe non avere più una filiale. Il fenomeno riguarda in particolare i piccoli centri e le aree interne, dove la perdita dello sportello si aggiunge alla progressiva riduzione degli altri servizi. Il rischio non riguarda però soltanto l’accesso quotidiano ai servizi bancari: la distanza dagli istituti può rendere più difficile per famiglie e imprese ottenere assistenza, accedere al credito e mantenere un rapporto diretto con la propria banca.

Il documento Il protocollo firmato dalla Regione, da Anci Umbria e dai sindacati Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca e Unisin durerà quattro anni e revede una collaborazione stabile tra istituzioni e parti sociali per seguire l’evoluzione del sistema bancario, confrontarsi con gli istituti di credito e cercare soluzioni per i territori più esposti alla perdita degli sportelli. Il principale strumento previsto dall’intesa è il Tavolo del credito regionale, che dovrà essere istituito entro sei mesi dalla firma. Ne farà parte anche Gepafin e, secondo quanto previsto dal protocollo, saranno coinvolti i diversi soggetti interessati al sistema del credito, comprese banche, categorie economiche, associazioni dei consumatori e fondazioni bancarie. Il Tavolo dovrà monitorare i flussi di finanziamento, sostenere gli investimenti e individuare in anticipo eventuali situazioni di difficoltà nella disponibilità di credito sul territorio.

Osservatorio Accanto al Tavolo sarà istituito un Osservatorio regionale sull’attività bancaria. Avrà il compito di raccogliere e analizzare dati sulla presenza degli istituti e sull’evoluzione del fenomeno della desertificazione. Tra le attività previste c’è anche l’elaborazione di classifiche sulla sostenibilità delle banche presenti in Umbria. Il protocollo prevede inoltre iniziative specifiche per i Comuni considerati più a rischio. Regione e Comuni saranno chiamati a confrontarsi con gli istituti di credito per cercare di mantenere una presenza territoriale adeguata.

Formazione e lavoro Palazzo Donini si impegna anche a sostenere formazione e riqualificazione dei lavoratori del settore, utilizzando quando possibile fondi europei e nazionali, mentre i sindacati contribuiranno alla raccolta di dati sulle condizioni occupazionali e sulle difficoltà di accesso al credito segnalate da famiglie e imprese. L’intesa riguarda quindi anche il lavoro bancario e non soltanto la presenza fisica delle filiali. Tra gli impegni assunti ci sono il monitoraggio delle trasformazioni del settore, comprese quelle legate alla digitalizzazione e ai nuovi modelli organizzativi, e la promozione di iniziative di formazione per il personale.

Risposta di sistema Per Proietti si tratta di «una risposta di sistema, la prima a livello nazionale, condivisa e non più affidata alla sola iniziativa dei singoli soggetti». Il presidente di Anci Umbria Federico Gori ha collegato la questione bancaria a quella demografica: «La desertificazione bancaria – ha spiegato – è anche la conseguenza dello spopolamento e dell’invecchiamento demografico che stiamo combattendo», sottolineando poi la necessità di mantenere nei territori più fragili i servizi essenziali. Il protocollo nasce da un confronto avviato nella primavera di quest’anno tra Regione, Anci Umbria e organizzazioni sindacali, secondo le quali il Tavolo dovrà diventare una sede stabile di confronto e di intervento. La Regione intende ora utilizzare il nuovo sistema di monitoraggio e confronto per seguire l’evoluzione delle chiusure e intervenire sui territori maggiormente esposti.