Uno sportello bancario

Sono 56 i comuni umbri – vale a dire il 60 per cento del totale – che rischiano di rimanere senza sportelli bancari nei prossimi anni se proseguirà l’attuale andamento delle chiusure. È il quadro che emerge dai dati dell’Osservatorio nazionale sulla desertificazione bancaria aggiornati al 31 dicembre 2025, che funge da base del protocollo d’intesa approvato giorni fa dalla giunta regionale.

Il patto L’accordo, sottoscritto da Regione, Anci Umbria e dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori del credito (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil. Uilca e Unisin), nasce per affrontare la progressiva riduzione della presenza fisica delle banche sul territorio; un fenomeno che riguarda soprattutto i piccoli comuni e le aree interne, progressivamente svuotati di servizi. E così nel testo del protocollo viene indicata la necessità di «preservare il tessuto sociale ed economico, specialmente nelle aree interne e nei piccoli comuni» e di «garantire che famiglie e imprese mantengano canali di finanziamento efficaci».

Il fenomeno Secondo la graduatoria nazionale sulla desertificazione bancaria, entrambe le province umbre mostrano importanti segnali di criticità: Perugia si trova al 47esimo posto su 108 province e Terni al 65esimo posto. Attualmente circa un terzo dei comuni umbri è già privo di sportelli bancari. Sono circa 53mila i residenti che vivono in territori senza una filiale, con un aumento di circa 5mila persone nell’ultimo anno, pari al 10 per cento. Anche per le imprese il quadro è in peggioramento: circa 3.400 aziende non hanno una filiale bancaria di riferimento nel proprio comune, 310 in più rispetto all’anno precedente. A essere maggiormente esposti sono i 24 comuni che oggi dispongono di un solo sportello, considerati a rischio di una futura completa perdita del servizio. Se il ritmo delle chiusure dovesse mantenersi, entro pochi anni oltre la metà dei comuni umbri potrebbe non avere più alcun presidio bancario fisico.

Il protocollo La desertificazione bancaria viene considerata dalla Regione un problema che riguarda non solo l’accesso ai servizi finanziari, ma anche la tenuta economica e sociale dei territori. La riduzione degli sportelli può rendere più difficile per cittadini e imprese ottenere assistenza, accedere al credito e mantenere un rapporto diretto con gli istituti. Il protocollo prevede una collaborazione della durata di quattro anni tra istituzioni e parti sociali per monitorare l’evoluzione del settore, favorire il confronto con gli istituti di credito e individuare possibili soluzioni per i territori più fragili.

Il tavolo Tra gli strumenti previsti c’è l’istituzione, entro sei mesi dalla firma, di un Tavolo del credito regionale, al quale parteciperanno, oltre alla Regione e ad Anci Umbria, anche rappresentanti dell’associazione bancaria, delle organizzazioni sindacali, delle categorie economiche, delle associazioni dei consumatori e delle fondazioni bancarie. Il tavolo avrà il compito di analizzare le trasformazioni del sistema bancario, comprese quelle legate alla digitalizzazione e ai nuovi modelli organizzativi, con attenzione agli effetti sull’occupazione e sulla presenza degli istituti nei territori.

L’osservatorio Il documento prevede anche un Osservatorio regionale sull’attività bancaria, chiamato a raccogliere dati e informazioni sulla presenza delle banche e sulla loro vicinanza alle comunità locali. Le parti potranno inoltre intervenire con iniziative specifiche per i comuni più esposti al rischio di perdita dello sportello. Palazzo Donini si impegna a promuovere il confronto con gli istituti di credito per la salvaguardia dei presidi territoriali e a sostenere percorsi di formazione e riqualificazione per i lavoratori del settore; i sindacati, invece, contribuiranno attraverso la raccolta di informazioni sulle criticità occupazionali e sull’accesso al credito per famiglie e imprese. Nel caso in cui la desertificazione bancaria dovesse accelerare oltre il 10 per cento annuo, le parti potranno aggiornare il protocollo senza attendere la scadenza dei quattro anni.

La First Cisl In vista della firma il segretario della First Cisl Umbria Roberto Contessa parla di «un passaggio atteso e fortemente sollecitato dalla mia categoria, che già il 23 settembre 2025, nella cornice della Sala dei Notari, aveva promosso una grande iniziativa trovando la convinta adesione di tutte le istituzioni regionali». Per il sindacato il protocollo sarà «un solido punto di partenza», anche per dare seguito «alla grande battaglia che il nostro segretario generale nazionale Riccardo Colombani e tutta la First Cisl hanno aperto in tempi non sospetti, portando all’ attenzione dell’opinione pubblica un tema che si sta rivelando una vera emergenza sociale». Per Contessa il protocollo rappresenta anche «uno strumento fondamentale per gestire un fenomeno complesso e purtroppo ancora in espansione, garantendo presidio e tutela dei servizi finanziari sul territorio».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.