Una banca mobile in Germania

di Paolo Coletti*

Ho letto con attenzione la replica della First Cisl Umbria al mio precedente intervento sulla desertificazione bancaria e sulla proposta delle banche mobili itineranti. È un confronto che accolgo volentieri, perché l’allarme sulla perdita di presidi nei piccoli centri nasce da una preoccupazione autentica, che condivido. Mi sembra utile, tuttavia, tornare su alcuni aspetti tecnici, logistici ed economici, per chiarire alcuni fraintendimenti emersi sul modello operativo proposto.

Sul tema della sicurezza e della presunta necessità di scorte armate, occorre anzitutto precisare che le recenti e drammatiche notizie di cronaca relative alle rapine ai furgoni portavalori riguardano mezzi tradizionali di trasporto blindato, che in molti casi non sono ancora dotati di tecnologia IBNS (Intelligent Banknote Neutralisation Systems – Sistemi intelligenti di neutralizzazione delle banconote). Diversamente, nei moderni sistemi automatizzati di cash management pensati per i punti erogativi mobili, i moduli di custodia e distribuzione del contante incorporano per standard costruttivo il sistema di inchiostramento e neutralizzazione indelebile delle banconote, che si attiva all’istante in caso di effrazione o apertura non autorizzata. Rendere il contante privo di valore azzera alla radice il movente e l’interesse criminale. Inoltre, grazie a casseforti temporizzate e sblocco remoto tramite password dinamiche (OTP), il personale presente a bordo non ha la disponibilità fisica del denaro.

Non vi è dunque alcuna necessità di scorte armate, in quanto il profilo di rischio del mezzo è del tutto analogo a quello di un qualsiasi distributore automatico dotato di IBNS o a quanto avviene nella GDO dove viene utilizzato il cash management dotato di IBNS.

Quanto alla presunta minaccia occupazionale, il modello non elimina personale qualificato, lo riconverte. Un’unità mobile richiede comunque uno o più operatori formati, capaci di assistere il cliente nelle operazioni di sportello e nella consulenza: non si tratta di sostituire lavoro bancario con un distributore automatico, ma di ricollocare competenze dalla gestione fisica del contante, sempre più residuale anche nelle filiali fisse, all’assistenza digitale e relazionale.

Ugualmente superata è l’obiezione relativa alle carenze di connettività per la gestione di operazioni e consulenze complesse. Con i moderni moduli di comunicazione satellitare ad alta velocità (LEO) e le connessioni dati ridondate, i mezzi mobili garantiscono la medesima larghezza di banda e gli stessi standard di sicurezza di una filiale fissa. L’operatore a bordo non deve contare banconote, ma assiste i cittadini, specialmente gli anziani, nell’accesso alle piattaforme digitali, nella firma elettronica di contratti e nei collegamenti in video consulenza con gli specialisti di sede in caso si presentino argomenti di particolare complessità.

Sul piano economico, pur evitando in questa sede di appesantire il testo con un business plan analitico, su cui, se richiesto, posso tornare presentandolo, è evidente che un’unità mobile ben organizzata e con un’accurata pianificazione logistica, in modo di distribuire i costi operativi su più Comuni lungo la settimana, sia più conveniente di una filiale fissa che nei piccoli centri è ormai un asset strutturalmente in perdita.

Se si sostiene che il parametro economico non debba guidare le scelte, si rischia di ripetere gli errori del recente passato. La storia di Monte dei Paschi di Siena insegna che il rifiuto della sostenibilità economica per difendere assetti insostenibili non produce un buon servizio, ma accumula perdite e paralizza gli istituti. Solo dopo aver ripulito la banca da queste incrostazioni si è potuto restituire efficienza e prospettiva. Chi si limita a difendere lo status quo senza innovare prodotti e modelli di servizio non fa il bene dei cittadini, ma preclude loro nuove possibilità.

Non è pensabile, in ogni caso, che gli oneri di mantenimento degli sportelli fisici in perdita vengano scaricati sulla fiscalità generale anziché sui bilanci degli istituti che quei presidi dovrebbero gestire. L’Umbria, con l’ultima manovra fiscale regionale, è già la regione a statuto ordinario con la pressione fiscale più elevata sul ceto medio. Caricare su questa base imponibile ulteriori oneri di natura bancaria significherebbe aggravare proprio il fattore che più incide sulla fuga dei laureati e dei profili specializzati verso altre regioni o all’estero, per i quali la relazione tra livello di tassazione, retribuzione netta e scelta di restare o partire è diretta e già oggi sfavorevole all’Umbria.

L’articolo 47 della Costituzione tutela il risparmio, non impone una specifica architettura di sportello. Nessuna norma costituzionale prescrive che la tutela del risparmiatore debba tradursi in una filiale fissa con determinati orari e un determinato organico: prescrive che il servizio sia garantito, e un’unità mobile ben progettata lo garantisce con maggiore capillarità di una rete di filiali in contrazione strutturale.

In merito a quale istituto dovrebbe gestire un servizio itinerante, la domanda potrebbe essere rimessa al Tavolo del credito promosso con Regione e ANCI: sarebbe una perfetta sede naturale per costruire un accordo con un istituto bancario o con una struttura consortile di banche.

Non si tratta, del resto, di un modello teorico. In Germania il sistema delle Sparkassen — le casse di risparmio pubbliche territoriali, equivalente storico e funzionale (anche se non giuridico) delle nostre banche locali — utilizza filiali mobili attraverso 51 istituti e 67 veicoli attivi sul territorio nazionale. L’effetto è misurabile: il ricorso a queste unità migliora in media dell’85,5 per cento il rapporto di copertura del servizio nelle aree servite, e in alcuni istituti minori le sedi mobili coprono fino al 71,9 per cento del totale dei punti di contatto con la clientela. La Mittelbrandenburgische Sparkasse gestisce da oltre 25 anni due filiali mobili che raggiungono più di 40 piccoli centri altrimenti privi di sportello.

E sul fronte sicurezza, l’esperienza tedesca conferma quanto già argomentato: gli operatori a bordo non hanno accesso fisico al contante, e non si registrano casi di rapina ai loro danni.

Concludo dicendo che la resistenza verso l’innovazione dei modelli di prodotto richiama un celebre episodio della storia industriale: nel 1978 Steve Jobs e Steve Wozniak si presentarono da Carlo De Benedetti per proporre a Olivetti di entrare con una quota nella neonata Apple. La dirigenza dell’epoca rifiutò, ritenendo che la tecnologia meccanica della celebre macchina da scrivere Lettera 32 fosse più che sufficiente a presidiare il mercato. Come poi sono andate le cose è sotto gli occhi di tutti: la macchina da scrivere è uno strumento ormai solo per cultori, Apple è l’azienda leader al mondo per capitalizzazione. Rifiutare l’evoluzione tecnologica per paura del cambiamento comporta lo stesso identico rischio: arroccarsi sul passato mentre le esigenze del territorio e della popolazione sono già andate oltre. Resto a disposizione per ogni eventuale chiarimento rispetto al progetto della banca mobile.