Pubblichiamo l’intervento della First Cisl Umbria, il sindacato che rappresenta i lavoratori di banche, assicurazioni, finanza, riscossione tributi e authority, in risposta all’articolo di Paolo Coletti sul tema della desertificazione bancaria.
Gentile Redazione di Umbria24,
leggiamo con attenzione l’intervento di Paolo Coletti dedicato al tema della desertificazione bancaria in Umbria. Condividiamo pienamente la diagnosi sui dati, spietati e drammatici, ma sentiamo il dovere di intervenire con forza per difendere la visione, il senso profondo e la fattibilità reale delle soluzioni necessarie per contrastare questo fenomeno.
Come organizzazione sindacale che ha fortemente voluto e promosso il protocollo con Regione Umbria e Anci, non possiamo accettare la liquidazione di questo accordo come l’ennesimo «rituale burocratico». Il protocollo non è un guscio vuoto, né una «pia illusione» di bloccare il mercato per decreto. È lo strumento con cui la rappresentanza sociale e le istituzioni locali chiedono alle banche e alla politica di sedersi allo stesso tavolo per assumersi responsabilità precise.
Le banche utilizzano i risparmi dei cittadini umbri; pretendere che restituiscano servizi al territorio non è sentimentalismo, ma rispetto dell’articolo 47 della Costituzione. Il Tavolo del credito serve proprio a legare la presenza territoriale dei gruppi bancari ai rating di sostenibilità sociale e alla reputazione degli istituti. Il protocollo prevede azioni concrete per affiancare la popolazione, specie quella anziana, nell’accesso ai servizi, evitando che la chiusura dei bancomat si traduca in esclusione finanziaria e sociale.
La proposta di sostituire le filiali fisse con i camper bancari («banche in movimento») appare suggestiva sulla carta, ma rivela forti criticità all’atto pratico. Trasportare contante e gestire operazioni finanziarie su mezzi mobili in piccoli borghi isolati crea un obiettivo vulnerabile per rapine e truffe, esponendo a rischi inaccettabili sia i lavoratori bancari sia i cittadini, spesso anziani, che si avvicinerebbero al mezzo.
Un camper ad alta tecnologia necessita di personale dedicato, scorte armate, manutenzione, connettività satellitare blindata e un’infrastruttura logistica complessa. Il bilancio costi/benefici per i gruppi bancari risulterebbe tutt’altro che vantaggioso rispetto a soluzioni fisse flessibili o digitali assistite. Infine, un mezzo (di quale banca, poi?) che sostasse poche ore alla settimana non garantirebbe la consulenza complessa necessaria a famiglie e microimprese: mutui, finanziamenti, gestione del risparmio. Ridurre il presidio bancario all’erogazione di contante significa rassegnarsi all’impoverimento economico del borgo.
La First Cisl non nega le trasformazioni tecnologiche né l’impatto dell’home banking. Tuttavia, far dipendere la vivibilità dei nostri Comuni esclusivamente dalle metriche di profitto di breve termine delle banche quotate significa decretare la morte delle aree interne. Il presidio bancario, le scuole e gli uffici postali sono le fondamenta su cui poggia la tenuta demografica ed economica dell’Umbria. La politica non deve limitarsi ad «azzerare la tassa sul suolo pubblico per i camper», ma deve guidare lo sviluppo, incentivare gli istituti che investono sul territorio e penalizzare chi abbandona le comunità.
I risultati del protocollo si misureranno sui fatti e sul lavoro dei prossimi mesi. La First Cisl vigilerà affinché il Tavolo del credito produca impegni vincolanti. Accettare la desertificazione come ineluttabile è una scelta facile; batterci insieme alle istituzioni per trovare soluzioni strutturali e sicure è il nostro dovere verso i cittadini umbri.
