Perugia ha quasi 50 mila alberi nel patrimonio arboreo comunale e, rispetto alla popolazione, è tra le città italiane più alberate. Terni ne ha quasi 23 mila e si colloca anch’essa nella parte alta della graduatoria nazionale. Ma c’è un’altra classifica nella quale le due città umbre hanno un peso ancora maggiore: quella degli alberi monumentali. Mettendo insieme i due dati emerge una fotografia particolare dell’Umbria, dove la quantità del verde urbano e la presenza di alberi storici non coincidono, ma finiscono entrambe per collocare i capoluoghi regionali sopra molte grandi città italiane.

L’ultimo dato Istat disponibile è quello relativo al 31 dicembre 2023. La tavola sul verde urbano conta gli alberi censiti nei comuni capoluogo e calcola il rapporto ogni 100 abitanti. È un dato più aggiornato rispetto alla classifica 2022 e consente quindi di fotografare la situazione con un riferimento omogeneo per i capoluoghi italiani.

Perugia conta 48.625 alberi, pari a 29,97 ogni 100 abitanti. Nella graduatoria dei 107 capoluoghi con dato disponibile è 18ª. Terni conta 22.888 alberi, 21,47 ogni 100 abitanti, e occupa il 38° posto. La posizione di Perugia sale quindi nella parte alta della classifica nazionale, mentre Terni resta sopra la soglia di 20 alberi ogni 100 abitanti.

La prima posizione è lontanissima da quella delle città umbre. A Modena gli alberi censiti sono 216.784, pari a 117,36 ogni 100 abitanti: più di un albero per residente. Seguono Reggio Emilia con 59,54 alberi ogni 100 abitanti, Forlì con 46,32, Arezzo con 42,03 e Torino con 41,98. Ravenna è a 39,55, Fermo a 39,02 e Cagliari a 37,94. Pordenone, Mantova e Rimini completano il gruppo delle città con una dotazione superiore ai 33 alberi ogni 100 abitanti.

Perugia, con 29,97, precede città come Verona, Ferrara, Brescia e molte delle principali realtà urbane italiane. Il dato assume un peso particolare se confrontato con le grandi città. Torino è quinta, mentre Milano e Roma si trovano molto più indietro; Napoli è tra le città con le dotazioni più basse. Nel complesso la graduatoria mostra una netta differenza territoriale: ai vertici prevalgono soprattutto città del Centro-Nord, mentre le posizioni di coda sono occupate in larga parte da capoluoghi meridionali e insulari.

Il numero assoluto e quello per abitante raccontano però due cose diverse. Perugia ha quasi 49 mila alberi comunali, una dotazione considerevole per una città di poco più di 160 mila residenti. La classifica non misura inoltre gli alberi privati, quelli agricoli e forestali o quelli che non sono stati censiti dal Comune. È qui che entra in gioco la seconda graduatoria: quella degli alberi monumentali.

Il Masaf ha aggiornato il 24 luglio 2026 l’elenco nazionale, arrivando al decimo aggiornamento. Il patrimonio monumentale italiano ha raggiunto 5.008 schede. In Umbria, dopo gli ultimi tre ingressi di Norcia e Assisi, gli alberi monumentali censiti sono arrivati a 190. E qui Perugia sale al vertice regionale: ne conta 38. Terni e Spoleto ne hanno 36 ciascuna. Insieme, le tre città concentrano quindi 110 dei 190 alberi monumentali umbri, quasi il 58% del totale regionale. La distribuzione è tutt’altro che proporzionale alla dimensione dei Comuni. Foligno, pur essendo uno dei principali centri umbri, ne conta appena tre; Città di Castello otto. Al contrario Montefalco arriva a 11, Trevi a 10 e Montegabbione a otto. È una conferma del fatto che la presenza di alberi monumentali dipende dalla storia del territorio, dai parchi, dalle ville, dalle proprietà storiche e dalla conservazione di esemplari antichi, più che dal numero degli abitanti.

Il confronto nazionale conferma che avere molti alberi nelle strade, nei parchi e nei giardini non significa necessariamente avere anche molti patriarchi verdi. Il caso più evidente è Modena: prima assoluta per dotazione arborea comunale, mentre non compare tra i Comuni italiani con il maggior numero di alberi monumentali. Al contrario, Napoli, Caserta e Trieste erano ai vertici del patrimonio monumentale nel più recente elenco Masaf prima dell’aggiornamento 2026, pur avendo una dotazione di alberi per abitante molto meno favorevole rispetto alle città emiliane. Nel 2025 Napoli aveva 53 monumentali, Caserta 51, Trieste 48. Trieste è probabilmente il caso più interessante del confronto perché combina le due dimensioni: nel dato Istat sugli alberi pubblici è anch’essa nelle posizioni alte, mentre nel patrimonio monumentale è ai vertici nazionali. Modena rappresenta invece il modello della quantità: moltissimi alberi pubblici, ma senza una corrispondente presenza tra le città con il maggior numero di monumentali.

L’Umbria si colloca in una posizione intermedia e, per certi versi, più originale. Non ha una città capace di competere con Modena sul numero assoluto di alberi pubblici né con Napoli sul numero di monumentali. Ha però due capoluoghi che riescono a stare contemporaneamente nella parte alta della graduatoria del verde urbano e in quella dei patriarchi verdi.

A Perugia questo tema è particolarmente interessante anche per la storia recente del clima urbano. La città dispone di quasi 49 mila alberi censiti dal Comune, ma il dato quantitativo non dice dove si trovano le piante, quanto siano grandi le loro chiome o se siano concentrate nei quartieri dove l’isola di calore è più intensa. Per l’adattamento climatico conta quindi anche la distribuzione del patrimonio arboreo. Lo stesso vale per Terni, dove i quasi 23 mila alberi comunali convivono con 36 monumentali. Il grande pioppo nero di Villa Centurini, alto 33,5 metri, è il più alto tra gli alberi monumentali umbri; a Perugia il record è del cipresso di Ponte Felcino, alto 30,5 metri. Una città verde non si misura soltanto contando gli alberi. Conta quanti sono, dove sono, quanto sono grandi e quanti sono riusciti a sopravvivere per decenni o secoli.

LA MAPPA

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Ha svolto e svolge attività di formazione sul giornalismo digitale e multimediale.