di Chiara Fabrizi
In Umbria tutti fuori dalle tende per la prima notte, anche se spuntano disagi per pranzi e cene. Risultano tutte smantellate le canadesi blu della protezione civile regionale distribuite e montate nelle ore immediatamente successive al terremoto del 24 agosto un po’ in ogni angolo della Valnerina.
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Tutti fuori dalle tende per la prima notte Da venerdì sera, infatti, nessuno è stato più accolto nei campi e nei centri di accoglienza con le circa 500 persone rimaste senza casa tra Norcia e dintorni che sono state collocate. Circa duecento quelle che hanno accettato, in alcuni casi non senza riluttanza, di trasferirsi in alberghi del centro di Norcia o in agriturismi, tipo quello di Piediripa dove hanno traslocato diversi anziani fin qui ospitati nella tendopoli di San Pellegrino, l’unica allestita in Umbria e anche questa in fase di smantellamento. I restanti hanno accettato il contributo per l’autonoma sistemazione (in linea di massima 600 euro a famiglia), duecento di loro sono concentrati a Norcia e un quarto, come riferito dal sindaco Nicola Alemanno in consiglio comunale, hanno comunque presentato domanda per l’assegnazione delle casette prefabbricate che verranno collocate e consegnate, si spera prima della primavera, in tre aree del territorio comunale, due a ridosso del centro di Norcia e una a San Pellegrino. Come noto sono novanta i moduli ordinati dalla Regione Umbria e messi in produzione a Terni, dove ormai un paio di settimane fa è stato anche realizzato il primo prototipo.
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Spuntano disagi per pranzi e cene Come emerso più volte in questi quaranta giorni, il trasferimento dai centri di accoglienza e tende verso le strutture ricettive non è stato indolore. A pesare sugli sfollati il trauma vissuto la notte del 24 agosto, ma anche le continue scosse che tuttora vengono quotidianamente avvertite dalla popolazione. Oltre alla paura di tornare a dormire in un edificio, che questa volta i terremotati hanno dovuto superare causa freddo e maltempo in poco più di un mese a differenza di precedenti come l’Emilia Romagna e L’Aquila dove i campi hanno funzionato anche per cinque mesi, le popolazioni di Norcia e dintorni ha fatto i conti anche con la riluttanza ad allontanarsi dalle proprie abitazioni e dai borghi. In questo ore vengono poi riferiti anche alcuni disagi per il consumato dei pasti in alcuni casi legati all’impossibilità di cucinare negli appartamenti degli agriturismi e in altri per la non coincidenza tra gli orari di lavoro e quelli di servizio degli alberghi. In questo senso la protezione civile regionale risulta al lavoro per allestire in una fabbricato preesistente di Norcia una mensa aperta a pranzo e a cena in cui potranno accedere gli sfollati.
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Messe in sicurezza Intanto continua l’attività degli enti locali, Comuni e Regione, e della protezione civile. Le priorità, in questa fase, sono rappresentante dalle messe in sicurezza, una sessantina quelle affidate ai pompieri, con la realizzazione di opere provvisionali necessarie non soltanto ad assicurare l’incolumità delle persone, ma anche a restringere i perimetri delle zone rosse (Castelluccio, San Pellegrino e una zona del centro di Norcia). Tuttavia come evidenziato dal sindaco Alemanno non mancano gli intoppi burocratici legati perlopiù alle procedure da seguire come ad esempio nel caso delle demolizioni che prevedono l’opposizione del proprietario dello stabile in tempi non ancora codificati. Mentre si attende per lunedì il decreto del governo, Regione e Comune sono anche al lavoro per la progettazione delle opere di urbanizzazione nell’area alle porte del paese di San Pellegrino dove saranno collocate meno di venti casette prefabbricate, oltre che in una serie di pratiche amministrative che vanno dall’aggiudicazione relativa alla gara per il noleggio della struttura modulare per allestire le classi dei bimbi delle elementari fino alla variante al nuovo Piano regolatore per assicurare ai borghi colpiti una ricostruzione sicura.
@chilodice
