Che ci sia l’interesse pubblico per il progetto stadio-clinica è un fatto. Che la delibera Tesei, del dicembre 2023, abbia individuato sulla provincia di Terni 80 posti letto da destinare al privato/accreditato/convenzionato lo è altrettanto. Che questo sia sufficiente per ritenere superate le prescrizioni, imposte in sede di Conferenza dei servizi esattamente tre anni fa, è motivo di controversia. Che quei posti la nuova giunta regionale intenda mantenerli, lo dirà il nuovo piano socio-sanitario.
Martedì 4 novembre, come dichiarato dalla stessa governatrice, Stefania Proietti incontrerà il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi. È proprio contro il Comune, a quanto emerso senza alcun preavviso, che la Regione Umbria ha incaricato l’avvocatura dell’Ente di procedere con un ricorso al Tribunale amministrativo per impugnare la determina del dirigente di Palazzo Spada firmata lo scorso luglio. Il tentativo, in questa fase non priva di tensioni e pressioni, è verosimilmente quello di raggiungere un’intesa sul progetto affinché il Tar possa esprimersi in un certo modo ‘per sopravvenuto difetto di interesse’ o ‘superamento del motivo del contendere’. Proietti, in quello che è stato definito un modus operandi irrituale, ha intanto già incontrato i nuovi titolari del progetto, a suo tempo presentato dalla Ternana Unicusano, proprio dell’attuale sindaco Bandecchi. Oggi la Stadium, società titolare della proposta stadio-clinica, sarebbe in capo alla nuova proprietà del club rossoverde, la famiglia Rizzo che, con l’operazione in porto, andrebbe ad aggiudicarsi la gestione del nuovo impianto Liberati per ben 44 anni con un diritto di superficie.
Cosa andranno a discutere sindaco e presidente? Al centro del ricorso depositato al Tar c’è quella determina che ritiene superati i ‘motivi ostativi’ espressi in Conferenza dei servizi. Plausibile che nel merito sia quello l’argomento cardine del confronto tra livelli istituzionali. Di mezzo, oltre l’interesse pubblico, c’è quello del privato, che peraltro rientra nella delicatissima sfera della sanità. Così delicata che a suo tempo la Regione Umbria chiese nientemeno il parere del giurista Renato Balduzzi, ex ministro della Salute. Fu lui a scandire dettagliatamente le fasi di autorizzazione alla costruzione di una clinica privata, autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria, accreditamento istituzionale, accordo contrattuale.
Chiarito che alla conferenza decisoria spetta l’approvazione o meno del progetto definitivo, con eventuale richiesta delle modifiche strettamente necessarie alla deliberazione favorevole, Balduzzi nel parere richiamava i principi fondamentali della materia ‘tutela della salute’, sottolineando, per la Regione, la necessità sia che l’autorizzazione all’esercizio dell’attività sanitaria avvenga previa verifica del possesso dei requisiti minimi, sia che per
l’accreditamento siano richiesti requisiti ulteriori rispetto a quelli previsti per tale autorizzazione, sia l’interdipendenza tra accreditamento e accordi contrattuali. Nel dossier è indicata la distinzione tra la valutazione del fabbisogno, rilevante ai fini del rilascio dell’autorizzazione alla realizzazione della struttura sanitaria, rispetto a quello rilevante ai fini dell’accreditamento istituzionale: il primo implica valutazione anche di prestazioni al di fuori dei livelli essenziali di assistenza e quelle fornite dalle strutture private non accreditate; il secondo riguarda unicamente i livelli essenziali di assistenza e prevede il coinvolgimento soltanto dei presidi direttamente gestiti dalle aziende unità sanitarie locali, delle aziende ospedaliere, universitarie e degli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, nonché di soggetti accreditati nel rispetto degli accordi contrattuali, senza quindi considerare le strutture private non accreditate.
In ordine all’accreditamento, è specificato, la giurisprudenza amministrativa ha sottolineato che esso consiste non soltanto nell’accertamento dei requisiti di qualificazione, strutturali, tecnologici e organizzativi, definiti dalle Regione, ma anche in una più generale valutazione di carattere programmatorio, che trova fondamento nelle scelte della Regione stessa, tenuta ad individuare, attraverso l’adozione di piani preventivi, le quantità di prestazioni
erogabili nel rispetto di un tetto di spesa massimo, sulla cui base valutare la possibilità di accreditare nuove strutture in relazione all’effettivo fabbisogno assistenziale.
Ottenere l’accreditamento di una struttura, insomma, non appare affatto semplice. Ma prima ancora di arrivare a quella fase, Balduzzi, chiamato a esprimersi sulla conferenza decisoria del novembre 2022, chiariva che l’autorizzazione all’esercizio di attività sanitaria, non potesse essere il risultato di valutazione preventiva su base progettuale, in un momento anteriore alla realizzazione della struttura. L’ex ministro in conclusione, dovendo esprimersi sulle competenze regionali, indicava tre possibili vie:
- motivare l’impossibilità giuridica di procedere secondo il percorso proposto dal proponente privato e recepito dal Comune di Terni;
- avviare, all’interno della discussione in corso sul nuovo Piano sociosanitario regionale, una ricognizione delle esigenze della programmazione sanitaria nell’area della Provincia di Terni, dalla quale potrebbe emergere uno spazio per l’Azienda unità sanitaria locale nel senso dell’attivazione di una chiamata di disponibilità di soggetti privati, anche non profit;
- valutare la praticabilità di una sperimentazione gestionale pubblico-privata con procedura di gara per individuare il partner.
La Regione ha evidentemente optato per la prima soluzione. Nell’atto successivo del dirigente regionale si legge: «Determina di approvare il progetto definitivo denominato ‘Valorizzazione, gestione, in condizioni di equilibrio economico – finanziario, dello Stadio Libero Liberati di Terni, a condizione che esso sia modificato secondo le condizioni/prescrizioni contenute nei pareri. A seguito dei pareri acquisiti – si legge ancora – la Clinica/Casa di cura non ha avuto assenso alla sua realizzazione, rimane comunque aperta la problematica dell’equilibrio economico/finanziario del progetto in merito alla quale spetta al promotore l’onere di verificare la permanenza delle condizioni di equilibrio economico – finanziario. A esprimere motivato dissenso, l’allora numero uno della direzione Salute e Welfare, Massimo D’Angelo che nel suo atto ricalca l’impostazione proposta da Balduzzi.
Il timore è che in assenza di equilibrio economico-finanziario, gli oneri dell’operazione ricadano sulla collettività, col rischio anche di opere incomplete. Se il vertice Proietti-Bandecchi possa essere risolutivo, impossibile prevederlo, tanto più considerato che non c’è traccia dei contenuti dell’incontro tra la governatrice e la presidente della Ternana, Claudia Rizzo. Tuttavia sarà quantomeno utile a rinsaldare i presupposti istituzionali del dialogo tra enti di vario livello, chiamati a perseguire l’interesse pubblico di uno stesso territorio. La richiesta in questo senso è stata avanzata con diverse sfumature da tutte le parti politiche. Chiaro è che prioritario è il percorso di realizzazione di un nuovo ospedale. Non sia mai che la vicenda stadio finisca per gettare nella nebbia il futuro della sanità pubblica sulla quale Stefania Proietti, più di tutto, ha concentrato la sua campagna elettorale.
