Giacomo Leonelli (foto F.Troccoli)

«Una sconfitta amara, perché veramente sarebbe per un soffio, nonostante un incremento dei consensi intorno a Rossini e alla coalizione di centrosinistra al ballottaggio di oltre 300 voti assoluti e nonostante un buon risultato al primo turno della lista Pd che è cresciuta di due punti percentuali». A parlare è il segretario regionale del Pd Giacomo Leonelli, che commenta così la cocente sconfitta di Todi e parla di «un’alleanza azzardata» con CasaPound. «Sapevamo che a Todi, che non è certo da annoverare tra le roccaforti del centrosinistra – continua Leonelli – giocavamo una partita difficile anche alla luce dei risultati elettorali delle passate tornate, con la coalizione sotto di sette punti alle regionali e di tre alle politiche. E tutto si inserisce in un quadro nazionale che rimane preoccupante, con sconfitte importanti, con un dato complicato, soprattutto nelle ‘regioni rosse’ (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria) dove portiamo a casa appena un ballottaggio su 11, e con la manifestazione evidente che tutto è ormai contendibile».

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Leonelli e FI «Più in generale – conclude Leonelli – il voto di ieri dovrà interrogarci più profondamente su alcuni aspetti non più rinviabili: lo schema delle larghe intese forzate a livello nazionale e delle alleanze a sinistra a livello locale non regge più e avvantaggia il centrodestra. È evidente che gli elettori si aspettano scelte nette e coraggiose che restituiscano il senso di un impegno forte per i territori e un orientamento coerente sulle scelte strategiche e sulle alleanze». Un’analisi con elementi di verità, quella di Leonelli, che però non tiene conto di altri fattori, come ad esempio le difficoltà relative al rapporto tra il sindaco uscente e la città. Dall’altra parte della barricata nel frattempo a brindare è Forza Italia: Silvio Berlusconi annovera Todi tra quei «successi di grandi valore nei comuni tradizionalmente rossi», la coordinatrice regionale Catia Polidori ha festeggiato la notte in piazza con Ruggiano e Pietro Laffranco, deputato, parla di una «vittoria brillante».

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FOTO: LA NOTTE DI FESTA DI RUGGIANO

Laffranco e Squarta Questo «perché sia lui che Carlo Rossini avevano fatto già il sindaco di Todi, quindi, chi lo ha votato lo ha fatto in maniera consapevole»; insomma, sul voto tuderte non c’è l’elemento del nuovo, della novità che scompagina il quadro. Laffranco, come il consigliere regionale di FdI Marco Squarta, sottolinea poi un dato politico, ovvero che «quando il centrodestra mette le candidature migliori, quando riesce ad essere una coalizione unita e allargata è maggioranza nel paese ovunque. A Rossini – conclude – va comunque riconosciuto un buon risultato e spero che da domani lavoreranno insieme, Ruggiano sarà certamente il sindaco di tutti perché non ci sono nemici ma avversari». «Il centrodestra ha vinto a Todi – dice poi Squarta – nella città della presidente Catiuscia Marini, e questo dimostra che quando la coalizione si presenta unita può affermarsi ovunque»; una presidente che è tra le sconfitte di questo voto e che aspetterà martedì per dire la sua. Squarta poi in vista dei prossimi appuntamenti elettorali osserva che «ci si dovrà ispirare ai modelli di Perugia, Amelia e Todi. Diversamente, rispetto a quanto avvenuto a Deruta e Narni, nella città di Catiuscia Marini il Centrodestra ha viaggiato unito e ha vinto. Questo modello dovrà essere certamente ripetuto su ampia scala».

Articolo 1 All’attacco del Pd vanno gli scissionisti di Articolo 1 MdP, sostenendo come «anche In Umbria gli elettori hanno mostrato un indifferenza e un insoddisfazione evidente nei confronti del centro sinistra. Il risultato di Todi dove vince un centrodestra praticamente diviso, candidando un ex sindaco sconfitto la volta scorsa proprio dal centro sinistra, la dice lunga sulla salute del centro sinistra anche in Umbria. Todi arriva dopo la sconfitta di importanti città: Perugia, Spoleto, Bastia Umbra, Bettona, Torgiano, Montefalco, Deruta, Passignano sul Trasimeno». Tra le motivazioni il partito indica le condizioni socioeconomiche della regione, chiedendo, oltre che la ricostruzione di una «sinistra unita», «un cambio di rotta o una forte accelerazione laddove il centrosinistra governa, ma è altrettanto indispensabile ritessere le fila di un rapporto con la società, il quale pare mai come oggi in sofferenza. Per governare al meglio occorre rappresentare al meglio i bisogni sociali: da qui serve ripartire».

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