di Ma. Gi. Pen.
«Trasformare il dolore in tutela, il silenzio in voce e la paura in libertà». Questo uno dei toccanti messaggi lanciati durante la manifestazione “Per Fathia, per tutte” che si è svolta venerdì a Santa Lucia di Stroncone, proprio nei pressi dell’area nella quale non troppi giorni fa Fathia, 44 anni, è stata brutalmente aggredita a colpi di martellate su un bus di linea. Un momento sentito, un momento «dovuto alla comunità, a Fathia e ai suoi cari».
La manifestazione è stata organizzata dalla Contrada Santa Lucia dell’Ente Agosto Stronconese insieme all’associazione di promozione sociale Terni Donne. «Quello che è accaduto ci colpisce profondamente e ci ricorda che la violenza contro le donne non è un problema privato, ma una ferita che riguarda tutta la società – le parole del presidente dell’Ente Agosto Stronconese, Enrico Renzi -. Nessuna donna dovrebbe vivere nella paura, sentirsi controllata, minacciata o privata della propria libertà. Oggi il nostro pensiero va alla vittima di questa aggressione, alla sua sofferenza e alla sua famiglia. Ma va anche a tutte quelle donne che soffrono nel silenzio, che spesso hanno paura di denunciare o pensano di essere sole. A loro vogliamo dire con forza: non siete sole. Non basta indignarsi dopo ogni episodio di violenza. Servono educazione al rispetto, prevenzione, ascolto e strumenti concreti di protezione. Serve una comunità capace di non voltarsi dall’altra parte. L’Ente Agosto Stronconese ha deciso di non voltarsi dell’altra parte».
All’iniziativa ha preso parte anche l’amministrazione comunale; presente il sindaco di Stroncone, Giuseppe Malvetani: «Ci auguriamo che episodi di questo genere non si ripetano più e che si riescano a contrastare. E’ una barbarie unica». L’intervento dell’associazione Terni Donne ha toccato poi il nervo scoperto del problema, la cultura: «La violenza sulle donne riguarda anche gli uomini che è ora che facciano la loro parte e che si schierino, non facendo finta di niente e cercando di cambiare la cultura perché se non cambiamo la cultura non risolveremo mai questo problema».







