«Oggi rischiamo la terza guerra mondiale ed è il momento in cui ciascuno faccia i conti con le proprie responsabilità». A dirlo è stato Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi, coordinando venerdì i lavori dell’Assemblea nazionale delle Città per la pace. All’appuntamento, in programma alla Sala dei Notari di Perugia in occasione del 40esimo anniversario della nascita del Coordinamento degli enti nazionali per la pace e i diritti, hanno partecipato amministratori da tutta Italia e studenti.
Politiche concrete L’appello che arriva da Perugia è a rafforzare il ruolo delle amministrazioni locali nella costruzione della pace, con politiche concrete, risorse adeguate e un impegno che non si esaurisca nelle manifestazioni. Al centro dei lavori, la necessità di contrastare la normalizzazione della guerra e di rimettere la pace tra le priorità dell’azione politica. «La responsabilità di fare la pace – ha detto Lotti – spetta anche a coloro che governano le nostre città, perché la pace comincia dai luoghi dove le persone vivono e dove devono essere rispettate e aiutate a realizzare i propri sogni». Un compito che, secondo il presidente della Fondazione PerugiAssisi, chiama in causa direttamente gli amministratori, chiamati a tradurre i principi in scelte di governo.
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Presciutti A rilanciare questa prospettiva è stato Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia e del Coordinamento nazionale. «Quaranta anni fa in questa città – ha ricordato in apertura dell’assemblea – alcuni amministratori locali decisero di assumere insieme una grande responsabilità. Da quella decisione nacque una storia che continua ancora oggi». «Siamo qui – ha aggiunto – perché quella storia non si interrompa, si rafforzi e perché il mondo ha fortemente bisogno di istituzioni capaci di assumersi la responsabilità della pace». Presciutti ha indicato cinque priorità: riconoscere la gravità della situazione internazionale, valorizzare il ruolo delle città, organizzare le amministrazioni attorno a obiettivi condivisi, definire un’agenda politica comune e rafforzare il Coordinamento. Il presidente ha chiesto inoltre al Governo, al Parlamento e alle forze politiche di assicurare ai Comuni risorse adeguate per rispondere alle emergenze e contribuire alla costruzione di un futuro di pace.
I giovani Nel suo intervento ha richiamato anche il ruolo delle nuove generazioni, invitando le istituzioni a dare loro spazio. «Vanno solo ascoltati – ha detto – sanno bene cosa fare, lo fanno tutti i giorni, sono il presente che costruisce il futuro, diamogli spazio per un mondo migliore». Presciutti ha poi annunciato la prossima Marcia PerugiAssisi della pace e della fraternità, in programma domenica 10 ottobre 2027, proponendo di avviarne fin da ora la preparazione attorno al motto «Sbellichiamoci».
Cantiere permanente All’assemblea ha partecipato anche la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, delegata nazionale Anci alle Politiche per la pace, che ha proposto di creare un cantiere permanente che metta in rete Comuni, università, istituti di alta formazione, organizzazioni della società civile e istituzioni impegnate nella promozione dei diritti. L’obiettivo è dare continuità al lavoro delle città, superando la dimensione dei singoli appuntamenti e costruendo politiche condivise in materia di educazione alla pace, mediazione dei conflitti, cooperazione e solidarietà. «La pace – ha detto Ferdinandi – non è un’utopia, né un’aspirazione ingenua di chi non comprende la complessità del mondo. È una responsabilità politica che le istituzioni devono assumersi attraverso scelte concrete, risorse e politiche pubbliche». Ferdinandi ha poi richiamato il dovere di non tradire le aspettative delle nuove generazioni, chiedendo di contrastare l’abitudine a considerare la guerra inevitabile e di riportare al centro delle decisioni pubbliche la dignità delle persone.
Le risorse Il tema riguarda anche la distribuzione delle risorse. Ferdinandi ha richiamato le previsioni del Documento programmatico di finanza pubblica per il biennio 2027-2028, che indicano circa 7 miliardi di euro annui di maggiore spazio di spesa per la difesa, chiedendo investimenti altrettanto significativi per i Comuni, il welfare e il contrasto alla povertà educativa e alle disuguaglianze. «Dobbiamo chiedere con forza investimenti altrettanto significativi – ha sostenuto – per i Comuni, il welfare, la lotta alla povertà educativa e alle disuguaglianze». Per la sindaca, la costruzione della pace non può essere separata dalle condizioni sociali ed economiche in cui vivono le persone: salari che non crescono, precarietà del lavoro giovanile e difficoltà nell’accesso alla casa sono questioni che incidono sulla coesione sociale dato che «la pace, come ci ha insegnato Aldo Capitini, è anche giustizia sociale».
Preparare la pace Da qui la proposta di un percorso permanente promosso insieme all’ANCI, in grado di coinvolgere le amministrazioni locali di tutto il Paese. «Perugia e Assisi custodiscono un’eredità straordinaria, che non possiamo disperdere né limitare ai grandi appuntamenti della Marcia della Pace. Dobbiamo trasformarla in un impegno permanente», ha detto Ferdinandi, indicando nella collaborazione tra enti locali e società civile lo strumento per tradurre l’eredità pacifista del territorio in politiche pubbliche. «Se vogliamo la pace – ha concluso – dobbiamo preparare la pace, ogni giorno, nelle nostre città, nelle scuole e nelle scelte delle istituzioni»..
Gli interventi Nel corso della sessione di apertura, dedicata al tema «Costruire una città disarmata e disarmante», sono intervenuti anche i sindaci di Assisi e Bastia Umbra, Valter Stoppini ed Erigo Pecci, la presidente del Consiglio comunale di Perugia Elena Ranfa, il responsabile dei progetti di EducAid nella Striscia di Gaza Yousef Hamdouna e l’arcivescovo di Perugia Ivan Maffeis. Stoppini ha ricordato che «la guerra non è un destino; una alternativa esiste», mentre Pecci ha invitato le città a opporsi all’avanzata del «deserto». Hamdouna ha portato all’assemblea la testimonianza della situazione a Gaza, chiedendo iniziative concrete per salvare vite e costruire un futuro per la popolazione. Maffeis ha richiamato la necessità di ricostruire un senso di comunità e di assumere decisioni capaci di favorire la pace.
Il programma I lavori proseguono nel pomeriggio a Palazzo della Provincia, con sessioni dedicate alla definizione dell’agenda politica delle Città per la Pace. La giornata si concluderà alla Rocca Paolina con un omaggio alle persone che hanno contribuito a costruire la rete negli ultimi quarant’anni e con la visita all’esposizione nazionale «La pace è un duro lavoro». Sabato 10 invece è in programma l’Assemblea grande del Giro d’Italia per la Pace, iniziativa che attraversa il Paese per promuovere una cultura e una politica di pace. Tra gli obiettivi della giornata figurano la progettazione della prossima Marcia PerugiAssisi, la definizione di iniziative per fermare le guerre e contrastare la corsa al riarmo e la messa a punto del programma delle Città per la Pace.
