«La situazione italiana oggi sta degenerando e da Terni si parte con la rigidità ferrea di non dare mai più la cittadinanza italiana a chi non se la merita. Ho già bloccato tutte le firme, perchè queste persone le voglio vedere in faccia». Sono le parole del sindaco, Stefano Bandecchi, in consiglio comunale. Il primo cittadino, che politicamente si dichiara essere «per il blocco sine die della cittadinanza», ha annunciato la stretta sulle procedure, per quanto di sua competenza, in città.
«Voglio chiarire la mia idea politica e voglio dire che provvedimenti io prenderò, per quanto riguarda le mie competenze e la mia idea politica sulle cittadinanze», ha esordito così il sindaco davanti alla massima assise cittadina. «Chiaramente, intendo rispettare in maniera esemplare ciò che la legge italiana oggi sostiene – continua Bandecchi -. Per me è una cosa importantissima diventare italiani, per la storia dei miei bisnonni, nonni, mio padre e della mia. Immagino lo debba essere anche per tutti voi. Non ho bisogno di spiegare a voi che essere italiani ha un significato diverso, rispetto a non esserlo. Voi festeggiate e ricordate che dei partigiani italiani liberarono una città da soli, solo italiani. Vuol dire che in ogni anima ternana, di destra e sinistra, c’è l’idea di essere italiani. Io, politicamente, sono in questo momento, date le difficoltà italiane e date le poche nascite, per il blocco assoluto sine die delle cittadinanze italiane. Finché non troveremo un sistema per educare e dare agli altri la nostra italianità che è un elemento fondamentale per creare tutto ciò che abbiamo creato. Oggi siamo qua grazie alla nostra italianità».
«E’ vero, ci siamo mescolati nei millenni con tutte le persone per bene che qua sono arrivate, ma ho detto le persone per bene», riprende il primo cittadino. «Io non posso fermare le cittadinanze, la procedura la conoscete tutti: si fa domanda al ministero dell’Interno, il ministero demanda alle forze di polizia, anche la polizia Locale, la prima visione di che cosa è colui che vorrebbe diventare cittadino italiano. Da ora in poi sarà fondamentale vedere che questo signore, almeno a Terni, sia un cittadino che ha acquisito la mentalità italiana».
Secondo Bandecchi «se tu stai qua da venti anni e mi chiedi di diventare cittadino italiano e poi mi chiedi di portare tua moglie, i figli e i parenti, tu sei un elemento fondamentale che deve garantire a questa Nazione, che tu la pensi da italiano. Perché se non la pensi da italiano, qui a Terni, cittadino non lo diventi più. Da ora in poi i documenti saranno selettivi, precisi, chiari». Il sindaco specifica poi: «Pretendo che conoscano la lingua italiana, non la storia dettagliata di questa nazione, ma i valori» e aggiunge «se non sono laici, non potranno diventare cittadini italiani».
«Che nessuno mi venga a dire che ce l’ho con la religione o da dove vieni, io non ce l’ho con nessuno – chiosa -. Non firmerò questi provvedimenti se sono convinto che la persona che sarà davanti a me non sarà italiana. Per diventare italiani bisogna essere italiani perchè se poi dopo qui ci devi portare i tuoi figli che mi rompono i c******* ricordandomi che la loro origine è importante, allora la situazione non è più normale. La situazione italiana oggi sta degenerando e da Terni si parte con la rigidità ferrea di non dare mai più la cittadinanza italiana a chi non se la merita. Ho già bloccato tutte le firme, perchè queste persone le voglio vedere in faccia».
Trambusto in aula dopo le dichiarazioni di Bandecchi con Pierluigi Spinelli del Pd che ha ribadito come «la cittadinanza italiana non viene concessa dal sindaco e non può essere negata dal sindaco sulla base delle sue convinzioni personali o politiche». In una nota, il Dem ha spiegato che «la cittadinanza è materia disciplinata dalla legge dello Stato. Le autorità competenti verificano la sussistenza dei requisiti previsti dalla normativa e svolgono gli accertamenti necessari. A seconda del procedimento, vengono valutati requisiti quali la durata e la regolarità della residenza, la conoscenza della lingua italiana almeno di livello B1 nei casi previsti, la disponibilità di redditi adeguati e l’assenza di cause ostative connesse alla sicurezza della Repubblica o a determinate condanne penali. Non esiste, invece, un requisito chiamato gradimento del sindaco. Quando il procedimento si conclude positivamente e viene adottato il decreto di concessione, il Comune interviene per gli adempimenti di stato civile previsti dalla legge, compreso, nei casi previsti, il giuramento. Il sindaco non dispone di un potere politico né amministrativo di veto sulla decisione dello Stato».

