L'ingresso di Palazzo Donini, sede della giunta regionale (foto F.Troccoli)

E’ capitato anche in passato che i media nazionali abbiano gridato allo scandalo sui vitalizi in Umbria. E’ accaduto ancora di recente con la trasmissione di Mario Giordano ‘Fuori dal coro’. Proviamo tuttavia a capire, al di là dell’imbarazzo o del disappunto che genera, conoscere i livelli raggiunti dalle cosidette pensioni d’oro, come stanno realmente le cose in questa regione. Chi oltre a prendere vitalizi ricchi, se li vede ulteriormente e aumentati. E soprattutto perché. Se ciò avviene sulla base di una rivalutazione complessiva e in linea con gli adeguamenti delle altre pensioni, o in forma esclusiva e in barba alla condizione generale. Quali sarebbero le eventuali ragioni, se ci sono soluzioni. E se l’Umbria è una eccezione o funziona dappertutto così.

I vitalizi degli ex consiglieri regionali umbri sono oggi 98, 71 diretti e 27 di reversibilità, e nel 2026 valgono complessivamente oltre 4,1 milioni di euro l’anno. L’ultimo dato ufficiale disponibile per i singoli assegni è quello del rendiconto 2025 dell’Assemblea legislativa, aggiornato nel 2026 con una rivalutazione dell’1,4%, cioè l’intero indice di inflazione utilizzato per l’adeguamento.

L’assegno più alto è quello di Maurizio Rosi, passato da 7.811,84 a 7.921,21 euro lordi al mese. Seguono Massimo Mantovani, da 7.405,67 a circa 7.509,35 euro, Lamberto Bottini, da 7.312,72 a circa 7.415,10 euro, Ada Girolamini, da 6.608,79 a circa 6.701,31 euro, Ada Spadoni Urbani, da 6.541,77 a circa 6.633,35 euro, Alfredo De Sio, da 6.238,65 a circa 6.325,99 euro, Paolo Crescimbeni, da 5.933,61 a circa 6.016,68 euro, Enrico Sebastiani, da 5.858,88 a circa 5.940,90 euro, Giuseppe Sbrenna, da 5.857,31 a circa 5.939,31 euro, Mauro Tippolotti, da 5.805,67 a circa 5.886,95 euro, Paolo Baiardini, da 5.643,10 a circa 5.722,10 euro, Fabrizio Felice Bracco, da 5.559,12 a circa 5.636,95 euro, Stefano Vinti, da 5.489,91 a circa 5.566,77 euro, Federico Di Bartolo, da 5.390,94 a circa 5.466,41 euro e Germano Marri, da 5.368,83 a circa 5.443,99 euro. Tra gli altri assegni più consistenti ci sono quelli di Nadia Antonini, circa 5.016,68 euro, Vannio Brozzi, circa 4.995,27 euro, Maria Rita Lorenzetti, circa 4.920,63 euro, Giampaolo Bartolini, circa 4.918,31 euro e Fausto Prosperini, circa 4.910,35 euro al mese. Il prospetto comprende poi importi che scendono progressivamente fino ai circa 734 euro mensili dell’assegno di reversibilità più basso. Nel complesso, la spesa per i vitalizi è passata dai circa 3,55 milioni del 2022 ai 4,261 milioni del 2025, con un aumento di circa 716 mila euro, pari al 20 per cento.

Per capire perché questi assegni esistono ancora bisogna però distinguere il vecchio sistema da quello attuale. Nel 2011 l’Umbria ha abolito il vitalizio per i consiglieri a partire dalla X legislatura. Da quella legislatura i nuovi consiglieri non versano più i vecchi contributi previdenziali e non maturano quindi un nuovo assegno vitalizio con quel sistema. Sono rimasti invece i diritti già maturati dagli ex consiglieri e da quelli che erano in carica nella IX legislatura e avevano i requisiti previsti dalla legge. La stessa legge del 2011 stabilì per i vecchi assegni l’adeguamento annuale all’indice Istat dei prezzi al consumo per operai e impiegati.

Nel 2019, però, l’Umbria è intervenuta di nuovo e qui c’è un punto spesso raccontato in modo impreciso: i vecchi vitalizi umbri sono stati effettivamente ricalcolati. La legge regionale numero 3 del 29 maggio 2019, attuando la legge nazionale di bilancio e l’intesa Stato-Regioni, ha previsto che gli assegni fossero rideterminati con il metodo contributivo. In pratica non si è più guardato soltanto a quanto avrebbe prodotto il vecchio sistema retributivo, ma al montante dei contributi attribuito a ciascun consigliere, moltiplicato per un coefficiente di trasformazione legato all’età. Il nuovo importo è stato comunque sottoposto a una serie di garanzie: non poteva scendere sotto determinate soglie e, in particolare, in via generale non poteva essere inferiore a due volte il trattamento minimo Inps, salvo gli assegni che erano già sotto quella soglia. La rideterminazione ha prodotto effetti dal primo novembre 2019.

Il passaggio successivo è fondamentale per capire perché gli importi continuano a crescere. La stessa legge del 2019 stabilisce che, una volta ricalcolato, ogni assegno venga rivalutato automaticamente ogni anno sulla base dell’indice Istat Foi, cioè l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati. Nel 2026 l’incremento è stato dell’1,4 per cento e la stessa percentuale è stata applicata all’intero importo di ogni vitalizio, anche a quelli superiori a 5, 6 o 7 mila euro al mese. È questo il meccanismo che ha portato, per esempio, i 7.811,84 euro di Rosi a 7.921,21 euro.

La differenza con una normale pensione Inps sta soprattutto qui. Nel 2026 una pensione viene rivalutata al 100 per cento dell’indice fino a quattro volte il trattamento minimo; sulle fasce superiori la percentuale di rivalutazione si riduce. Per i vitalizi umbri, invece, l’1,4 per cento è stato applicato integralmente sull’intero assegno. Per 28 dei 98 vitalizi la differenza non produce alcun effetto, perché gli importi sono sotto la soglia oltre la quale la perequazione delle pensioni comincia a ridursi. Per gli assegni più alti, invece, la differenza c’è: sul vitalizio di 7.811,84 euro lordi l’aumento effettivamente riconosciuto è stato di 109,37 euro al mese, mentre applicando le regole della perequazione pensionistica l’aumento sarebbe stato di 91,74 euro.

Secondo il calcolo della Uil Pensionati Umbria, se ai vitalizi fossero state applicate dal 2023 al 2026 le stesse regole delle pensioni, nel 2026 la spesa annuale sarebbe stata più bassa di circa 213.658 euro, pari al 5,19 per cento dell’attuale monte annuo. Per il vitalizio più alto il differenziale cumulato supera gli 8.300 euro l’anno.

Questo, tuttavia, non significa che l’Umbria abbia conservato un sistema completamente diverso da quello delle altre Regioni. Il ricalcolo contributivo del 2019 è stato indicato da un quadro nazionale e molte Regioni hanno fatto la stessa cosa. Anche la rivalutazione annuale secondo l’indice Foi non è una caratteristica esclusiva dell’Umbria: è prevista, per esempio, nelle norme adottate dopo il ricalcolo da Lombardia e Valle d’Aosta. La vera differenza sta quindi soprattutto nelle regole successive al ricalcolo e nelle eventuali limitazioni all’indicizzazione. Un caso evidente è quello della Toscana, che per il periodo 2023-2025 ha introdotto limiti alla rivalutazione dei vecchi vitalizi, con percentuali massime più basse per gli assegni più elevati. L’Umbria, invece, ha continuato ad applicare integralmente l’indice Foi. Quello che i numeri consentono di dire con certezza è che in Umbria il sistema dei vecchi vitalizi continua a riconoscere il 100 per cento della rivalutazione Istat sull’intero assegno, mentre il sistema pensionistico ordinario riduce la rivalutazione sulle fasce più alte.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Ha svolto e svolge attività di formazione sul giornalismo digitale e multimediale.