Lo stabilimento Agriflor

«Emerge dagli atti una notevole discordanza in ordine alla quantità del materiale organico ancora da trattare e stoccato nei piazzali dello stabilimento della ricorrente». È questo uno dei passaggi più importanti dell’ordinanza con la quale, nelle scorse ore, il Tar dell’Umbria a proposito del caso della Agri flor di Villa Pitignano, a Perugia, ha temporaneamente confermato gli effetti della sospensiva già concessa per facilitare il completamento delle operazioni di rimozione dei materiali organici residui. La magistratura amministrativa, in particolare, al termine dell’udienza di martedì ha imposto alle parti di depositare chiarimenti sullo stato dei lavori entro il 31 dicembre, rinviando la trattazione nel merito al 10 marzo 2027.

Il ricorso L’azienda che produce compost e fertilizzanti organici trattando rifiuti organici e vegetali e che, a fine 2025, ha deciso di lasciare la sede di Villa Pitignano, ha presentato un ricorso contro Regione e Comune a proposito dei dinieghi opposti dalle amministrazioni alla richiesta di proroga dei termini previsti dal piano di dismissione e ripristino ambientale dello stabilimento. La società contesta anche i successivi provvedimenti regionali che hanno fissato nuove scadenze, ritenute insufficienti per portare a termine gli interventi. Il piano, approvato nel 2022, prevedeva la dismissione dell’impianto e il ripristino ambientale dell’area. Il termine originario per completare le operazioni era fissato al 31 dicembre 2025; Agri Flor ha chiesto una proroga di un anno, sostenendo di aver incontrato difficoltà operative sopravvenute e non imputabili alla propria condotta, ma Comune e Regione hanno detto no.

La misura cautelare Mesi fa con un’altra ordinanza il Tar aveva sospeso gli effetti degli atti contestati, ritenendo prioritario l’interesse pubblico a ottenere la rimozione dei materiali ancora presenti attraverso l’intervento della stessa azienda, evitando che fossero le amministrazioni a dover procedere direttamente con ulteriori adempimenti, tempi potenzialmente più lunghi e costi aggiuntivi. Una misura cautelare che rimane quindi efficace in attesa di verificare l’effettivo avanzamento delle attività e la quantità di materiale ancora da trattare e rimuovere.

I passaggi A rendere necessario un ulteriore approfondimento è soprattutto la discordanza tra i dati disponibili sul materiale organico accumulato nei piazzali. Proprio sul fronte delle verifiche ambientali, Palazzo Donini aveva chiesto alla società un aggiornamento puntuale sullo stato della dismissione e sui tempi previsti per la rimozione definitiva dei materiali ancora presenti. Con una nota del 15 settembre scorso, poi, aveva richiesto la presentazione di un programma dettagliato delle attività di campionamento, articolato per singole matrici ambientali e conforme al Piano di dismissione; documento che dovrà essere sottoposto alla preventiva valutazione di Arpa. Nel frattempo però Agri Flor una proroga l’ha ottenuta: quella, fino al 31 dicembre 2027, della garanzia fideiussoria richiesta dalla Regione a copertura di eventuali danni ambientali. Nel corso del procedimento, il Comune ha proposto di rinviare l’esame del ricorso a una data successiva al 31 dicembre di quest’anno, così da consentire una verifica aggiornata sul completamento degli interventi. Una posizione fondata anche sulla possibilità che, una volta scaduto il termine, venga meno l’interesse della società a proseguire la causa.

Cattivi odori e non solo Ciclicamente Agri Flor ha occupato le pagine dei giornali sotto diversi aspetti. I residenti di Villa Pitignano e di altre frazioni circostanti per anni hanno i cattivi odori provenienti dall’impianto, sollecitando interventi delle istituzioni. Nel corso del tempo la Regione ha contestato il mancato rispetto di alcune prescrizioni, disponendo diffide e sospensioni dei conferimenti, mentre nel 2021 la Usl era arrivata a chiedere all’allora sindaco Andrea Romizi a contestato il mancato rispetto di alcune prescrizioni, disponendo diffide e sospensioni dei conferimenti. Di Agri Flor si è parlato anche a proposito della compatibilità urbanistica dello stabilimento, con contestazioni relative alla regolarità di alcune opere e alla destinazione dell’area, tanto che all’inizio di quest’anno è emersa la richiesta della Procura di Perugia di rinviare a giudizio tre dirigenti pubblici per presunte irregolarità nella gestione amministrativa della vicenda.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.