Sulle intercettazioni dei colloqui tra detenuti e avvocati nel carcere di Perugia Capanne interviene anche il deputato di Azione, Fabrizio Benzoni. Con un’interrogazione a risposta scritta al ministro della Giustizia Carlo Nordio, il vicecapogruppo chiede di chiarire quali verifiche siano state disposte sul caso, quali risultati abbiano prodotto e quali misure siano state adottate per tutelare la riservatezza delle comunicazioni tra difensori e assistiti.

La vicenda risale a qualche mese fa, ed è stata resa nota alle Camere nel maggio scorso. Secondo quanto denunciato dai penalisti, per circa sei mesi, sono stati intercettati i colloqui tra detenuti e avvocati, nonostante l’attività fosse autorizzata esclusivamente nei confronti di un singolo difensore indagato. Le registrazioni avrebbero riguardato anche almeno quindici altri avvocati e contenuto informazioni relative alle strategie difensive, coperte dal segreto professionale. Secondo la denuncia, il materiale non sarebbe stato eliminato immediatamente, ma sarebbe confluito negli atti investigativi.

Il ministro Nordio aveva spiegato che i dispositivi di captazione erano stati predisposti in tutte e quattro le sale colloqui dell’istituto penitenziario, perché non era possibile sapere in anticipo quale sarebbe stata utilizzata. Dopodiché, il ministro aveva predisposto un’ispezione per verificare i fatti. Le Camere penali avevano riferito di almeno novanta segmenti di registrazione riguardanti difensori non indagati, chiedendo una verifica completa dell’estensione delle intercettazioni.

A tornare alla carica, ora è il vicecapogruppo di Azione alla Camera che nell’interrogazione, domanda quali accertamenti siano stati avviati dal ministero e quali siano gli esiti, con particolare riferimento a eventuali responsabilità organizzative, tecniche o disciplinari. Chiede inoltre se siano disponibili dati sul numero delle conversazioni interessate e sulla durata del periodo in cui sarebbero avvenute le captazioni, oltre a informazioni sull’eventuale presenza di episodi analoghi in altri istituti penitenziari.

L’atto richiama anche le richieste di chiarimento avanzate dall’Unione delle Camere penali italiane, che avrebbe lamentato l’assenza di risposte istituzionali definitive nonostante gli impegni e le verifiche annunciati. La protesta dei penalisti aveva portato a un’astensione nazionale dalle udienze dall’8 al 12 giugno, con una manifestazione organizzata a Perugia l’11 giugno.

Tra le richieste rivolte al ministro anche una ricognizione nazionale sui sistemi di registrazione e videosorveglianza presenti nei locali destinati ai colloqui tra detenuti e avvocati. Benzoni domanda, inoltre, quali misure siano già state adottate per garantire la riservatezza delle comunicazioni difensive e quali ulteriori iniziative urgenti si intendano assumere. L’interrogazione richiama l’articolo 24 della Costituzione, che tutela il diritto inviolabile alla difesa, insieme alle garanzie previste dal codice di procedura penale e dalla normativa europea sul giusto processo. Eventuali violazioni della riservatezza dei colloqui, qualora confermate, conclude l’atto di Benzoni, «potrebbero incidere sulle garanzie costituzionali e sull’effettività del diritto di difesa».