La Procura generale di Perugia, come anticipato dal nostro giornale, ha avviato un’attività di vigilanza e acquisizione di informazioni sul caso delle intercettazioni dei colloqui tra detenuti e difensori nel carcere di Capanne finite al centro della protesta della Camera penale e della proclamazione di cinque giorni di sciopero nazionale. È quanto riferisce la Procura generale in una comunicazione diffusa dopo le notizie riportate da un quotidiano nazionale e relative a un’intervista rilasciata dal difensore Alessandro Cannevale dell’avvocato Daniela Paccoi indagata dalla Procura di Perugia con l’ipotesi di concorso esterno in associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Secondo quanto riportato nell’intervista le captazioni si sarebbero estese anche ad altri colloqui difensivi e a persone estranee all’indagine.
Acquisizioni Il procuratore generale spiega di non essere stato «mai in precedenza investito di tale questione» e di essersi attivato immediatamente dopo la diffusione delle notizie, esercitando i propri poteri di vigilanza. Sono stati così acquisiti «dati e notizie utili a una più puntuale ricostruzione dei fatti». Le informazioni – viene spiegato – sono state fornite dal procuratore di Perugia che ha avviato approfondimenti per ricostruire «il mosaico fattuale e tecnico» nel quale si sono svolte le operazioni di captazione all’interno dell’ambiente carcerario e le successive modalità di riversamento del materiale intercettato su supporti telematici. Nella nota la Procura generale sottolinea inoltre che «ogni contributo espresso sullo specifico argomento dai deliberati dell’Avvocatura è oggetto della massima attenzione e considerazione».
Posizione In attesa di ulteriori verifiche la Procura generale evidenzia come le notizie raccolte finora, definite «connotate da fisiologica provvisorietà», consentano di affermare che «non risulta alcun uso processuale di intercettazioni espletate in difetto di autorizzazione». Allo stesso tempo viene precisato che, qualora dovesse emergere «la presenza di intercettazioni irrituali», si procederà alla loro distruzione secondo quanto previsto dal codice di procedura penale. Il procuratore generale invita però alla prudenza sulle ricostruzioni finora circolate, osservando che i primi accertamenti sembrano delineare «una situazione che, pur in attesa di ulteriori approfondimenti, non appare pienamente sovrapponibile rispetto a quanto riferito dagli organi di informazione».
Csm Sul caso interviene anche il Consiglio superiore della magistratura. Secondo quanto riferisce una nota delle consigliere laiche del Csm Claudia Eccher e Isabella Bertolini è stata chiesta «l’apertura di una pratica al Csm sulle segnalazioni relative alla captazione di conversazioni e colloqui avvenuti all’interno della Casa Circondariale di Perugia tra soggetti detenuti e i rispettivi difensori legali, nonché sulle intercettazioni che avrebbero coinvolto un gruppo di avvocati presso il Tribunale di Napoli». Le due consigliere evidenziano inoltre che «qualora tali condotte fossero accertate, esse investirebbero direttamente le responsabilità dei magistrati dell’ufficio requirente e/o giudicante che abbiano richiesto, autorizzato, omesso di vigilare ovvero comunque consentito l’utilizzazione, la conservazione o la mancata immediata distruzione e separazione di comunicazioni coperte da segreto professionale», parlando di una possibile «evidente violazione delle garanzie costituzionali e processuali poste a tutela del diritto di difesa».
