Il caso delle intercettazioni dei colloqui tra avvocati e detenuti all’interno del carcere perugino di Capanne arriva in Parlamento. La deputata del M5S Emma Pavanelli domenica ha infatti annunciato che depositerà un’interrogazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
RICEVI LE NOTIZIE DI UMBRIA24 SU WHATSAPP
Il caso La vicenda nasce da un’inchiesta della Procura della Repubblica di Perugia legata a un presunto traffico di droga, che vedeva come indagata l’avvocata Daniela Paccoi. Per questa ragione erano state autorizzate alcune intercettazioni ambientali, sia audio sia video, all’interno delle sale del penitenziario riservate ai colloqui. Le registrazioni sono andate avanti per circa sei mesi, andando però – secondo quanto emerso in questi giorni – ben oltre i limiti stabiliti. Sono stati così ascoltati e registrati anche i colloqui di almeno quindici legali del tutto estranei alle indagini, oltre a conversazioni tra l’avvocata sotto inchiesta e altri suoi assistiti che non c’entravano nulla con il procedimento.
Le registrazioni La normativa italiana, hanno ricordato in questi giorni gli avvocati, vieta espressamente le intercettazioni tra difensori e assistiti e impone l’interruzione immediata delle registrazioni non appena ci si accorge di trovarsi di fronte a colloqui protetti. In questo caso, invece, le registrazioni non sono state interrotte e, anziché essere cancellate subito, secondo quanto emerso sono state inserite tra i documenti dell’indagine a disposizione delle parti. Di fronte a questo scenario, la Camera penale di Perugia ha indetto uno stato di agitazione permanente e la Procura generale ha avviato un’attività di vigilanza per fare luce sull’accaduto. A livello nazionale, l’Unione delle Camere penali italiane ha proclamato cinque giorni di astensione dalle udienze dall’8 al 12 giugno, con una manifestazione nazionale prevista a Perugia l’11 giugno.
L’interrogazione Pavanelli intende chiedere un intervento diretto del governo per fare chiarezza su una vicenda definita allarmante per la tenuta delle garanzie democratiche. Nella sua interrogazione, l’esponente del Movimento 5 Stelle intende sollevare il tema della tutela costituzionale del diritto alla difesa. Secondo la deputata, le notizie emerse in queste ore e la decisa reazione degli avvocati delineano «un quadro che, se confermato, sarebbe di una gravità senza precedenti sotto il profilo democratico, costituzionale e ordinamentale».
Nessun compromesso Pavanelli osserva che violare il segreto professionale tra avvocato e assistito significa colpire uno dei pilastri fondamentali della giustizia e della libertà dei cittadini, che non può essere intaccato da necessità legate alle indagini. «Chiederò al ministro della Giustizia – scrive in un comunicato la deputata – se siano state avviate ispezioni ministeriali, quali verifiche siano in corso presso gli uffici giudiziari e l’istituto penitenziario interessato e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per impedire che episodi di questa natura possano reperirsi». La parlamentare conclude sottolineando che sulla questione non sono ammissibili compromessi o giustificazioni procedurali, poiché «in uno Stato democratico il diritto di difesa non può essere compresso, aggirato o sacrificato in nome di alcuna esigenza investigativa».
