di Daniele Bovi
Per il destra-centro umbro le elezioni di domenica e lunedì segnano una sorta di contrappasso: se nel 2019 Donatella Tesei e il resto della destra erano arrivati per la prima volta alla guida della Regione anche sull’onda di Concorsopoli – colpo di grazia per un corpo politico già agonizzante da lungo tempo – ora lasciano Palazzo Donini in particolare per la gestione della sanità, ma non solo. Le regionali infatti, come ribadito anche alla vigilia, sono state anche una sorta di “referendum” su quello che è stato il tema al centro della campagna elettorale, scelto dal centrosinistra di Stefania Proietti come prima arma di attacco, toccato ogni giorno dai cittadini e indicato dai sondaggi come la priorità assoluta.
Il referendum La sanità per tutti e cinque gli anni di consiliatura è stato il vero tallone d’Achille della giunta Tesei: dall’arrivo dal Veneto di Luca Coletto, imposto dalla Lega per il ruolo più delicato dell’intero esecutivo e mai entrato in sintonia con gli umbri, fino alla pandemia, la girandola dei direttori, le continue voci sul rimpasto, il nuovo Piano sanitario preadottato in giunta ma mai arrivato in consiglio, le liste di attesa, la riorganizzazione degli ospedali (emblematico il dato di Spoleto, dove la coalizione Tesei finisce sotto di oltre 18 punti), la lunga gestazione della convenzione con l’Università e così via. Inoltre il racconto di un’Umbria ripartita sul piano economico non ha convinto gli elettori, ai quali non sono bastati i risultati su turismo, aeroporto e non solo. I tanti problemi strutturali dell’economia regionale – dalla produttività ai bassi salari fino alla scarsa innovazione, alla fuga dei giovani e così via – rimangono sul tavolo e rappresentano montagne difficilissime da scalare per le giunte di ogni colore.
ECCO IL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE
IL VOTO NEI TERRITORI: L’ANALISI
L’affluenza Per capire la debacle della destra bisogna partire dai numeri. In primis quelli dell’affluenza: l’Umbria ha toccato il minimo storico (52,3 per cento) dalla nascita dell’istituzione regionale; rispetto al 2019 – l’elezione che ha interrotto un calo della partecipazione che andava avanti dal ’90 – si tratta di un arretramento di 12 punti: in attesa dell’analisi dei flussi, è chiaro che un bel pezzo dell’elettorato di centrodestra è rimasto a casa. La partecipazione dovrà essere necessariamente un dossier del quale tutti, ma in particolare i vincitori, dovranno farsi carico, senza che il tutto si esaurisca come al solito qualche ora dopo la chiusura dei seggi. Il tema della vicinanza, della credibilità, della fiducia, della qualità della democrazia espressa dall’istituzione dovranno essere al centro del ragionamento.
LA DIRETTA CON TUTTI I RISULTATI E I COMMENTI
I numeri Se si guarda ai dati assoluti – che rappresentano sempre il miglior punto di riferimento – l’astensionismo sembra aver punito soprattutto la destra: Proietti infatti vince con 182mila voti, 16mila in più rispetto a quelli raccolti dalla coalizione cinque anni fa, quando il centrosinistra e il M5S vennero sonoramente sconfitti. La coalizione di centrodestra invece ne perde ben 90 mila passando dai 255 mila del 2019 ai 164mila di domenica e lunedì. Insomma, una bocciatura secca in particolare da parte dell’elettorato di destra, ma anche per il centrosinistra in vista dei prossimi appuntamenti non mancano spunti di riflessione.
AFFLUENZA, IN UMBRA IL DATO PEGGIORE DI SEMPRE
Il boomerang Bandecchi L’operazione Bandecchi poi, ovvero l’alleanza con il sindaco di Terni che ha sconfitto la destra alle comunali, non ha pagato: a Terni l’affluenza si è fermata al 46,7 per cento, 9 punti in meno rispetto a Perugia; segno evidente che a un pezzo di centrodestra cittadino l’alleanza è andata di traverso. Bandecchi ottiene il 12 per cento in città – poco più di 4 mila voti – mentre nel resto dell’Umbria supera di poco il 2 per cento. Quanti voti ha fatto perdere l’alleanza nella seconda città dell’Umbria – anche tenendo conto di polemiche e uscite fuoriluogo, per usare un eufemismo – e quanti ne ha portati? La sensazione è che per la coalizione Tesei il sindaco potrebbe essere stato un boomerang.
PROIETTI: «SANITÀ, CAMBIO TUTTO»
Un rosario di sconfitte Quella di domenica e lunedì per la destra umbra rappresenta anche l’ennesimo grano di un rosario di sconfitte pesanti: negli anni tra errori e veri e propri harakiri FdI e soci hanno accumulato solo delusioni tra Città di Castello, Spoleto, Perugia, Terni, Marsciano, Bastia e così via, salvando Foligno per appena 27 voti. E anche qui se si guarda al precedente di Terni si nota un paradosso: quando probabilmente non era il momento di cambiare candidato, come accaduto nella città dell’acciaio, FdI si è imposta mentre quando era il momento, come in Regione, nessuno a destra ne ha avuto la forza: Salvini dopo la sconfitta della coalizione ha portato a casa la ricandidatura di Tesei, accolta nel gelo in Umbria (e già questo era un segnale chiaro dello scetticismo che c’era sul bis); quel Salvini che a Roma ora viene accusato di aver fatto una forzatura.
TESEI: «IN 5 ANNI ABBIAMO FATTO TANTO»
Regionali e comunali Ma tutto sommato sullo scacchiere romano – che ha sempre un peso notevole per quanto riguarda le regionali – l’Umbria per FdI ha un’importanza relativa: il prossimo anno infatti si voterà tra le altre in Toscana, Campania, Puglia e Veneto, e la sensazione è che FdI specialmente in Veneto vorrà pesare di più. A complicare ulteriormente le cose poi ci ha pensato il ciclone Vittoria Ferdinandi. In diversi a destra sognavano una vittoria con una grande affermazione di Andrea Romizi a fare da trampolino di lancio verso Palazzo Donini: e invece gli elettori hanno deciso diversamente, scompaginando i piani dell’asse che ha lavorato per mesi affinché si concretizzassero. Il risultato – tra decisioni di Roma ed esito delle comunali – è stato che nessuno nella coalizione ha avuto la forza per imboccare una strada diversa nonostante uno scetticismo su Tesei radicato da tempo. E così a risaltare ora è il dato di Romizi, recordman di preferenze con oltre 10 mila voti tanto che da parte di alcuni il coro «con lui si sarebbe vinto» si è già alzato. Un Romizi che però a Perugia, durante la campagna elettorale per le comunali, per lunghi tratti ha oscurato anche Margherita Scoccia, poi tenuta in un angolo per quanto riguarda le candidature in consiglio.
A sinistra Nel centrosinistra invece si aprono scenari nuovi. L’Umbria come molto raramente accaduto in passato ha avuto un peso notevole in questa tornata: dopo la sconfitta in Liguria e i pronostici favorevoli in Emilia, il Cuore verde rappresentava l’ago della bilancia; non sarà il 3-0 sognato da Elly Schlein ma certamente il 2-1 infonde grande ottimismo, anche se il dato sull’astensionismo è pesante. La linea unitaria di Schlein ne esce rafforzata e arriva replicando lo schema perugino, già vincente, del campo larghissimo. Prima del voto a Palazzo dei Priori non si respirava grande ottimismo mentre ora si tira un bel sospiro di sollievo: l’elezione di Proietti rappresenta il ritorno di un asse – quello di una Regione e di un Comune con lo stesso “colore” – che mancava ormai da un decennio e lungo il quale è stato scritto un bel pezzo della storia politico-amministrativa dell’Umbria. Rispetto ad allora però sono cambiati tutti i protagonisti e questo cambio di passo generazionale è un altro fatto importante da sottolineare. Di sicuro il capoluogo e la Regione allineati rappresenteranno un nuovo motore politico per l’Umbria.
