di Ivano Porfiri
Ci sono tutti, tranne i consumatori nel coro del «no» alla liberalizzazione degli orari del commercio. Un provvedimento, quello di Monti che – per sindacati e associazioni – danneggia anche gli utenti, oltre che «le imprese, i lavoratori e le lavoratrici». Categorie a cui l’assessore regionale Bracco aggiunge «il lavoro, la salute, l’ambiente, la sicurezza urbana e i beni culturali». Ma le associazioni dei consumatori come l’Adoc non condividono.
Tutti insieme contro le aperture Commercianti e sindacati umbri sono uniti al grido «No alle liberalizzazioni selvagge degli orari di apertura». Con una nota firmata da Confcommercio, Confesercenti, Lega coop, Cgil, Cisl, Uil, Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl, Uiltucs- Uil, si attacca l’articolo 31 del Decreto “Salva Italia” di Monti sulle liberalizzazioni degli orari e delle aperture degli esercizi commerciali. Non vanno giù cioè, le aperture «lunghe» e senza «riposo settimanale». «In Umbria – sostengono – il commercio è già ampiamente liberalizzato, la stessa Direttiva Servizi, approvata dalla Regione Umbria nel 2010 aveva ampliato il numero delle aperture dei giorni festivi pur mantenendo il principio di regolamentazione e di concertazione fra le parti a livello locale».
I motivi del no Per i commercianti contrari «estendere ulteriormente il numero delle ore di apertura comporterebbe ovviamente un aumento dei costi di gestione e del costo del personale, che, per effetto delle maggiorazioni contrattuali previste dai Ccnl, andrebbero inevitabilmente ad incidere sui prezzi al consumo», mentre ai sindacati preme «il costo sociale dei dipendenti e degli imprenditori, che è evidente, ma difficilmente quantificabile». La loro ricetta è, invece, «sviluppare politiche di sostegno, di rilancio e sviluppo del settore commerciale a partire dai centri storici, oggi soffocati dal crescente spostamento dei consumi verso le periferie, con l’aggravio dell’inquinamento ambientale. Così come consideriamo necessario mantenere l’equilibrio tra grande e piccola distribuzione, per la qualità del servizio ai consumatori e, soprattutto, sostenendo il reddito e il lavoro».
«Ma non siamo contro il cambiamento» Pur mettendo un freno alla decisione del governo sostengono che «nessuno è contrario al cambiamento e all’innovazione, ma in uno scenario di recessione e di contrazione dei consumi, una liberalizzazione senza regole, come è quella decisa dal governo Monti attraverso il Decreto Salva Italia, rischia di fare esplodere ulteriori conflittualità e di produrre pericolosi effetti boomerang». Perciò chiedono che la Regione chieda al governo di modificare la legge valutandone l’impugnabilità davanti alla Corte costituzionale.
La Regione acconsente Richiesta a cui la Regione, nella persona dell’assessore Fabrizio Bracco, non tarda ad accondiscendere. «L’Umbria – riporta una nota di Bracco – è impegnata, insieme alle altre Regioni, affinché si arrivi alla modifica del comma 1 dell’art 31 del cosiddetto decreto Salva Italia sugli orari di apertura degli esercizi commerciali. Stiamo inoltre valutando l’impugnabilità del provvedimento davanti alla Corte Costituzionale». L’assessore, per limitare quella che chiama «l’apertura indiscriminata delle attività» chiede di «estendere i criteri introdotti dalla Direttiva Europea dei servizi, in recepimento della Bolkestein, anche al settore commerciale». Tutto ciò per tutelare «il lavoro, la salute, l’ambiente» e perfino «la sicurezza urbana e i beni culturali».
Meglio un bel tavolo Bracco accoglie anche la richiesta di sindacati e associazioni del comparto di riaprire il tavolo di concertazione in materia tra Regione e parti sociali. «E’ sconcertante – sostengono associazioni e sindacati – il pressappochismo di chi sostiene che, senza limiti di orario e di regolamentazione delle aperture degli esercizi commerciali, si aumentano i consumi e la ricchezza prodotta, contribuendo all’aumento del Pil nazionale. Il tema degli orari non può essere riconducibile alla sola apertura dei negozi o dei centri commerciali, ma diventa materia molto più complessa, che va dal funzionamento della città, ai servizi pubblici e privati, alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro delle famiglie».
Consumatori contro corrente Prospettiva non condivisa dai rappresentanti dei consumatori. Mentre alcune associazioni, come Adiconsum, sono per arrivare a una mediazione, c’è chi come il presidente dell’Adoc Umbria Angelo Garofalo fa notare come «è bello constatare che sono tutti a favore della liberalizzazione dei settori altrui». «Noi – spiega Garofalo – siamo a favore di una liberalizzazione che favorisca il consumatore per l’accessibilità maggiore dei negozi e per la maggiore concorrenzialità che si innesca». «Certo – aggiunge – non siamo sprovveduti: chiediamo anche garanzie per il personale e per i centri storici: è ovvio che non si può aprire più a lungo con forsennati turni di lavoro, ma proprio per questo invece auspichiamo che la liberalizzazione degli orari favorisca l’assunzione di maggior personale, oltre che i consumi stimolando l’economia in tempo di crisi».
Il sondaggio di Umbria24 Su questo tema Umbria24 lancia un sondaggio (lo trovate in basso a destra sulla nostra Home page: siete a favore o contro un’estensione degli orari di apertura dei negozi?

