Andare a scuola è un diritto, sancito dalla Costituzione. Sta lì dal 1948, indiscusso e ‘fondamentale’, ma – purtroppo – non per tutti significa la stessa cosa; a volte sedere tra quei banchi porta con sé tante difficoltà. E anni di spensieratezza e amicizie fatte, di merende condivise e ricreazioni in cortile non sono la quotidianità.
La storia di Matteo Per tanto tempo non sono stati la quotidianità per il protagonista di questa storia. Matteo – nome di fantasia – ha 7 anni e frequenta la seconda A della scuola elementare Villaggio Kennedy di Perugia. Dal suo ingresso in prima elementare lo scorso anno lo puoi trovare circondato dai compagni in classe o a giocare in palestra con la sua squadra. Ma per tanto tempo, racconta a Umbria24 mamma Elena, l’unica sua compagna è stata la malattia. Matteo convive fin dalla nascita con una grave patologia respiratoria che – nonostante sia già molto migliorata – ancora gli impone tracheostomia e Peg, «due bottoncini», uno per la respirazione e l’altro per l’alimentazione assistita. A scuola oggi però «non sono più un problema» racconta Elena, ma un’occasione per insegnare l’inclusione, conquistata dopo anni di cure, ma che non sarebbe mai stata possibile senza le maestre che «dal primo giorno mi hanno detto “noi ci siamo”, hanno visto prima Matteo della malattia».
Una rete di sostegno Per la prima volta, infatti, Elena tira un sospiro di sollievo e manda il figlio a scuola con tranquillità perché sa che Matteo può contare su un supporto completo. A partire dalla logopedista Monica Palmerini e dalla neuropsichiatra Fabiola Olivito, che le «hanno spianato la strada», semplificando enormemente il momento dell’iscrizione a scuola, dove è stata accolta a braccia aperte. Passando poi per tutto il sistema di sostegno a cui può far riferimento giorno dopo giorno. Prima di tutto le insegnanti di sostegno Raffaella Merletti e Monica Bufali, insieme alla referente per l’inclusione Stefania Fornari e all’assistente all’autonomia e alla comunicazione Francesca Baglioni. Ma attorno a Matteo si è stretta in realtà tutta la comunità scolastica del Grocco, a partire dai docenti curriculari Elena Arestia, Gianmarco Labella, Claudia Bagnetti, Maurizia Calzati e Teresa Leuzzi, fino al dirigente scolastico Giovanni Jacopo Tofanetti. Una rete che si completa con l’assistente ad personam, fornito dal Comune «per coprire quelle orette in cui altrimenti Matteo rimarrebbe solo». E infine, grazie anche alla «lungimiranza di una mamma che sogna per suo figlio un’infanzia “normale”», con il distretto sanitario, che invia quotidianamente un infermiere al momento della ricreazione per assicurarsi che questo momento delicato venga vissuto senza intoppi.
Maestre che vanno oltre Eppure di questa situazione, ciò che ad Elena ha colpito di più, non sono i servizi – per i quali rimane estremamente grata, ma la generale cultura di inclusività che si respira al Villaggio Kennedy. «Fino a due anni fa ho dovuto lottare per tutto: per avere un’ambulanza, per organizzare i trasferimenti per le cure» ma dai primi cinque minuti in quell’ufficio del dirigente, Elena ha visto la fatica e il timore di possibili episodi di isolamento sfumare definitivamente. «I compagni fanno a gara per stare con lui», racconta dei momenti in cui il figlio è più fragile, come la ricreazione, «la regola che hanno messo le maestre è “uno alla volta tutti accompagnano Matteo”». E quando la classe è partita in gita all’Acquario di Cattolica, la scuola l’ha invitata ad accompagnare il gruppo gratuitamente, assumendosi pienamente la responsabilità organizzativa. «Non ho dovuto chiedere nulla. Mi hanno detto semplicemente di fare una richiesta formale e che avrebbero pensato a tutto loro».
I dati sull’Umbria La storia di Matteo si inserisce in un dibattito che da anni va avanti su inclusività e integrazione a scuola. In un contesto italiano in cui i fondi statali diminuiscono, l’amministrazione, spiega l’assessora all’Istruzione Francesca Tizi, «sta facendo di tutto per assicurare la continuità dei servizi e sentire storie come questa ci fa capire quanto sia essenziale». A Perugia gli alunni con disabilità che necessitano di assistenza per l’autonomia e la comunicazione sono passati dai 600 dello scorso anno ai 656 del 2026/27, 56 in più, ma il dato potrebbe arrivare a oltre 65 con le ultime iscrizioni. Un aumento che si riflette anche sulla spesa: il costo complessivo del servizio è passato da 1.8 milioni di euro nel 2021 a oltre 3.65 milioni nel 2026, mentre la quota sostenuta direttamente dal Comune è più che raddoppiata, da 1.03 a 2.22 milioni. Nonostante l’aumento delle richieste, Palazzo dei Priori assicura 6.5 ore settimanali di assistenza a tutti gli alunni per i quali è stata valutata la necessità dell’operatore, figura che affianca, senza sostituirli, insegnanti e docenti di sostegno. E la spesa è destinata a crescere ancora nel 2027.
