«Nel processo che condurrà alla realizzazione del nuovo ospedale di Terni , di cui è stato predisposto un accurato quadro esigenziale da parte della Direzione Sanità, è prevista la realizzazione di un Dea di secondo livello come opera strategica da 600 posti letto e con una superficie possibile di 120mila metri quadri. Solo questi dati bastano a far capire che si tratta di una procedura di opera pubblica complessa, che non ammette scorciatoie demagogiche ma neanche forzature procedurali, che ne vizierebbero la legittimità». Così la presidente dell’Umbria Stefania Proietti in risposta a una interrogazione della consigliera Laura Pernazza (Forza Italia).

«Tre – ha detto la presidente – sono i pilastri procedurali fissati nelle recenti delibere di giunta citate nell’interrogazione. La delibera di giunta 815 del 22 luglio 2026, realizzazione del nuovo ospedale Santa Maria di Terra, collaborazione tra Regione Umbria e Cassa Depositi e Prestiti, nell’ambito del programma europeo InvestEU, ci dà la possibilità di usufruire, come dice lo stesso titolo, di un polo di consulenza europeo, appunto, InvestEU, regolamento europeo, a costo zero per le casse regionali. Cassa Depositi e Prestiti non si è affatto sostituita alla Regione. Nella redazione del Docfap, Cassa Depositi e Prestiti interviene per svolgere un’attività di advisory tecnico-finanziaria, lo ripeto, a costo zero per le casse regionali, perché è finanziata da un programma europeo».

«Il supporto di Cassa depositi e prestiti – ha proseguito la governatrice – servirà a consolidare la sostenibilità economico-finanziaria dell’opera, a verificare le stime dei costi e gli scenari di realizzazione, con particolare riferimento alla parte finanziaria. Il supporto dato da Cassa Depositi e Prestiti ha già consolidato quanto elaborato in merito alle analisi delle linee guida per la redazione del Docfap e all’analisi multicriteria per la selezione degli scenari e delle alternative progettuali, il tutto a costo zero per la Regione. Era un’occasione che andava presa al volo. La Dgr. 864 del 30 luglio 2026 è invece quella che autorizza il documento di fattibilità delle alternative progettuali per il nuovo ospedale di Terni. Prende atto del lavoro fatto dall’assessorato, dalla direzione e dall’ufficio dirigenza delle opere pubbliche e dà indirizzi per il dibattito pubblico. All’esito
dell’analisi multicriteria su otto alternative, la struttura tecnica della Regione ha stilato una graduatoria che vede nelle prime tre posizioni l’alternativa 4.5 ‘Nuova Costruzione Sabbione’, l’alternativa 4.2 ‘nuova costruzione in località Campitello’, l’alternativa 3 “nuova costruzione integrata all’attuale sito di Colle Obito».

«La Giunta non ha approvato definitivamente alcuna localizzazione, ma in applicazione dell’articolo 40 del Dlgs 36 ha stabilito di sottoporre queste tre opzioni alla consultazione pubblica, alla consultazione della città. Infine, la Dgr 926, del 2 settembre 2026, Nuovo ospedale Santa Maria di Terni, attuazione degli indirizzi di cui alla Dgr 864 del 31 luglio. Per quanto riguarda l’accordo con Cassa Depositi e Prestiti e le sue finalità, l’accordo rappresenta un elemento, secondo noi, di grande eccellenza e di garanzia per la Comunità Umbra. La Regione ha agganciato la progettazione dell’ospedale di Terni alle risorse europee del programma InvestEU e Cassa Depositi e Prestiti fornisce un supporto multidisciplinare. La paternità tecnica e la responsabilità decisionale del Docfap restano in capo alla Regione Umbria e, come noto, l’elaborazione del Docfap è iniziata molti mesi prima e si è avvalsa, per trasparenza sempre, dello studio Binini & Partners, presentato al pubblico nel dicembre scorso».

«Dal contributo di Cassa Depositi e Prestiti, la Regione potrà trarre la certezza e la
validazione della sostenibilità dei quadri economici. Secondo punto, il coinvolgimento dell’Assemblea legislativa sull’intervento è garantito nei tempi e nelle forme previste dallo Statuto e dalle leggi regionali. Il dibattito pubblico è una procedura aperta a tutta la
cittadinanza, alle forze sociali, economiche e istituzionali e nessuno vieta ai consiglieri regionali di parteciparvi, anzi. All’esito della consultazione pubblica, vi sarà la relazione finale. La proposta di individuazione delle alternative progettuali saranno trasmesse nelle sedi consigliari competenti, assicurando il pieno e consapevole dibattito politico prima dell’inserimento definitivo dell’opera nella programmazione triennale. Non vi è assolutamente la volontà di dilazionare i tempi, anzi, la Giunta sta applicando con massima tempestività le norme di legge per rendere il procedimento più fluido possibile e anche inattaccabile da ricorsi e contestazioni. Ricordiamo che a settembre 2026, in attuazione della Dgr. 926, la Direzione Governo e Territorio ha avviato le procedure per
l’affidamento dell’incarico di responsabile del dibattito pubblico, che prenderà avvio formale con la pubblicazione della relazione di progetto dell’opera».

«La ricostruzione secondo cui la Giunta starebbe prendendo tempo – ha concluso Proietti – è smentita dagli atti. Il dibattito pubblico non è un inutile orpello burocratico. E non è neanche una perdita di tempo, è un obbligo di legge per opere d’importo superiore a 300 milioni di euro. Ma è anche un esercizio di democrazia partecipativa al quale noi crediamo profondamente. La Giunta regionale ha avuto il coraggio e la trasparenza di non calare una scelta dall’alto, ma di mettere a confronto aperto, davanti alla città di Terni, tutte le opzioni che possono essere praticabili e fattibili risultanti dalla prima analisi di fattibilità e poi dal Docfap. In questo modo la decisione finale che verrà assunta, al termine dei 120 giorni del dibattito, sarà solida sotto il profilo tecnico, sostenibile sotto quello finanziario ma anche inattaccabile sotto quello giuridico e,
cosa che ci interessa davvero moltissimo, ampiamente condivisa dalla comunità locale, per poi passare a tutte le sedute competenti delle commissioni e poi dell’Aula».

Nella stessa seduta di Question time a Palazzo Cesaroni, la Proietti è stata incalzata anche dall’assessore Enrico Melasecche (Lega) sulla scelta di localizzazione eventualmente alternativa a Colle Obito, mentre l’attuale presidio è destinatario di risorse pubbliche per riqualificazioni, ampliamenti ed efficientamenti vari: «Non si può pensare che se il nuovo ospedale verrà localizzato altrove rispetto a Colle Obito, la vecchia sede non continuerà ad esercitare nel frattempo funzioni di ospedale nel pieno rispetto della sicurezza dei pazienti. Gli interventi sull’attuale presidio non sono impropri dato che quella sede non verrà abbandonata ma riutilizzata. Il percorso decisionale e
autorizzativo che porterà alla nuova struttura sarà pluriennale, nel frattempo il Santa Maria deve continuare a garantire la propria piena operatività e l’erogazione dei servizi sanitari. Per questo sono stati portati avanti interventi di manutenzione e messa in sicurezza che peraltro sono stati pensati e finanziati dalla Giunta di cui il consigliere Melasecche faceva parte. I lavori svolti e in corso sul vecchio ospedale ammontano a 48 milioni di euro. Tra questi 1,5 milioni sono stati necessari per l’ampliamento e l’adeguamento del Pronto soccorso, finanziato con il Pnrr e autorizzato dalla Giunta Tesei. Alcuni interventi erano stati programmati nel 2013/14. Qualunque sarà il destino di quella struttura si devono realizzare il miglioramento sismico, legato anche agli aggiornamenti normativi. L’ampliamento di alcuni reparti. La ristrutturazione dell’obitorio. L’adeguamento degli impianti antincendio e di climatizzazione. Non si tratta di fondi sprecati come invece avviene con la sede della Asl n.2, che costa 1 milione di euro all’anno. Peraltro gli investimenti in tecnologia medica potranno essere
trasportati nella nuova sede».