di Enrico Cipiccia*
Nel momento in cui è necessario mettere in campo definitivamente le riforme utili a supportare la ripresa del Paese, di fronte ad un concreto e palese rischio di accorpamenti provinciali siamo ancora fortemente arroccati su difese di ambiti territoriali circoscritti, in questa piccola e bella regione che si chiama Umbria. Stiamo realmente facendo del tutto per conservare lo status quo. Se è vero come è vero che le riforme fondamentali devono avere lo scopo primario di un notevole risparmio di spesa pubblica, se è vero che il mondo produttivo sta perdendo una significativa fetta di fatturato, di occupazione e quindi di Pil, è anche vero che una delle componenti che incide in maniera più rilevante sulla operatività delle imprese è l’avere nel territorio una stabilità ed una tranquillità di governo non inficiata da contrasti e lungaggini difficilmente comprensibili e condivisibili.
I conti con la realtà Sembra che, dinnanzi alla criticità del momento per le strutture produttive e alla perdita giornaliera di posti di lavoro, la realtà non venga adeguatamente presa in considerazione. Crediamo che le istituzioni debbano giungere in questo momento ad una rapida ripartizione sul territorio umbro delle progettualità che scaturiscono da stanze dalle quali le realtà amministrative locali, con la forte regia della presidente Marini, devono uscire una volta per tutte con idee chiare e decisioni immediatamente operative. La realizzazione di questi progetti condivisi darà sicuramente ai territori quella stabilità che serve per poter operare senza le turbative che nascono quotidianamente dalla difesa di interessi campanilistici. I cittadini, il mondo economico, il mondo dell’occupazione sentono fortemente il desiderio di una grande coesione istituzionale, così da poter operare in modo certo e con la certezza di essere amministrati da persone che si assumono le responsabilità che il momento richiede, come più volte giustamente enunciato.
Quattro cose da fare Ci permettiamo di scendere anche su problematiche locali che da tempo riempiono le pagine dei giornali, condividendo l’attenzione riservata loro ma, purtroppo, non vedendone mai la conclusione. Restano ancora dei punti inevasi: primo, serve una immediata base logistica che dia la possibilità alle imprese di collegarsi con un interporto o un porto, ovunque essi siano. Quello che occorre in questo momento non sono studi o progetti di fattibilità futura, bensì un’immediata attuazione dell’intervento, anche su siti già esistenti; secondo, è necessaria una definitiva decisione su come il Polo Universitario, e la sanità ad esso collegata, si pone su questo territorio, non in alternativa ad altri contesti ma come centro di primaria importanza, con eccellenze per l’Umbria e per le regioni limitrofe; terzo, è imprescindibile una decisione sulla localizzazione delle strutture sanitarie, siano esse nuove, ampliate, ristrutturate, centralizzate o de localizzate; quarto, occorre che ci sia in Umbria una vera e forte Università (da tempo perdiamo iscritti a livello regionale), che abbia le caratteristiche e la qualità per recuperare sia gli iscritti che stiamo perdendo sia il prestigio, non solo nazionale, che ha distinto questa regione nel tempo.
Un futuro diverso Crediamo che una forte e definitiva decisionalità delle istituzioni, di concerto con la Regione tutta, dimostri il valore di questa regione, dia il giusto segnale al Governo e attesti che siamo capaci di accettare senza traumi un futuro diverso da quello attuale. Non vogliamo entrare nel merito politico e amministrativo. Abbiamo solo il compito di star vicino alle istituzioni affinchè in questo momento diano dimostrazione delle loro capacità decisionali.
*Presidente della Camera di Commercio di Terni

