L'assessore provinciale di Terni Fabio Paparelli

Riceviamo e pubblichiamo il documento firmato da Fabio Paparelli ed altri, con il quale viene proposta una analisi degli scenari politici attuali ed una serie di proposte di riforme, tese al superamento di una contingenza politica che riflette una certa disaffezione e carenza di fiducia da parte degli elettori. I temi affrontati vanno dai costi della politica ai privilegi, fino allo snellimento dell’apparato e alle politiche sociali

Il documento Ciclicamente ritorna, nel nostro Paese, il dibattito sulle riforme istituzionali e sui costi della politica. Assistiamo da giorni, su diversi massmedia, locali e nazionali, ad indagini precise e puntuali sui costi delle istituzioni (quando la politica era più forte e capace si sarebbe parlato di costi della democrazia). I due temi, costi della politica e necessario riordino istituzionale, sono distinti e differenti, ma vengono spesso confusi ed in questo dibattito si bada più alla demagogia dell’apparire che a proporre riforme praticabili e realmente capaci di produrre più efficienza e meno costi a carico dei cittadini. Sul tema del riordino istituzionale c’è un denominatore comune: la difficoltà a superare una visione localistica e burocratica del processo riformatore.A tal proposito valgono le seguenti considerazioni:

a) l’Italia è un paese con una storia a forte impronta municipale, con quasi 9000 Comuni, la gran parte dei quali piccoli e piccolissimi per dimensione demografica, ma con una forte identità alle spalle;

b) l’esperienza di autocordinamento dei comuni per l’esercizio di funzioni e la gestione di servizi di area vasta è miseramente fallita (vedi ultimi esempi in ordine temporale: comprensori, gestione dell’acqua e dei rifiuti,esperienza delle Comunità Montane, Ati etc.. etc..)

c) la capacità di autocordinamento dei comuni si è ulteriormente indebolita per effetto della legge sull’elezione diretta dei sindaci, che, seppur positiva per moltissimi aspetti, ha prodotto una rafforzamento oggettivo della visione e dell’interesse strettamente municipalistico.

L’operazione più semplice ed efficace, l’unica in grado di produrre risultati reali e concreti è l’abolizione di tutti gli enti non elettivi affidando, funzioni, personale e risorse agli enti elettivi Comuni, Province e Regioni. Accanto a questa semplice riforma va aperto un processo di revisione del numero e del dimensionamento demografico e territoriale delle Province, così come era contenuto nelle premesse del disegno di legge di riordino degli enti locali Amato-Lanzillotta, elaborato nella scorsa legislatura e fermo nei meandri oscuri del parlamento.(Tale studio prevedeva un dimensionamento delle Province tra i 350/400.000 abitanti), attribuendogli le funzioni di area vasta oggi in capo ad enti non elettivi. Ciò significa ovviamente una coraggiosa abolizione di tutti i livelli intermedi ( alcuni da fare con leggi regionali, altri con leggi nazionali) dove si possono realizzare concreti risparmi e razionalizzazioni. Una riforma endoregionale vera, riformista e coraggiosa, anche in Umbria, dovrebbe partire da questi presupposti, piuttosto che continuare ad elaborare mostri di ingegneria istituzionale contenuti anche nel ddl regionale in discussione, che rischia di vedere, invece che processi di semplificazione, il mantenimento dell’esistente e la creazione di ulteriori agenzie regionali. Cosa impedisce di aprire un processo in Umbria di riequilibrio territoriale delle due Province?

Ció significherebbe una nuova fase del Regionalismo Umbro, coraggiosa, con una Regione cementata ed integrata al suo interno da due attrattori forti che si aprono ed interloquiscono con le limitrofe realtà regionali, cogliendone fino in fondo tutte le opportunità. Non ci risulta tuttavia che presso il parlamento composta da onorevoli nominati o presso il consiglio regionale giaccia qualche proposta di legge ad esempio di abolizione dei Consorzi di Bonifica,delle ATC di caccia, degli Ati, tanto per citare alcuni dei tanti enti nazionali e regionali inutili o di uno dei 7000 enti rilevati dall’Istat. In questo contesto è ovvio che andrebbero incentivati fortemente i processi di fusione dei Comuni più piccoli. Tutto ciô per evitare che nel medio periodo i comuni sotto a 5000 abitanti rischino di chiudere a causa dell’andamento della finanza pubblica. L’Umbria come l’Italia ha bisogno di un sistema istituzionale semplificato e basato esclusivamente sugli enti elettivi che rimetta in moto una etica della responsabilità nel rapporto eletto-elettore.

In questo quadro , va ripensato a fondo, come peraltro ha cominciato a fare il consiglio regionale con la proposta della Giunta sul riordino delle Agenzie Regionali per lo sviluppo,il ruolo di agenzie e società pubbliche, che devono essere ridotte drasticamnte e rielaborate nelle funzioni, alcune delle quali vanno restituite agli enti elettivi, avendo più coraggio nel tagliare i rami secchi ed improduttivi. Sul versante sanità, il modello proposto e semplificato dovrebbe vedere due ASL e due Aziende Ospedaliere. Il processo di riforma dovrà riguardare anche la legge elettorale regionale in vigore, per creare, in primo luogo rappresentanze più equilibrate tra le due province. La legge oggi vigente, infatti, ha fortemente penalizzato la rappresentanza della Provincia di Terni nell’Assemblea Regionale. Un territorio che fornisce in termini di ricchezza produttiva, di industria manifatturiera e di export un effettivo valore aggiunto ad una Regione dove è molto forte l’incidenza della P.A. nella composizione del PIL, non può subire tale processo. IL neo centralismo regionale che ogni tanto tenta di affermarsi brutalmente ha prodotto sempre per la Provincia di Terni danni seri in termini di allocamento delle risorse regionali, determinando una più accentuata “peruginizzazione” delle scelte.

Da ultimo veniamo ai costi della politica. Senza false ipocrisie e falsa retorica, in Italia è ora di ridurre il numero dei parlamentari ed è ora di ridurre i troppi privilegi esistenti, allineandoci agli standard europei. Ciò naturalmente vale anche per i consigli regionali. E’ ora che tutti i politici e partiti rendano pubblici i loro finanziamenti per attività politica e per campagne elettorali. Perchè nessuno pensa ad una legge regionale o nazionale in materia, dando un segnale concreto alla moralità e trasparenza? Per ciò che riguarda nello specifico la Provincia di Terni, fermo restando che si può sempre migliorare,(del resto la legge Calderoli prevede già la riduzione del numero di consiglieri ed assessori) occorre far sapere che le indennità degli amministratori ternani sono ferme alle tabelle minime previste dagli allegati alla legge 267 del 2000, successivamente ridotte del 10% ben due volte per effetto delle finanziarie. Tali indennità ammontano a qualche centinaia di euro per i consiglieri ed a poco piû di 2000 euro netti per chi svolge l’incarico di assessore in aspettativa, in quando lavoratore dipendente, e senza tredicesima. Per di piû con tali redditi, pubblicati ogni anno, contribuiamo al finanziamento dei partiti.

Non ci sentiamo dunque parte di nessuna casta. La Provincia di Terni scelse sin da allora la sobrietà, una sobrietà che si è ancor più affinata negli ultimi due anni, tanto per citare alcuni esempi, con la riduzione dell’ 80% di spese per incarichi esterni ed il taglio di ben 22 dirigenti nelle ultime tre legislature, a fronte di un forte aumento delle competenze che fanno della Provincia un ente che svolge importanti servizi per i cittadini in materie fondamentali ( formazione!professionale,lavoro, ambiente, viabilità, istruzione, programmazione faunistica, sviluppo economico, urbanistica, edilizia scolastica etc..), che possono essere ulteriormente implementate, eliminando doppioni e confusioni da un lato e dando al cittadino la possibilità di confrontarsi quotidianamente,sulla gestione dei servizi di area vasta, con i rappresentanti eletti democraticamente dal territorio. Per questo insistiamo su un sistema regionale, come quello previsto in costituzione, basato sulla ripartizione di competenze, esclusivamente tra Regioni, Province e Comuni.

Ecco i risparmi finanziari di un simile sistema. Il costo del personale politico delle province italiane è di 113 milioni di euro. Togliendo gli stipendi dei dipendenti pubblici che sono  amministratori ed i contributi previdenziali dei lavoratori dipendenti-amministratori tale costo si riduce effettivamente del 30/50%. il costo di tutti gli altri organi dello stato, eccetto le Province, è ben 6 miliardi e 387 milioni di euro. La scelta definitiva che allora occorre compiere è: aboliamo le Province, i cui amministratori sono democraticamente eletti dai cittadini, o aboliamo gli enti ed i livelli intermedi, i cui amministratori sono nominati dai partiti? A questo quesito occorre dare una risposta netta , che per quanto ci riguarda è già argomentata e contenuta nelle premesse di cui sopra, sapendo anche che l’abolizione delle Province comporterebbe un ulteriore processo di centralismo regionale, assolutamente contrario alle esigenze di cittadini e territori. Chi propone l’abolizione delle Province, presenti in quasi tutti i paesi europei, spieghi i benefici concreti e reali.

Gli enti intermedi non elettivi in Italia (senza contare quelli di emanazione governativa) sono oltre 7000  con 24000 amministratori che impropriamente esercitano funzioni senza diretto controllo dei cittadini. Gli amministratori di tali enti nominati dai partiti e dalle loro correnti verticistiche che stanno producendo danni alla eticità ed autorevolezza della classe politica, costano (dato 2010) ben 2,5 miliardi di euro , eliminarli consisterebbe ad un risparmio immediato di ben 22 volte di quello che si otterrebbe abolendo le province. Stupisce dunque la posizione assunta da talune parti sociali e da taluni partiti ( sulla cui autorevolezza e rappresentatività, varrebbe la pena aprire una riflessione), e riteniamo che le organizzazioni socio-economiche territoriali debbano esprimersi con un confronto sereno sugli scenari che investirebbero un territorio come il nostro che, senza provincia finirebbe per essere ancor più penalizzato, in termini di risorse e sviluppo.Tutti, dati alla mano, sono invitati a dire la loro.

PAPARELLI FABIO (ass. Prov.TR, direzione regionale PD)

PACI MAURO ( cons. prov. – segreteria prov. PD)

TASSI GABRIELLA (cons.prov- PD Narni)

ROSSI GIULANO (cons.prov.- assemblea prov.PD)

OTTONE CARLO (cons.prov. -direzione reg. PD)

LONGARONI DANIELE (cons. prov.- PD Orvietano)

LATTANZI GIAMPIERO(cons. prov.- direzione regionale PD-Amerino)

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