Lorenzo e Ilaria sul campo di zafferano (foto Fabrizi)

di Chiara Fabrizi

«Ci è stato negato il modulo da utilizzare come laboratorio e pure quello abitativo da collocare vicino ai terreni a cui avremmo diritto come agricoltori. Al momento rischiamo di non poter raccogliere lo zafferano e quindi di perdere anche l’ultima coltivazione sopravvissuta al sisma». È uno sfogo carico di delusione quello di Lorenzo Battistini e Ilaria Amici, la coppia di trentenni di Roma che dopo aver lavorato in Australia, lo scorso anno ha deciso di investire tutti i propri risparmi a San Pellegrino (Norcia) per lanciare l’azienda agricola Bosco Torto. Il sisma del 24 agosto ha danneggiato le colture che i due giovani avevano avviato su terreni poi inseriti all’interno del perimetro della zona rossa e quindi non raggiungibili, ma soprattutto ha causato il crollo del magazzino in cui pochi giorni prima erano stati stoccati 120 mila bulbi di zafferano. Con l’aiuto dei pompieri sono riusciti a recuperare dalle macerie i 20 quintali di germogli, poi messi a dimora insieme agli amici arrivati in gruppo dalla capitale nel primo weekend di settembre. Il salvataggio della piantagione di zafferano era stato per tutti, dagli sfollati di San Pellegrino alle autorità in campo per gestione dell’emergenza, un segnale di speranza e di rinascita che però ora rischia di naufragare.

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Senza laboratorio per estrarre i pistilli La coppia di trentenni i primi giorni di novembre dovrà avviare l’operazione di raccolta dei fiori di zafferano a cui segue ogni giorno quella di estrazione dei pistilli, che deve avvenire all’interno di un laboratorio: «In questo mese abbiamo spiegato la nostra problematica più cruciale a ogni ente possibile – scrivono Lorenzo e Ilaria – dalla protezione civile al Comune fino alla Coldiretti, ma da nessuno di loro ci è stata data la disponibilità di un modulo idoneo ad essere utilizzato come laboratorio che, anzi, in base alle ultime informazioni di cui disponiamo, ci dovrebbe essere negato. Stesso discorso per il modulo abitativo temporaneo da collocare vicino ai nostri terreni e a cui abbiamo diritto come coltivatori di un’azienda quasi totalmente in zona rossa, così come ci era stato ribadito dal sindaco di Norcia nell’ambito di una riunione in tendopoli. Tuttavia anche questa soluzione è recentemente sfumata perché al momento si sta dando priorità agli allevatori che hanno ottenuto o stanno ottenendo i moduli». E poi: «L’unica chance al momento è rappresentata da alcune associazioni che ci hanno messo a disposizione un prefabbricato per il periodo utile all’estrazione dei pistilli e all’essiccazione, ma in base a quanto ci è stato detto dal Comune il problema è legato agli allacci fognari o alla realizzazione di una cisterna per lo scarico temporaneo delle acque. Siamo abbastanza scioccati dalla matassa burocratica di cui per ora non riusciamo a trovare il bandolo».

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Progetto Psr da rifare Oltre alla soluzione da individuare per poter salvare la significativa produzione di zafferano, Lorenzo e Ilaria stanno anche facendo i conti con difficoltà pesanti legate all’erogazione dei fondi europei del Programma di sviluppo rurale relativi all’insediamento delle start up: «La nostra domanda è stata ritenuta ammissibile ma non finanziabile da parte della Regione per carenza di fondi. Tuttavia – raccontano i giovani agricoltori – col passare del tempo saremo entrati nella parte finanziabile della graduatoria e ciò basta agli istituti di credito per sbloccare le risorse». Tutto bene quindi? Niente affatto: «Il nostro progetto prevedeva, ad esempio, la ristrutturazione di un immobile da destinare a laboratorio che però è stato gravemente danneggiato dal sisma e ora è da demolire. Il risultato è che questo, come altri interventi ammessi a finanziamento, vanno naturalmente adeguati ma non è possibile farlo in corsa neanche per le aziende terremotate. Il percorso prevede la presentazione di una nuova domanda con evidente slittamento della concessione dei finanziamenti, scenario per nulla adeguato a una start up che in quanto tale ha investito molto nella prima fase».

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La delusione Per ora quindi la coppia di trentenni romani arrivata a Norcia dopo un’esperienza in Australia si trova imbrigliata. I due rischiano di perdere non soltanto l’ultima piantagione della loro azienda, ossia quella di zafferano per la quale tuttora necessitano di un laboratorio, ma anche di trovarsi senza liquidità per affrontare la fase post sisma. Delicata per ogni azienda sì, ma in particolar modo per chi come Lorenzo e Ilaria sta ancora lavorando per avviare la commercializzazione dei primi prodotti a marchi Bosco Torto: «Purtroppo siamo dovuti giungere alla conclusione che da parte delle istituzioni non c’è un sostegno reale per un’attività che a causa del sisma ha perso totalmente la redditività e così il potere d’acquisto che ci avrebbe permesso di comperare il necessario per commercializzare l’unica cosa rimastaci, ovvero lo zafferano per cui lotteremo instancabilmente. La nostra azienda attualmente è ferma non avendo nulla da vendere e l’unica speranza al momento è legata alle misure di tutela attese, come ad esempio il ‘il mancato guadagno’ di cui si parla».

@chilodice

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