mercoledì 28 settembre 2016 - Aggiornato alle 17:22
5 settembre 2016 Ultimo aggiornamento alle 16:05

Sisma, salvata piantagione di zafferano ma serve laboratorio: «Aiutateci sennò andrà tutto perso»

Lorenzo e Ilaria, 30 anni, dal 2015 vivono a San Pellegrino dove hanno fondato azienda agricola: «Danni ingenti e coltivazioni perse ma non molliamo»

Sisma, salvata piantagione di zafferano ma serve laboratorio: «Aiutateci sennò andrà tutto perso»

di Chiara Fabrizi

Circa 120 mila bulbi di zafferano sono stati recuperati dal magazzino di San Pellegrino gravemente danneggiato dal sisma e messi a dimora nel weekend appena trascorso in un terreno di circa un ettaro della zona. Sono riusciti a salvare l’ingente patrimonio Lorenzo Battistini e Ilaria Amici, i due titolari dell’azienda agricola Bosco Torto, nata lo scorso anno dopo che la coppia di trentenni ha scelto di lasciare la zona dei Castelli romani e trasferirsi qui, nel cuore della Valnerina, per realizzare la piantagione della preziosa spezia, ma non solo, con l’intento di rilanciarne la produzione italiana. L’80 per cento dei loro terreni si trova all’interno della zona rossa di San Pellegrino e risulta quindi inaccessibile con le coltivazioni che sono già andate perdute, a differenza dei bulbi salvati e piantati: «Ora stiamo cercando un laboratorio agibile dove estrarre i pistilli dai fiori dopo il raccolto di fine ottobre». La messa a dimora è un chiaro messaggio di speranza e reattività al dramma del sisma da parte di una azienda appena nata che, seppur carica di idee, appare ancora troppo fragile per superare da sola questa catastrofe.

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I pompieri salvano i bulbi Quando la notte del 24 agosto il terremoto ha colpito duramente anche il piccolo paese di San Pellegrino, Lorenzo e Ilaria avevano da poco stoccato nel magazzino circa 20 quintali di bulbi di zafferano che avrebbero dovuto essere piantati a fine agosto, quando era attesa la luna buona. Il sisma, però, ha danneggiato il manufatto che doveva essere ristrutturato con fondi europei del Psr (programma di sviluppo rurale): «Non siamo riusciti subito a recuperare i bulbi – raccontano – perché chiaramente c’erano altre priorità, inoltre lo stabile ha subito dei crolli quindi l’intervento risultava complesso, fortunatamente ci hanno aiutato i pompieri». Precisamente la squadra C dei vigili del fuoco in organico al distaccamento di Assisi che, dopo le valutazioni del caso, ha ritenuto di poter accedere per recuperare e mettere in sicurezza l’investimento dei due giovani.

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La solidarietà degli agricoltori Ad aiutare Lorenzo e Ilaria anche un’azienda agricola di Ospedaletto (Norcia) che ha messo a disposizione un magazzino e alcuni mezzi per trasferire da San Pellegrino i delicatissimi bulbi. Il resto lo hanno fatto tra sabato e domenica gli amici di Lorenzo e Ilaria, arrivati in gruppo da Roma, per la messa a dimora ma soprattutto per non far morire il progetto dei due giovani: «L’obiettivo è rilanciare lo zafferano italiano prodotto in quantità talmente limitate – spiegano – da non aver mercato nella grande distribuzione, che offre soltanto quello africano di scarsa qualità. Tanto che – vanno avanti – 120 mila bulbi interamente italiani non sono neanche reperibili sul mercato. L’impianto è infatti misto con bulbi anche olandesi, ma nell’arco di tre anni grazie alla rigenerazione sarà una piantagione interamente italiana e l’obiettivo è affidare i bulbi ad altre aziende agricole così da diffondere la coltura».

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Raccolto a fine ottobre La messa a dimora è stata compiuta tra sabato e domenica, ma la sfida della coppia di trentenni non è finita: «A fine ottobre – spiegano – inizierà la raccolta che va fatta all’alba, prima che il sole sia alto, ma il problema vero è che al momento non sappiamo dove procederemo all’estrazione dei pistilli dai fiori e alla successiva essiccazione perché non disponiamo più di un laboratorio. Un’azienda agricola di Roma ci ha offerto un container ma non siamo in condizione di sostenere ulteriori spese per il trasporto e per gli adeguamenti che andrebbero fatti, il primo anno di attività è quello segnato dagli investimenti e siamo a corto di liquidità».

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Serve un magazzino agibile Ad oggi quindi Lorenzo e Ilaria non sono riusciti a trovare un immobile agibile in zona Norcia che permetta loro di salvare la produzione di zafferano: «Abbiamo già perso coltivazioni di superfood (ossia frutta e verdura ricca di nutriente, ndr) perché i terreni sono in zona rossa e dal 24 agosto non abbiamo potuto seguirli adeguatamente. Per forza di cose, poi, in questa fase abbiamo dovuto rinunciare al progetto inedito per l’Italia di produrre aglio nero nostrano e poi abbiamo il problema dei manufatti dell’azienda agricola crollati ma su cui avevamo ottenuto finanziamenti Psr» che ora non sono più sufficienti per il ripristino e probabilmente andranno riformulati con tutto ciò che ne consegue in termini di tempi. Ma intanto la piantagione di zafferano è per ora salva grazie allo sforzo di diversi soggetti, dai pompieri agli agricoltori della zona fino agli amici dei due trentenni, ma la sfida di Lorenzo e Ilaria non è terminata.

@chilodice

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