«Gettare i semi della pace, sconfiggere i pregiudizi, ricostruire il diritto, equità, libertà dove sono stati calpestati è opera che, certamente, riguarda i governi e le istituzioni, ma nessuno è dispensato dal compiere la propria parte». Così il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio a «Pace disarmata e disarmante», l’evento, apertosi domenica a Bastia Umbra e che si concluderà martedì, promosso dalla Comunità di Sant’Egidio a quarant’anni dall’evento interreligioso voluto da Giovanni Paolo II.
Evento profetico Nel suo messaggio, Mattarella ha ricordato il valore dell’incontro del 27 ottobre 1986 ad Assisi, quando i leader religiosi di tutto il mondo si riunirono per testimoniare la pace e la fraternità. «Quello di Assisi fu un evento profetico», ha scritto il capo dello Stato, sottolineando che l’iniziativa promossa da Giovanni Paolo II ribadì che il nome di Dio non può essere invocato per uccidere, sfruttare o sottomettere. Il presidente ha riconosciuto alla Comunità di Sant’Egidio il merito di aver mantenuto vivo, attraverso gli incontri internazionali organizzati negli anni, lo «spirito di Assisi», nonostante il peso crescente delle guerre, delle diseguaglianze e delle ambizioni di dominio. «La forza delle religioni è importante», ha osservato Mattarella, indicando nel dialogo, nel rispetto delle diversità e nella solidarietà strumenti per rafforzare la fiducia e la coesione. Conflitti, ingiustizie, povertà e sopraffazioni, ha aggiunto, sono il risultato di scelte umane e richiedono una risposta collettiva, che coinvolga istituzioni e cittadini.
Zuppi Sulla necessità di contrastare la corsa al riarmo si è soffermato il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza episcopale italiana. «Siamo convinti che solo disarmati si può disarmare», ha detto, denunciando una stagione in cui prevale la convinzione che riarmarsi sia indispensabile, alimentando un circolo vizioso. Secondo Zuppi, si è diffusa una «rozza e ignorante cultura della potenza», che indebolisce anche la credibilità delle organizzazioni internazionali, chiamate a riformarsi e a rilanciare la propria azione per rispondere alle sfide della pace.
La tentazione del nemico Il cardinale ha messo in guardia dalla tentazione di costruire le identità collettive contro un nemico e ha invitato a non restare neutrali di fronte alle sofferenze provocate dai conflitti. «Scegliamo con sempre rinnovata convinzione e intelligenza la parte della pace», ha affermato, ricordando lo stretto legame tra pace e giustizia. Zuppi ha inoltre denunciato il crescente investimento negli armamenti a fronte dell’indebolimento delle risorse destinate al sostentamento delle popolazioni. L’impiego dell’intelligenza artificiale nei sistemi bellici, ha avvertito, rischia di rendere la guerra ancora più disumana, riducendo le vittime a semplici effetti collaterali. In questo quadro, il dialogo tra le religioni può contribuire a contrastare la logica della violenza.
Riccardi Il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, ha richiamato il cambiamento rispetto al 1986, quando il mondo era diviso dalla guerra fredda ma la pace restava al centro delle politiche internazionali. «Oggi, purtroppo la pace, come idea ispiratrice, sembra sparita dall’orizzonte», ha detto, rilevando come si affermi sempre più l’idea della guerra quale elemento naturale della storia umana.
Il tempo del dialogo Riccardi ha ricordato che il nuovo secolo è stato segnato dall’aumento dei conflitti e dal ritorno della guerra come strumento di politica internazionale. «Per una pace solida, bisogna passare dall’età del conflitto al tempo del dialogo», ha sostenuto, spiegando che il titolo dell’incontro riprende le parole pronunciate da Papa Leone XIV (che ha dovuto rinunciare alla visita di martedì ad Assisi per la giornata finale dell’evento) subito dopo l’elezione: «Pace disarmata e disarmante». Le religioni, ha aggiunto, non dispongono della forza delle armi, ma possono esercitare un’influenza diversa attraverso il dialogo e la preghiera. «Il dialogo può disarmare il linguaggio, se bellicoso e minaccioso. La preghiera può ottenere quella pace, che gli uomini non sanno darsi», ha concluso, ribadendo che la pace è un compito aperto a tutti.
Proietti All’incontro è intervenuta anche la presidente della Regione, Stefania Proietti, che ha richiamato la responsabilità delle istituzioni e la necessità di coinvolgere le nuove generazioni. «Dobbiamo dare ai giovani la speranza di futuro: possiamo essere, ognuno di noi può essere un costruttore di pace», ha affermato, ricordando il legame personale con la giornata del 1986, quando, ancora bambina, partecipò alla formazione della colomba composta sul prato della Basilica di San Francesco. Proietti ha sottolineato che la pace non può limitarsi a essere celebrata nelle ricorrenze, ma deve tradursi in scelte concrete. Ha richiamato l’articolo 4 dello Statuto regionale, che riconosce la pace come diritto fondamentale delle persone e dei popoli, e l’istituzione nel 2024 dell’assessorato regionale alla Pace. La presidente ha inoltre messo in guardia dal rischio di abituarsi alle immagini delle stragi e alla sofferenza delle vittime, in particolare dei bambini e delle popolazioni colpite dalla guerra e dallo sfruttamento.






