Sono «amarezza e delusione» i sentimenti con i quali i vescovi dell’Umbria hanno accolto l’approvazione, giovedì in consiglio regionale, della legge sul suicidio medicalmente assistito. La Conferenza episcopale umbra va all’attacco parlando di un testo che «anziché promuovere e difendere la vita come dono inestimabile, intende legalizzarne la soppressione». Citando Papa Leone, la Ceu ribadisce che «la tutela della vita – dal suo concepimento fino al suo termine naturale – è il fondamento imprescindibile di ogni altro diritto», e che la risposta alle sofferenze «è l’accompagnamento e la prossimità solidale». I vescovi chiedono poi che si dia piena attuazione alla legge sul potenziamento della rete delle cure palliative e, citando Prevost, sostengono che «La tentazione di togliere la vita con il pretesto di una falsa compassione deve essere fermamente respinta. Ciò che è legale non è necessariamente morale».
La sindaca Di segno opposto le reazioni della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, e dell’Associazione Luca Coscioni, che hanno accolto l’approvazione come un passaggio nel percorso di riconoscimento dell’autodeterminazione nelle scelte di fine vita. Per Ferdinandi, il voto dell’Assemblea legislativa rappresenta anche una risposta alla battaglia condotta da Laura Santi, la giornalista perugina affetta da sclerosi multipla, che si è impegnata per anni per il riconoscimento di procedure certe per l’accesso al suicidio medicalmente assistito. «L’approvazione della legge – scrive Ferdinandi – è un passo di civiltà che porta con sé anche il suo nome, il suo coraggio, la sua capacità di trasformare una sofferenza personale in una responsabilità collettiva». La sindaca sottolinea che Santi «ha chiesto alle istituzioni di ascoltare, di assumersi il peso delle domande più difficili, di riconoscere la libertà e la dignità delle persone anche nel tratto più doloroso della loro esistenza».
L’APPROVAZIONE DELLA LEGGE E IL DIBATTITO
Laura amava la vita Ferdinandi richiama anche il significato personale della giornata: «Amava la vita, Laura. La amava nei legami, nelle parole, nella curiosità con cui continuava a guardare il mondo». Da quell’amore, aggiunge, nasceva la battaglia per l’autodeterminazione, affinché ogni persona potesse essere accompagnata e curata senza rinunciare al rispetto delle proprie scelte. La sindaca ringrazia poi l’associazione Luca Coscioni, i promotori della proposta e l’Assemblea legislativa, oltre all’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli. «A noi spetta adesso la responsabilità di dare concretezza a questo passo, con umanità, attenzione e rispetto per le convinzioni di ciascuno», scrive ancora, rivolgendo infine un pensiero a Stefano Massoli, compagno di Santi, che ha condiviso con lei la battaglia.
Cinque regioni L’Associazione Luca Coscioni, attraverso il tesoriere Marco Cappato e la segretaria nazionale Filomena Gallo, presenti giovedì in Aula, considera l’approvazione umbra un risultato importante per l’applicazione delle garanzie previste dalla Corte costituzionale. Con l’Umbria salgono a cinque le Regioni che hanno approvato una legge ispirata alla proposta di iniziativa popolare «Liberi Subito», dopo Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto. La proposta umbra era stata sottoscritta da 4.801 cittadini.«Dall’Umbria arriva finalmente una scelta rispettosa dei diritti e delle libertà di chi soffre», affermano Cappato e Gallo, che ringraziano i cittadini firmatari, i consiglieri regionali e, in particolare, Santi, che aveva promosso la mobilitazione insieme a Massoli. Secondo l’associazione, la legge mira a evitare che persone con condizioni di sofferenza insopportabile e irreversibile debbano attendere anni prima di poter esercitare il diritto al suicidio assistito nei casi previsti dall’ordinamento.
VIDEO – MASSOLI: «LAURA CE L’HA FATTA, SARÀ CONTENTA»
Procedure certe La norma, sostengono i rappresentanti dell’associazione, consente di definire procedure regionali certe, uniformi e trasparenti, offrendo garanzie sia alle persone interessate sia al personale sanitario. Il riferimento è alla sentenza della Corte costituzionale sul caso Cappato-Antoniani, che ha individuato specifiche condizioni in presenza delle quali l’aiuto al suicidio non è punibile. L’associazione chiede ora che il modello venga esteso alle altre Regioni e sollecita il Parlamento a intervenire con una disciplina nazionale. Attraverso il proprio Numero Bianco, riferisce inoltre, continuerà a fornire informazioni e assistenza sui diritti di fine vita, sulle disposizioni anticipate di trattamento e sulle cure palliative.
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
Pagina storica Anche la presidente dell’Assemblea legislativa umbra, Sarah Bistocchi, ha definito il voto «una pagina storica» per la regione. La legge, ha sostenuto, offre una risposta alle persone che vivono condizioni di sofferenza estrema e uno strumento in più alle famiglie e agli operatori sanitari. Bistocchi ha richiamato le parole contenute nell’ultima lettera di Santi: «La vita è degna di essere vissuta, se uno lo vuole, anche fino a 100 anni e nelle condizioni più feroci, ma dobbiamo essere noi che viviamo questa sofferenza estrema a decidere e nessun altro». La presidente ha inoltre auspicato che l’esperienza umbra possa essere presa a riferimento dal governo nazionale.
VIDEO – IL PRESIDIO PRIMA DEL VOTO
Per Laura L’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli ha dedicato il risultato a Santi, definendo la legge uno strumento a tutela della libertà e della dignità individuale. Il provvedimento, ha precisato, non impone il ricorso al suicidio medicalmente assistito, non limita il diritto alle cure e non si pone in alternativa alle cure palliative; disciplina invece una possibilità per le persone che si trovano nelle condizioni previste dalla normativa. Barcaioli ha ricordato anche il lavoro svolto dalla Terza commissione dell’Assemblea legislativa, impegnata per circa un anno nell’esame del testo, e ha ribadito la necessità di una legge nazionale per evitare che le possibilità di accesso dipendano dalla regione di residenza.
Verini Dal Parlamento arriva infine la richiesta di un intervento legislativo. Il senatore del Partito democratico Walter Verini, segretario della Commissione Giustizia, ha salutato l’approvazione umbra e chiesto alle Camere di colmare il vuoto normativo, nel rispetto delle indicazioni della Corte costituzionale. Secondo Verini, il voto delle Regioni deve rappresentare uno stimolo per il Parlamento, chiamato ad approvare una disciplina nazionale sul fine vita prima della conclusione della legislatura.


