Nelle lacrime di Stefano Massoli, marito di Laura Santi, si sono sciolti giovedì sera anni di battaglie, dolore e tensioni. Dopo un dibattito durato quasi otto ore carico di emotività, è stata approvata giovedì dal consiglio regionale con 11 voti favorevoli (Pd, M5S e Avs), 3 astensioni (Pernazza-Fi, Melasecche-Lega, Arcudi-Tp-Uc) e 6 voti contrari (FdI, Tagliaferri-Ud-Pp, Tesei-Lega, Romizi-FI), la proposta di legge popolare sul suicidio medicalmente assistito. La presidente Stefania Proietti, dopo una scelta che ha definito «meditata e sofferta», non ha partecipato al voto.
Gli emendamenti Il testo è stato modificato con emendamenti di Maria Grazia Proietti (Pd) e Pernazza. Tra le novità, la cancellazione del riferimento alla fase terminale della vita come possibile requisito aggiuntivo, il chiarimento sul ruolo delle Usl, la verifica delle condizioni di accesso, la garanzia delle cure palliative senza ritardi nella procedura e la possibilità di revocare la richiesta. Inserita anche una clausola valutativa. Respinti gli emendamenti dell’opposizione su sostegno psicologico, informazione su associazioni a tutela della vita e composizione della Commissione.
LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO
La legge Il testo, presentato più di un anno fa dall’associazione Luca Coscioni e sostenuto da quasi 5mila firme, non mira, come spiegato in aula dal relatore di maggioranza Fabrizio Ricci (Avs), a introdurre un nuovo diritto ma a disciplinare e procedure e tempi per l’accesso al suicidio medicalmente assistito nei casi individuati dalla Corte costituzionale con le sentenze del 2019 e del 2024. In particolare, possono accedere le persone con una patologia irreversibile, sofferenze fisiche o psicologiche intollerabili, dipendenza da trattamenti di sostegno vitale e capacità di assumere decisioni libere e consapevoli.
I requisiti La verifica dei requisiti spetta a una commissione multidisciplinare composta da sette figure sanitarie, tra cui medici, psichiatra, psicologo e infermiere, con l’eventuale coinvolgimento di uno specialista della patologia. Il percorso si deve concludere entro 30 giorni dalla richiesta, con scadenze definite per ogni fase, dall’attivazione della commissione alla comunicazione dell’esito e all’organizzazione della procedura. Il servizio è gratuito e a carico del Servizio sanitario regionale.
L’apertura della seduta «È soprattutto la legge di Laura Santi», ha detto in apertura il consigliere regionale di Avs Fabrizio Ricci, relatore di maggioranza, che ha ricordato anche le parole di Santi nel suo ultimo appello al mondo politico: «Siamo noi e solo noi – ha detto Ricci ricordando le parole della giornalista – a dover scegliere». Ricci ha sottolineato che con la proposta non introduce un nuovo diritto, bensì disciplina le modalità operative di un diritto sancito dalla Corte costituzionale 7 anni fa.
Proietti non vota Nel pomeriggio la presidente Stefania Proietti, la cui lista Umbria Domani mercoledì ha messo diversi puntini sulle «i» a proposito della sostanza del testo e dell’iter, ha annunciato che non avrebbe partecipato al voto: «Una scelta meditata e in parte sofferta», ha detto, richiamando quel «profumo di rispetto che c’è stato in Umbria dopo la scelta di Laura; lo stesso rispetto che auspico ci sia dopo questo voto». Proietti ha parlato di un «tema di assoluta delicatezza etica e morale», intorno al quale avrebbe voluto fare di più: «Tutti – ha detto – avremmo potuto fare di più, anche io avrei voluto discuterne di più; avremmo potuto confrontarci più prima ma è stato fatto comunque un ottimo lavoro dalla commissione».
Cure palliative La presidente ha poi sottolineato l’importanza delle cure palliative e della necessità di potenziare la rete; cure palliative che «non sono una alternativa a quanto previsto dalla legge ma un presupposto». Per la presidente sarebbe servito un intervento del legislatore nazionale, per evitare che ogni Regione faccia la sua legge. I
Il comitato La seduta è stata molto partecipata e fuori dall’Assemblea c’è stato il presidio dell’associazione Luca Coscioni. In piazza anche Stefano Massoli, marito di Laura Santi, la giornalista perugina malata di sclerosi multipla che dopo un lungo calvario un anno fa è stata la prima a usufruire della procedura. «Laura – ha detto – avrebbe detto di votare secondo coscienza; l’atto va al di là del credo politico». «Confido molto – ha aggiunto – che il voto sia fatto secondo il cuore e non per appartenenza politica. Dovranno infatti poi fare i conti con lo specchio e avere il coraggio di guardarsi. Su queste proposte di legge volute dai cittadini è bene abbandonare il credo politico ma ascoltare la coscienza e la volontà degli elettori perché se andassimo a fare un referendum su questo tema, sulla morte volontaria medicalmente assistita, vinceremmo sicuramente perché abbiamo avuto una marea di attestazioni. Questa è una cosa super partes». Dopo il voto, abbracci e grande commozione tra i membri del comitato.
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