«Bisogna aprire un dibattito per capire la sostenibilità futura del personale del Comune. Pochi anni fa i dipendenti erano il doppio. Oggi, con la metà, il Comune funziona lo stesso e non ci sono servizi che non funzionano, ma il dato va considerato e impone una riflessione». Lo afferma il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, riaccendendo la discussione sul numero dei dipendenti comunali, che diventa la priorità dell’agenda politica di Palazzo Spada. A tal proposito, si è tenuta una riunione con le parti sindacali proprio per affrontare il tema.

Riflessione Per il 2026 non cambia nulla, sottolinea il sindaco, ma nella gestione dell’ente «dobbiamo considerare una serie di aumenti dovuti all’innalzamento dei prezzi e dei costi di gestione». Secondo quanto riporta la nota, all’ingresso di Bandecchi in Comune gli stipendi ammontavano a 27 milioni, mentre oggi superano i 32. Per questo «il Comune non potrà sostenere, nei prossimi anni e tenendo conto degli aumenti, più di 400 unità di personale. Dobbiamo ragionare sui dati e dobbiamo far tornare i nostri conti». Gli elementi da analizzare sono tanti, per far funzionare l’ente senza sprechi. Il sindaco vuole sgombrare il campo da facili speculazioni e precisa di non essere contro la legge 104, norma che considera di grande valore per l’evoluzione dei diritti: «104 e malattia sono diritti, ma quando parliamo di forza lavoro dobbiamo considerarne anche le assenze».

Uil Fp Sulla questione è intervenuta la Uil Fp, che il 16 settembre aveva chiesto all’amministrazione un confronto su organico, servizi e assenze. Il sindacato spiega che gli atti indicano un percorso preciso: prima si definiscono i servizi da garantire, i loro standard e i carichi di lavoro, e soltanto dopo si determina il personale necessario. «Al tavolo non è stato prodotto alcun documento sui fabbisogni, sulle professionalità o sulle attività sacrificabili che giustifichi la cifra di 400». «I cittadini vedono già le conseguenze della riduzione – continuano -. Una città non vive soltanto di opere e asfalto: servono tecnici che progettino e controllino i lavori, agenti che garantiscano sicurezza e viabilità, amministrativi che rilascino documenti e autorizzazioni, personale che riscuota le entrate e assistenti sociali che sostengano le persone fragili. Prima di eliminare altri 200 posti, l’amministrazione deve dire quali prestazioni saranno ridotte, quali tempi si allungheranno e quali costi verranno trasferiti all’esterno». La sigla sindacale propone progetti pilota condivisi, formazione, tutela dei dati e verifica degli effetti sui processi. Le eventuali economie, aggiunge, dovranno rafforzare i servizi più fragili, ridurre i carichi di lavoro e valorizzare anche economicamente il personale, senza trasformarsi automaticamente in posti cancellati.

Csa Ral Prende posizione anche la Csa Ral Terni che, spiega, registra con favore i chiarimenti del sindaco sulle dichiarazioni rese in Consiglio comunale sull’efficienza e la professionalità dei dipendenti. Per il sindacato, però, il confronto non può fermarsi agli aspetti contingenti e deve riguardare la futura organizzazione dell’ente, tenendo insieme bilancio, qualità dei servizi e valorizzazione delle professionalità. «Rendere più efficiente la macchina comunale – si legge nella nota – può essere un obiettivo condivisibile. Siamo contrari, invece, a un suo eventuale sottodimensionamento». Csa Ral si dice disponibile a un confronto tecnico e costruttivo con l’amministrazione, insieme alle altre organizzazioni sindacali e alla Rsu, senza rinunciare alla tutela dei lavoratori e a servizi pubblici adeguati ai bisogni dei cittadini.