Una donna vittima di violenza

Ammontano a 50mila euro le risorse stanziate dalla Regione per garantire, quest’anno, l’esenzione totale dal ticket sanitario alle donne vittime di violenza. La misura riguarda le prestazioni di specialistica ambulatoriale e il supporto psicologico connessi ai maltrattamenti o agli abusi subiti e amplia le tutele previste dai livelli essenziali di assistenza. La giunta regionale ha approvato il provvedimento nell’ambito del nuovo protocollo chiamato Codice rosa, il percorso regionale in tema di soccorso e assistenza socio-sanitaria per le donne che subiscono violenza presentato nelle scorse settimane. L’obiettivo è assicurare continuità alle cure senza che i costi delle prestazioni rappresentino un ostacolo per le persone prese in carico.

La misura Il provvedimento introduce il codice di esenzione «V99 Vittima di violenza». Potranno ottenerlo le cittadine residenti in Umbria dopo il rilascio del referto di pronto soccorso oppure di una certificazione specialistica da parte di una struttura sanitaria pubblica. Il relativo tesserino avrà una validità iniziale di un anno e consentirà di accedere senza ticket a visite, accertamenti e percorsi psicologici legati alla violenza subita. L’esenzione potrà essere rinnovata nel caso in cui le condizioni di salute richiedano cure ulteriori e prolungate nel tempo. La misura comprende quindi sia gli interventi sanitari necessari nell’immediato sia il percorso successivo di assistenza psicologica e recupero.

Il riparto Le risorse stanziate per il 2026 provengono dai fondi regionali destinati ai servizi sanitari aggiuntivi rispetto ai livelli essenziali di assistenza. La somma sarà ripartita tra le due aziende sanitarie territoriali in base alla popolazione femminile residente rilevata dall’Istat: circa 28.670 euro andranno all’Azienda Usl Umbria 1, mentre circa 21.330 euro saranno assegnati all’Azienda Usl Umbria 2. Le due aziende dovranno rendicontare alla fine dell’esercizio la spesa effettivamente sostenuta per il rimborso dei ticket. La nuova esenzione si inserisce così nel percorso regionale di presa in carico delle donne vittime di violenza, che coinvolge strutture di emergenza, consultori e servizi sanitari territoriali.

Proietti In una nota di Palazzo Donini la presidente Stefania Proietti sottolinea «il valore civile e sanitario del provvedimento», evidenziando come «la violenza di genere sia una gravissima ferita alla dignità e alla salute pubblica. La volontà delle istituzioni regionali – scrive – è quella di voler assicurare un percorso protetto, uniforme ed efficace fin dal primo contatto con le strutture di emergenza, garantendo che nessuna donna venga lasciata sola e che non debba affrontare ostacoli di natura economica per curarsi».

Il Fondo nazionale E a proposito di risorse, Proietti insieme ad altri presidenti ha chiesto al Governo di stanziare nella prossima legge di bilancio almeno 6 miliardi in più per la sanità, dato che gli attuali 143 non bastano più «più a sostenere le spese attuali per garantire la salute dei cittadini». «Non è una richiesta di parte – scrive – ma una condizione necessaria per garantire i Livelli essenziali di assistenza, sostenere il personale, ridurre in modo strutturale le liste di attesa e assicurare cure di qualità alle cittadine e ai cittadini, ovunque vivano». Proietti sottolinea che i 143 miliardi messi oggi sul tavolo vengono erosi dall’inflazione, dall’aumento dei costi energetici e dalle «ingenti spese» per i farmaci innovativi. Nel complesso, il rischio è quello di «mettere in difficoltà la tenuta stessa del Servizio sanitario nazionale».

I criteri Tra le richieste fatte da Proietti anche quella di rivedere i criteri di riparto del Fondo nazionale, che rischiano di penalizzare regioni come l’Umbria. «Non può esistere – dice Proietti – un diritto alla salute differenziato in base alla densità abitativa o alla distanza dai grandi centri urbani. Le regioni con maggiore dispersione territoriale – cioè con un numero esiguo di abitanti residenti in aree vaste – montane e caratterizzate da aree interne hanno bisogno di criteri di finanziamento capaci di riconoscere i costi reali della presa in carico delle persone e dell’organizzazione dei servizi più impegnativi che richiedono ad esempio il ricorso maggiore all’elisoccorso e all’assistenza domiciliare, che richiede quindi un maggior numero di personale sanitario».

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.