Pagare chi sceglie la bicicletta può convenire alla collettività, ma il risultato non si misura soltanto contando i chilometri percorsi. La domanda decisiva è quante persone lasciano davvero l’auto a casa e quanto si risparmia in termini di salute, inquinamento, traffico e costi di trasporto. Le esperienze europee offrono modelli diversi, dagli incentivi chilometrici alla trasformazione dello spazio urbano.
Il 18 settembre 2026 è partito «Roma Corre in Bici», il programma di Roma Capitale realizzato attraverso Roma Servizi per la Mobilità con la piattaforma Wecity. L’incentivo è di 30 centesimi per chilometro, fino a 10 euro al giorno e 30 euro al mese. Il finanziamento complessivo è di 470 mila euro, tra risorse del programma nazionale «Bici in Comune» e fondi comunali. La campagna terminerà all’esaurimento del budget.
Sono ammessi tragitti di almeno un chilometro che ricadano almeno in parte nel territorio comunale. Non è necessario pedalare soltanto per andare al lavoro. Possono partecipare, però, solo i dipendenti di aziende ed enti aderenti alla rete del Mobility Management di Roma Capitale e gli studenti maggiorenni di istituti e università con un Mobility Manager accreditato.
I partecipanti devono registrarsi sull’app Wecity con il codice fornito dall’ente di appartenenza. I tragitti vengono tracciati e verificati, gli incentivi sono conteggiati mensilmente e il pagamento avviene tramite bonifico. Il tetto di 30 euro si raggiunge dopo 100 chilometri incentivabili. Il massimo teorico è di 360 euro l’anno, a condizione che il programma resti attivo per dodici mesi e che il partecipante raggiunga ogni mese il massimale. Essendo appena partito, il progetto non dispone ancora di risultati che consentano di misurarne l’efficacia.
Firenze offre dati più consolidati. Il programma «Pedala, Firenze ti premia» è partito nel giugno 2024 e ha poi proseguito con nuove fasi. Nei primi quattro mesi, secondo il Comune, 1.727 utenti attivi avevano percorso 677 mila chilometri, maturando oltre 73 mila euro di incentivi. L’amministrazione aveva stimato in circa 103,4 tonnellate la CO₂ evitata. È una stima basata sul modello di calcolo adottato, non una misurazione diretta della riduzione delle emissioni cittadine.
Nel 2026 il Comune ha annunciato una nuova fase, con l’obiettivo di arrivare a 4.500 partecipanti e circa 420 mila euro di finanziamento per un anno. Il sistema prevede un tetto mensile di 30 euro, regole aggiornate per il calcolo dei punti e premi aggiuntivi per gli utenti più attivi. Il monitoraggio avviene attraverso l’app IF di Infomobilità del Comune. A fine agosto l’amministrazione aveva comunicato oltre 545 mila chilometri percorsi nella nuova fase; dal primo settembre sono entrate in vigore modifiche al sistema di calcolo.
In Norvegia, nel 2016, Oslo ha sperimentato un contributo pari al 20 per cento del prezzo di acquisto delle biciclette elettriche, rivolto a mille persone. Quasi 700 acquisti furono agevolati.
Il caso parigino riguarda una strategia più ampia. Le amministrazioni guidate da Anne Hidalgo hanno ampliato le infrastrutture ciclabili, ridisegnato le strade, ridotto lo spazio dedicato alle automobili e restituito aree a pedoni e biciclette. Secondo un’indagine basata su tracciamenti GPS realizzata tra il 2022 e il 2023, l’11,2 per cento degli spostamenti rilevati nella capitale avveniva in bicicletta, contro il 4,3 per cento in automobile.
In diversi Paesi europei gli incentivi sono legati agli spostamenti casa-lavoro. Nei Paesi Bassi le aziende possono riconoscere un’indennità chilometrica esente da imposte entro i limiti previsti; in Belgio è diffusa l’indennità per chi raggiunge il lavoro in bicicletta. In Francia il Forfait mobilités durables consente ai datori di lavoro di contribuire alle spese per forme di mobilità sostenibile, compresa la bicicletta.
Un altro esempio è Montecchio Maggiore, in Veneto. Tra dicembre 2025 e marzo 2026, 53 partecipanti al programma «Bike to Work» hanno percorso 40.053 chilometri. Il Comune ha stimato 6.008 chilogrammi di CO₂ risparmiati e distribuito buoni spesa per 6.280 euro, utilizzabili nei negozi aderenti. Il programma ammette anche spostamenti a piedi e con altri mezzi leggeri
Anche in Umbria sono state avviate iniziative per sostenere la mobilità ciclabile, ma il quadro resta frammentato tra contributi per l’acquisto dei mezzi, progetti comunali e percorsi destinati soprattutto al turismo.
Undici Comuni hanno ottenuto finanziamenti attraverso il bando nazionale «Bici in Comune»: Perugia, Gubbio, Spoleto, Todi, Marsciano, Bevagna, Bettona, Montone, Fabro, Giove e Montecchio. Le risorse assegnate ammontano complessivamente a circa 684 mila euro. Gli importi vanno dai 50 mila euro riconosciuti ad alcuni centri agli 80 mila assegnati a Gubbio, Todi, Marsciano e Spoleto, fino agli 83.535 euro ottenuti da Perugia.
Il bando sostiene interventi per migliorare e mettere in sicurezza i percorsi, installare rastrelliere e parcheggi per biciclette, potenziare i servizi di supporto, curare la segnaletica e promuovere il cicloturismo. A Perugia il progetto comprende interventi nell’area di via Birago, con una Zona 30 e iniziative per favorire l’uso della bicicletta, tra cui una ciclofficina. Nei centri turistici, invece, una parte importante delle iniziative punta a collegare borghi, aree naturalistiche e itinerari culturali.
La regione dispone già di itinerari conosciuti: la Spoleto-Norcia, la ciclovia del Tevere, l’anello del Trasimeno e il percorso Assisi-Spoleto. Sono risorse importanti per il turismo lento, ma non risolvono i problemi della mobilità quotidiana.
Nel 2023 i Comuni di Terni e Narni avevano inoltre messo a disposizione 75 mila euro per contributi all’acquisto di biciclette elettriche e cargo bike a pedalata assistita.
Il 16 maggio, a Perugia, è stato presentato al circolo La Piroga di Ponte della Pietra il progetto «Mobilità dolce e Salute», coordinato da Fabrizio Pottini e promosso da associazioni del territorio perugino. L’obiettivo è realizzare una cintura verde di circa 130 chilometri, collegando percorsi pedonali e ciclabili già esistenti e raccordandoli con le aree urbane ed extraurbane attraverso undici bretelle.
Tra gli itinerari citati figurano il sentiero delle Lavandaie, il percorso lungo il Tevere, la zona degli arconi dell’acquedotto medievale e dei Conservoni di Monte Pacciano, il parco di Lacugnano e il bosco Sereni-Torricella. Il progetto è stato sviluppato inizialmente da otto associazioni e ha raccolto successivamente altre adesioni, tra cui l’EcoMuseo del Tevere, Explore, il Circolo Ponted’Oddi e l’associazione Il Mosaico di Fontivegge.
I promotori chiedono una rete fruibile in sicurezza anche da chi si sposta per lavoro o studio, comprese le persone con disabilità. Tra le priorità indicano la manutenzione dei percorsi, la segnaletica, gli attraversamenti e i marciapiedi. Chiedono inoltre al Comune un censimento delle condizioni dei marciapiedi nel capoluogo e nelle frazioni.
La cintura verde dovrebbe collegare parchi e aree naturali, migliorare l’accesso al verde e favorire movimento, socialità e tutela del paesaggio. Per realizzarla serviranno risorse per sistemare alcuni tratti, installare staccionate e segnaletica e garantire la manutenzione. I promotori propongono una collaborazione tra Comune, Provincia, Regione, Università, Fondazione Cassa di Risparmio e altri soggetti, anche attraverso l’adozione di singoli tratti.
