Associare la diagnosi precoce del tumore al polmone a un percorso per smettere di fumare. È la strategia sperimentata dalla Rete italiana screening polmonare (Risp), con risultati incoraggianti sull’uso della citisina, farmaco che contrasta la dipendenza da nicotina.
Lo studio, pubblicato nel luglio 2026 sul Journal of Thoracic Oncology, ha analizzato oltre 10mila persone. Tra i fumatori che hanno intrapreso un percorso per smettere, il 50,1 per cento di quelli che hanno assunto citisina ha dichiarato di aver smesso nel periodo osservato, contro l’8,1 per cento di chi ha ricevuto soltanto colloqui di sostegno. Il risultato è promettente, ma non dimostra una cessazione definitiva: i partecipanti hanno scelto autonomamente se assumere il farmaco e il periodo di osservazione era limitato.
Il programma Risp, promosso dall’Istituto nazionale dei tumori di Milano e articolato in 18 centri di 15 regioni, combina la prevenzione del fumo con la Tac del torace a basso dosaggio. È rivolto a persone tra 55 e 75 anni con una lunga storia di consumo intenso di sigarette, non alla popolazione generale.
La citisina è stata inserita nel 2025 dall’Organizzazione mondiale della sanità nella lista dei medicinali essenziali. In Italia è disponibile anche attraverso il farmaco Recigar, la cui rimborsabilità è subordinata alle condizioni stabilite dall’Aifa, tra cui il percorso di sostegno e la prescrizione attraverso i centri antifumo individuati dalle Regioni.
Secondo i dati Passi 2023-2024 diffusi dalle aziende sanitarie umbre nel maggio 2026, fuma il 28 per cento delle persone tra 18 e 69 anni: il 32 per cento degli uomini e il 25 per cento delle donne. Nel 2025 i centri antifumo regionali hanno seguito circa 550 persone. Le Usl Umbria 1 e Umbria 2 offrono percorsi di sostegno e trattamenti, quando indicati dal medico.
La Regione ha adottato nell’ottobre 2025 un percorso diagnostico e assistenziale per i tumori polmonari, ma questo non equivale a uno screening organizzato con Tac a basso dosaggio.
