La storia di Paulo Peregrino, il pubblicitario brasiliano che ha visto regredire un linfoma dopo una terapia con cellule immunitarie modificate in laboratorio, racconta una delle frontiere più avanzate della ricerca contro il cancro. Non è la dimostrazione che esista una cura universale, ma un esempio delle possibilità aperte da trattamenti capaci di aiutare il sistema immunitario a riconoscere e combattere la malattia.

Peregrino aveva affrontato cinque anni di malattia e oltre 50 trattamenti chemioterapici. Nel 2026, il quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo ha raccontato la remissione ottenuta dopo una terapia Car-T sperimentale realizzata a Ribeirão Preto, in Brasile. È un risultato significativo, soprattutto per un paziente che aveva esaurito diverse opzioni terapeutiche. La sperimentazione, tuttavia, deve ancora fornire ulteriori dati per stabilire quanto il trattamento sia efficace e sicuro su un numero più ampio di persone.

Le Car-T sono tra le innovazioni più importanti degli ultimi anni. Il principio è relativamente semplice: si prelevano alcune cellule immunitarie del paziente, si modificano in laboratorio per renderle capaci di riconoscere determinate cellule tumorali e poi le si reinserisce nell’organismo.

Queste cellule possono moltiplicarsi e attaccare il bersaglio individuato. La terapia è già utilizzata per alcune leucemie, alcuni linfomi e il mieloma multiplo, soprattutto in pazienti per i quali altri trattamenti non hanno funzionato. Richiede però centri specializzati e può provocare effetti collaterali anche gravi.

Un risultato pubblicato nel giugno 2026 sul New England Journal of Medicine offre una misura delle sue potenzialità. Seguendo per circa dieci anni 38 pazienti con due forme di linfoma trattati con Car-T, i ricercatori hanno rilevato che il 32 per cento dei pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B e il 47 per cento di quelli con linfoma follicolare erano ancora liberi dalla malattia. Si tratta di un gruppo ristretto e di due forme specifiche di tumore, ma i risultati dimostrano che, in alcuni casi, la remissione può durare molti anni e rappresentare una concreta prospettiva di guarigione.

Le Car-T hanno dato risultati importanti soprattutto nei tumori del sangue. La ricerca cerca ora di ottenere progressi analoghi contro malattie come il cancro del colon, del pancreas e del polmone, più difficili da aggredire con queste tecniche.

Una delle strade è rappresentata dai linfociti infiltranti il tumore, chiamati Til: cellule immunitarie già presenti nella massa tumorale, che vengono prelevate, selezionate e moltiplicate in laboratorio per potenziare la risposta contro la malattia.

Negli Stati Uniti è già stata autorizzata una terapia basata su questo principio per alcuni pazienti adulti con melanoma avanzato che non hanno risposto ad altri trattamenti. Nel 2025, inoltre, uno studio pubblicato su Nature Medicine ha mostrato risultati promettenti in pazienti con tumori gastrointestinali metastatici: tra i 34 che avevano ricevuto cellule selezionate insieme a un farmaco immunoterapico, otto hanno ottenuto una riduzione significativa del tumore.

È un risultato ancora sperimentale, ottenuto in pazienti selezionati e già sottoposti a diverse cure. Non equivale a una guarigione, ma indica che le terapie cellulari potrebbero in futuro offrire nuove possibilità anche contro tumori solidi particolarmente difficili da trattare.

Un’altra frontiera è la medicina di precisione. Oggi è possibile analizzare le caratteristiche biologiche di un tumore per individuare alterazioni che possono essere attaccate con farmaci specifici. Questo consente, quando esiste un trattamento adatto, di scegliere la terapia in base alle caratteristiche della malattia e non soltanto all’organo in cui si è sviluppata.

Anche l’immunoterapia, attraverso farmaci che aiutano le difese dell’organismo a riconoscere le cellule tumorali, ha cambiato il trattamento di diverse neoplasie. In alcuni pazienti ha prodotto risposte durature; in altri non funziona oppure perde efficacia nel tempo. Non tutti i tumori presentano bersagli utilizzabili e la ricerca deve ancora risolvere molti problemi.

La tecnologia a mRna utilizzata per alcuni vaccini contro il Covid è oggi studiata anche contro il cancro. L’idea è preparare un vaccino, in alcuni casi personalizzato sulla base delle caratteristiche del tumore del singolo paziente, capace di insegnare al sistema immunitario a riconoscere le cellule malate e attaccarle. I risultati più promettenti arrivano dagli studi sul melanoma: una sperimentazione su larga scala ha indicato che associare un vaccino personalizzato a un farmaco immunoterapico può ridurre il rischio che la malattia ritorni o si diffonda. Sono in corso ulteriori studi per confermare i risultati e verificare l’efficacia anche contro altri tumori. Questi vaccini non servono a prevenire indistintamente tutti i tumori e non sono ancora disponibili come cura ordinaria: rappresentano una delle strade più interessanti verso trattamenti sempre più personalizzati.

Accanto alle nuove cure, restano fondamentali la diagnosi precoce e la prevenzione. Individuare un tumore quando è ancora in fase iniziale può aumentare le possibilità di trattamento efficace. Vaccinazione contro il papillomavirus, contrasto al fumo e adesione agli screening raccomandati contribuiscono a ridurre il rischio o a individuare alcune forme tumorali prima che diventino più difficili da curare.

Per l’Umbria, il quadro più recente da tenere presente è quello degli screening oncologici: secondo il rapporto Gimbe sui dati 2024, nel luglio 2026, più della metà della popolazione regionale interessata non è stata raggiunta dai programmi organizzati oppure non ha aderito agli inviti. Un dato che ricorda come l’innovazione terapeutica debba accompagnarsi alla capacità di individuare la malattia per tempo.

Il progresso della ricerca non significa che il cancro sia diventato una malattia facilmente curabile. Esistono forme per le quali le possibilità restano limitate, pazienti che non rispondono alle terapie e trattamenti avanzati difficili da produrre e non accessibili ovunque.

Le Car-T, le terapie cellulari contro alcuni tumori solidi e i farmaci mirati stanno però ampliando le opzioni disponibili. Per alcune persone la guarigione è una prospettiva concreta; per altre è possibile mantenere la malattia sotto controllo più a lungo, anche dopo il fallimento delle prime cure.

Giornalista dal duemila, ha lavorato per il Messaggero e Reuters. Ha fondato e diretto la rivista Artico, i quotidiani Giornale del Cilento e Umbria24. Ha svolto a lungo attività di freelance anche come videoreporter. Impegnato nel campo della formazione al giornalismo digitale e multimediale.