di Massimo Colonna

«I 12 milioni di anticipo di tesoreria vanno conteggiati nel bilancio comunale e non accantonati in quello della Osl». Questo in sostanza il parere espresso dal ministero dell’Interno per il Comune di Bacoli, in provincia di Napoli, e che rischia di incidere fortemente anche sull’economia di Palazzo Spada. Bacoli infatti è un Comune in dissesto come Terni e la linea dettata dal documento firmato dalla dirigente Rosa Valentino – la stessa che già in precedenza si era occupata del caso Palazzo Spada – a questo punto potrebbe creare un precedente che potrebbe costringere la giunta Latini a rivedere i conti comunali. Ne sono convinti i consiglieri di minoranza (Movimento Cinque Stelle, Partito democratico, Senso civico e Terni Immagina) che lunedì mattina hanno organizzato una video conferenza per rendere noto il documento.

Le carte «Il comma 878 dell’articolo 1 della legge 27 dicembre 2017 numero 205 – si legge nel documento del Dipartimento Affari Interni del ministero – ha modificato l’articolo 255 comma 10 del Tuel (il Testo Unico degli Enti Locali, ndr) aggiungendo all’elenco delle competenze sottratte alla gestione dell’organo di liquidazione le anticipazioni di tesoreria». Ripresa dunque la linea che le sezioni regionali di Molise, Lazio e Puglia avevano indicato: i 12 milioni nel 2018 dovevano essere inseriti a bilancio e non nel calderone dell’Osl .

La differenza La differenza è sostanziale perché quei dodici milioni di anticipo di tesoreria (sostanzialmente un anticipo che il Comune ha chiesto al Tesoriere, in questo caso Unicredit, che tra l’altro è in causa con l’amministrazione comunale per questa vicenda), qualora passasse la linea ministeriale, dovranno essere inseriti nel bilancio contabile di Palazzo Spada e per questo poi essere coperti da adeguate entrate. Ecco che gli ultimi documenti contabili dell’assessore al Bilancio Orlando Masselli, in particolare i consuntivi 2017 e 2018, dovrebbero a quel punto essere tutti rivisti.

Trasparenza I consiglieri di opposizione chiedono trasparenza alla giunta e alla maggioranza. «Serve un incontro immediato – spiegano Simonetti, Pococacio, Gentiletti, Angeletti, De Angelis e Filipponi in rappresentanza dei propri gruppi – per capire come giunta e maggioranza intendano muoversi. A questo punto non potranno più nascondersi dietro a un dito e dire che va tutto bene, perché questo parere è dirimente, supera quello delle corte dei conti regionali e aggiorna quello dello stesso ministero, che in un primo momento aveva lasciato aperto uno spazio all’interpretazione del Comune. Ora quella interpretazione è sbagliata e il Comune potrebbe andare in seria difficoltà economica». A livello formale, potrebbe a questo punto essere la corte dei conti a scrivere a Palazzo Spada per chiedere conto della questione. «Ma a quel punto – spiegano i consiglieri – ci saranno soltanto trenta giorni per adeguarsi e sarebbe quindi impossibile. Chiediamo che la giunta si prenda le sue responsabilità e faccia il punto di fronte ai cittadini di Terni, in questa fase durissima per tutti noi per via della pandemia».

La replica «E’ assolutamente legittimo – replica in una nota l’assessore Masselli – che il tesoriere percorra i relativi gradi di giudizio e noi auspichiamo di vedere riconosciute le nostre ragioni in tutte le sedi. Se ciò poi non dovesse avvenire, prenderemo atto di quello che sarà un giudizio ufficiale e metteremo in campo tutte le procedure amministrative che la legge prevede per recuperare il debito pregresso. L’interpretazione delle sopravvenute normative in materia con la finanziaria 2018, richiesta per ben due volte al ministero con pareri dal contenuto analogo, ci ha indotti a ritenere che fosse ben fatto non gravare i cittadini ternani di ulteriori 12 milioni di debiti immediatamente rimborsabili.  Quello che è certo è che i debiti di cui si parla li hanno prodotti il Partito Democratico ed i suoi alleati del tempo che oggi, per interposta persona, assurgono al nuovo che avanza».

 

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