I promotori di fronte al consiglio regionale nel settembre scorso (©Fabrizio Troccoli)

L’Ufficio di presidenza del consiglio regionale ha dichiarato ammissibile la proposta di legge popolare sul suicidio medicalmente assistito promossa dall’Associazione Luca Coscioni. Il testo, sostenuto da 4.801 firme raccolte in regione, avvia ora il percorso in Commissione, primo passaggio verso l’esame in Consiglio.

Parte l’iter La decisione dell’Ufficio di presidenza permette ai promotori di essere convocati per illustrare il progetto, presentare documenti e chiarire i punti principali. Conclusa questa fase, la Commissione dovrà redigere una relazione da trasmettere all’Aula. Le regole prevedono che, se entro sei mesi il Consiglio non si sarà espresso, il disegno di legge venga inserito automaticamente come primo punto all’ordine del giorno della prima seduta utile. Per rispettare i tempi fissati, l’approdo in Aula dovrà avvenire entro la seconda metà di marzo 2026.

LAURA SANTI, IL CORPO COME ATTO POLITICO

Liberi subito L’iniziativa rientra nella campagna nazionale «Liberi subito», nata per garantire tempi certi e procedure definite a chi chiede l’accesso al suicidio medicalmente assistito. La proposta si richiama alla sentenza 242 del 2019 sul caso Cappato Antoniani, che ha riconosciuto la possibilità di ricevere aiuto a morire in condizioni cliniche specifiche e verificate dal Servizio sanitario nazionale. Toscana e Sardegna hanno già approvato un testo identico.

Il ddl Il testo, elaborato a livello nazionale dall’associazione a partire dalla sentenza “Cappato-Dj Fabo” della Corte costituzionale, stabilisce che la richiesta di accesso al suicidio medicalmente assistito venga valutata da una commissione multidisciplinare entro 20 giorni, con l’obbligo per la Regione di garantire supporto tecnico e farmacologico entro i successivi 7. L’intero percorso non potrà superare i 30 giorni e sarà gratuito per il paziente.

Gallo e Cappato Filomena Gallo e Marco Cappato hanno richiamato l’origine del percorso: «Questa è una battaglia iniziata con Laura Santi, quindi il pensiero va a lei e al marito Stefano Massoli, che ne ha raccolto il testimone». I due esponenti dell’Associazione hanno ricordato che il provvedimento non introduce nuovi diritti ma punta a fissare tempi chiari perché, affermano, «le persone che soffrono non siano costrette ad attendere mesi o anni senza una risposta, come accaduto a Laura Santi per 2 anni e 8 mesi». Hanno definito positiva la decisione di ammissibilità e guardano ora all’avvio della discussione in Commissione.

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