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Una persona in carrozzina

Calo delle domande di invalidità, costi fino a 200 euro per il certificato introduttivo, difficoltà con le procedure digitali e carenza di medici per gli accertamenti. Sono le principali criticità emerse nella sperimentazione della riforma della disabilità nelle province di Perugia e Terni; problematiche al centro dell’audizione svolta dalla Terza commissione del consiglio regionale. La commissione ha ascoltato Juri Cerasini, dell’associazione Habilmente, e Roberto Panico e Marcello Barni, del Centro patronati dell’Umbria, nell’ambito dell’esame della mozione presentata dal consigliere di Avs Fabrizio Ricci, rinviata dall’Aula in commissione per ulteriori approfondimenti.

I problemi Secondo quanto riferito da Ricci, tra il 2024 e il 2025 nelle province coinvolte nella sperimentazione (la riforma è stata approvata dal governo nel 2024) si è registrata una diminuzione superiore al 20 per cento delle domande di invalidità e inabilità previdenziale. Nei territori non interessati dalla sperimentazione, nello stesso periodo, le richieste sono invece aumentate di circa l’1 per cento. Tra gli ostacoli segnalati ci sono il costo del certificato necessario per avviare la pratica, non compreso nei Livelli essenziali di assistenza, le difficoltà legate alla nuova procedura interamente digitale, la riduzione del ruolo dei patronati e la mancanza di spazi ambulatoriali adeguati per gli accertamenti.

Attuazione problematica Cerasini ha riconosciuto la validità degli obiettivi della riforma, a partire dal Progetto di vita, lo strumento pensato per costruire percorsi personalizzati sulla base dei bisogni delle persone con disabilità. «I principi cardine della riforma, come il progetto di vita – ha spiegato nel corso dell’audizione – sono condivisibili e positivi. L’impatto della loro attuazione però è risultato problematico per mancanza di finanziamenti specifici». Secondo Habilmente, le risorse impiegate provengono dal Fondo nazionale per la disabilità e comprendono anche le spese per le retribuzioni dei medici Inps e per le strutture concorsuali, con il rischio di sottrarre fondi ad altri progetti di inclusione sociale.

Personale e certificati A pesare sull’attuazione della riforma è anche la carenza di personale sanitario. Cerasini ha riferito che l’Inps avrebbe reperito soltanto il 60 per cento dei medici necessari per le commissioni di invalidità, con un conseguente aumento dei tempi di attesa, segnalando poi anche il taglio di 45 milioni di euro destinati ai medici delle commissioni per l’accertamento della disabilità; risorse riassegnate solo in parte a queste finalità. Un ulteriore problema riguarda il certificato introduttivo, composto da 13 pagine e necessario per avviare la procedura. Non tutti i medici di medicina generale, secondo quanto riferito da Habilmente, sono in grado di compilarlo; il costo può arrivare a 200 euro, creando un ostacolo economico per le persone che devono presentare la domanda.

Le difficoltà Cerasini ha inoltre contestato l’assegnazione di nuove funzioni all’Inps senza tempi e finanziamenti sufficienti per renderle operative. Anche il Progetto di vita, ha sostenuto, rischia di non trovare applicazione concreta senza stanziamenti adeguati. Difficoltà confermate anche da Panico e Barni, in rappresentanza dei patronati che fanno capo ad Acli, Inca Cgil, Inas Cisl e Ital Uil. I due rappresentanti stimano, rispetto al 2024, una riduzione di circa 6mila persone tra quelle che potranno accedere alle procedure. In provincia di Perugia, hanno riferito, il 20 per cento delle domande risulta fermo per la mancanza dei dati socio-economici necessari a completare le pratiche. Le difficoltà nella preparazione della documentazione, secondo i patronati, si sommano alla riduzione del loro ruolo nell’assistenza ai cittadini.

Le richieste «Il ruolo dei patronati è stato ridotto, così come la loro funzione di accompagnamento e consulenza in favore dell’esercizio di un diritto», hanno spiegato Panico e Barni, chiedendo risorse adeguate e modalità di accesso più semplici. La richiesta avanzata in commissione è di intervenire sia sul finanziamento della riforma sia sull’organizzazione delle procedure, ripristinando un ruolo attivo dei patronati nelle pratiche per il riconoscimento dell’invalidità civile e per gli assegni previdenziali.

La riforma Con la riforma approvata nel 2024 si punta a cambiare il modo in cui viene riconosciuta e valutata la condizione di disabilità, cercando di superare un approccio basato prevalentemente sulle menomazioni della persona. In particolare la riforma prevede una valutazione di base unica, affidata all’Inps, così da semplificare l’accertamento e ridurre la frammentazione delle visite. Tra gli altri punti anche l’«accomodamento ragionevole», cioè gli adattamenti necessari a garantire l’esercizio dei diritti, e il progetto di vita individuale, personalizzato e partecipato, costruito insieme alla persona interessata.

Daniele Bovi Nato nel 1981, ha iniziato il suo lavoro di giornalista al Giornale dell’Umbria e La Voce di Perugia per poi passare, nel 2008, alla redazione di Umbrialeft prima di fondare due anni più tardi Umbria24 dove si occupa principalmente di temi legati all’attualità, alla politica e all’economia. Nel 2016 ha pubblicato «Tutta colpa di Boccali?», libro intervista all’ex sindaco di Perugia.