Più che sul numero dei distretti sanitari, il dibattito dovrebbe ruotare intorno a quali servizi garantirebbero e su quale visione ha la Regione a proposito della sanità territoriale. A dirlo in una nota è Umbria per la sanità pubblica, la formazione che alle regionali ha sostenuto la corsa di Stefania Proietti. A quasi due anni dall’insediamento del nuovo esecutivo, la lista chiede di presentare a breve il nuovo Piano sociosanitario, documento che manca ormai dal 2009.
I distretti La discussione sul possibile ridimensionamento dei distretti, secondo Umbria per la sanità pubblica, rischia di concentrarsi su un dato che da solo non consente di valutare l’organizzazione dell’assistenza territoriale. La giunta Tesei, che non è poi riuscita a portare il nuovo Piano in consiglio, aveva ipotizzato un maxi taglio dei distretti, da 12 a 4; l’ipotesi intorno alla quale la nuova maggioranza sta ora ragionando parla di 8 o 9. E proprio i distretti, insieme alla riorganizzazione della rete ospedaliera e all’ipotesi di una Usl unica, è tra i principali nodi da sciogliere.
CASA E OSPEDALE DI COMUNITÀ, A MONTELUCE E UMBERTIDE VIA AI LAVORI
Il dibattito Da una parte, sottolinea Umbria per la sanità pubblica, viene sostenuta la necessità di avere distretti più grandi, in grado di servire territori e popolazioni più ampi, con una riduzione delle duplicazioni nelle attività di programmazione e controllo e una maggiore disponibilità di risorse; dall’altra viene considerata più funzionale alla prossimità l’attuale articolazione, con distretti che servono mediamente tra 50 e 70 mila persone. Una dimensione che, secondo la formazione, assumerebbe particolare rilievo in una regione caratterizzata da un territorio orograficamente complesso e da una popolazione anziana, per una parte priva di mezzi propri: l’accorpamento potrebbe aumentare le distanze fisiche dai servizi e indebolire il rapporto con le attuali zone sociali e con i Comuni.
NEL 2027 PROIETTI POTREBBE LASCIARE LA SANITÀ
Quale modello? Da qui la questione che, per Umbria per la sanità pubblica, dovrebbe essere posta al centro del confronto: «Il vero nocciolo del problema: non il numero dei distretti, ma quali servizi li compongono». Il numero delle strutture, viene osservato, non sarebbe sufficiente a misurare la qualità dell’assistenza di base se non si considera ciò che viene effettivamente garantito all’interno di ciascun distretto. La discussione viene quindi ricondotta al modello di assistenza territoriale previsto dal decreto ministeriale 77 del 2022, che ha definito nuovi standard organizzativi per il Servizio sanitario regionale, con il finanziamento di una parte consistente degli interventi attraverso la Missione 6 del Pnrr. Il modello si fonda sulla prossimità delle cure, sull’integrazione tra ospedale e territorio e tra assistenza sanitaria e sociale, oltre che sulla presa in carico dei pazienti con patologie croniche attraverso équipe multiprofessionali composte, tra gli altri, da medici di medicina generale, infermieri, specialisti e assistenti sociali.
ORVIETO, DOMENICA PRESIDIO CONTRO VANNACCI
La vera domanda Nel disegno nazionale rientrano le Case e gli Ospedali di comunità, destinati a svolgere una funzione intermedia tra ospedale e domicilio, e le Centrali operative territoriali, pensate per favorire il coordinamento dei percorsi assistenziali tra strutture ospedaliere e servizi territoriali. È su questo terreno che, secondo la formazione, dovrebbe spostarsi il confronto politico regionale: «La vera domanda politica, più che “quanti distretti”, dovrebbe forse essere: quante Case di comunità saranno davvero aperte e operative in Umbria, e soprattutto, ammesso che vengano tutte realizzate, saranno sufficienti a coprire le necessità dei cittadini umbri?».
Il personale La stessa domanda riguarda il personale necessario a rendere operative le strutture: il numero degli infermieri di comunità, per i quali lo standard nazionale indica un rapporto di uno ogni 3 mila abitanti, e quello dei medici di medicina generale che dovranno operare al loro interno, anche alla luce del nuovo accordo firmato all’inizio dell’estate. Per Umbria per la sanità pubblica, a quasi due anni dall’insediamento della nuova amministrazione regionale, il confronto dovrebbe quindi essere accompagnato dalla definizione complessiva dell’assetto della sanità territoriale. «Non ci accontentiamo più di numeri e di affermazioni di principio: a due anni dall’insediamento del nuovo governo della Regione è ormai venuto il momento di esplicitare, attraverso la presentazione del nuovo Piano sanitario regionale, quale visione si abbia della sanità territoriale».
Il Piano Il documento, stando a quanto spiegato da Proietti nel corso di un’intervista a Umbria24, dovrebbe finalmente vedere la luce in autunno dopo un lungo (per alcuni troppo) e complicato confronto dentro la maggioranza. Il piano, secondo la formazione, dovrà riguardare l’insieme dei servizi di base e specialistici e il loro rapporto con la rete ospedaliera, in relazione ai bisogni di una popolazione regionale di circa 860 mila abitanti. Nella richiesta rientra anche l’avvio di un percorso partecipativo rivolto a cittadini, operatori e amministratori, con l’intento di definire e condividere le scelte sull’organizzazione dei servizi territoriali.
