di Ivano Porfiri

La crisi di governo innescata dalle dimissioni di massa della componente Pdl sta provocando un vero e proprio terremoto politico, che potrebbe portare alla nascita di un nuovo governo con una parte di transfughi ex berlusconiani. La presa di distanze di Cicchitto, Lorenzin e Quagliariello fa intuire che sono ore caldissime e l’ombra di una scissione potrebbe raggiungere anche il partito in Umbria.

Napolitano: scioglimento extrema ratio Napolitano lo dice chiaramente: «Cercherò di vedere quali possibilità ci sono per il proseguimento della legislatura». La presa di posizione allontana lo scioglimento delle Camere invocato da Berlusconi. «E’ tradizione che il presidente della Repubblica – precisa – conceda lo scioglimento anticipato delle Camere quando non e’ possibile dar vita ad una maggioranza e ad un governo per il bene del Paese».

Pdl in fibrillazione Le fibrillazioni del Pdl (o Forza Italia, come si è tornato a chiamare il partito) arrivano anche in Umbria. Una componente del partito è intransigente e sulla linea dettata da Alfano. In questo versante il sottosegretario e coordinatore regionale Rocco Girlanda. Ma non manca una folta componente delle «colombe» che fa riferimento a Fabrizio Cicchitto, ma anche a Tajani e Gasparri. Domenica scorsa si sono visti in Umbria con il commissario europeo e la linea ribadita è stata quella contraria alla rottura.

Monni: «Errore dimettersi» Chi lo dice senza paura è il segretario provinciale di Perugia e consigliere regionale, Massimo Monni, notoriamente vicino a Cicchitto. «Innanzi tutto dobbiamo ribadire la massima solidarietà a Silvio Berlusconi per la persecuzione giudiziaria di cui è vittima – dichiara a Umbria24 – tuttavia, secondo me, proprio quando si intravedeva un barlume di ripresa, è stato un errore innescare una crisi perché il bene del Paese viene sempre prima di tutto».

Nevi: «Restare uniti» Più prudente il capogruppo Pdl in Regione, Raffaele Nevi. «Io spero che il partito riesca a restare unito – dice -. Per noi l’aumento dell’Iva è una cosa inaccettabile e Letta ha sbagliato in quel consiglio dei ministri ad avallarlo. Detto ciò, magari si poteva meditare di più però il rispetto dei patti è fondamentale. Io, ripeto, mi auguro che resteremo uniti».

Marina Sereni attacca Intanto dal centrosinistra piovono strali. Per Marina Sereni quella di Berlusconi è una «scelta folle e disperata». «Parliamo di occupazione e crescita – dice la parlamentare umbra -, di come colmare le diseguaglianze, di come dare risposte alle persone che già sono senza redditto o che stanno per perdere il lavoro, perché non possiamo rinunciare a mettere in evidenza lo scarto drammatico che c’è tra i problemi del Paese e i gesti, la scelta folle e disperata di Berlusconi che ieri ha costretto i suoi ministri a dimettersi. Condivido – continua – la decisione del premier Letta di portare la discussione davanti alle Camere, alla luce del sole su quanto è successo e su quel che succederà. Perché nessuna cortina fumogena, né altri gesti di propaganda possano coprire su quali basi proseguire. Se non ci sarà la possibilità di proseguire nell’azione di governo, allora dobbiamo andare alle elezioni con una nuova legge elettorale, se invece accadessero fatti nuovi nel campo del centrodestra, allora il Pd deve trasformarsi da leale sostenitore dell’esecutivo a protagonista. E il nostro protagonismo sarà immediatamente visibile nella Legge di stabilità che farà il Governo e non la Troika».

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