Raffaele Nevi

di Daniele Bovi e Ivano Porfiri

Il terremoto ha creato una faglia all’interno del Pdl che parte da Roma e arriva fino a Perugia. E anche se la retromarcia innestata all’ultimo minuto mercoledì da Silvio Berlusconi sembra preservare, per il momento, l’unità del gruppo consiliare di palazzo Cesaroni (e quindi del partito nella regione), le ferite sul corpaccione della rinata Forza Italia ci sono. I punti da unire per vedere la linea di frattura sono quelli che portano i nomi dei vari referenti nazionali. Da una parte Denis Verdini, il fedelissimo falco di Berlusconi con il quale è schierato il coordinatore regionale, e sottosegretario alle Infrastrutture, Rocco Girlanda. Dall’altra Fabrizio Cicchitto, tra i punti di riferimento più importanti per i ‘dissidenti’ compreso il coordinatore della provincia di Perugia Massimo Monni. Ancora prima della retromarcia berlusconiana, Girlanda dichiarava «assoluta fiducia in qualsiasi decisione prenderà Silvio Berlusconi. Da 20 anni – ha detto – è il nostro unico leader al quale devo il posto di Governo che ora ricopro».

Rossi tra i dissidenti Dopo il sì dell’ex premier «con travaglio», arriva il plauso di Girlanda: «Ancora una volta il presidente ha dato dimostrazione di coerenza, fiducia e responsabilità per il bene del Paese. La mia posizione è al suo fianco». Chi invece ha deciso di ‘strappare’ è colui che fino a poco tempo fa ricopriva il ruolo di Girlanda, ovvero Luciano Rossi. Il senatore umbro compare infatti nella lista dei 23 ‘dissidenti’.

Monni non commenta Monni invece, mercoledì, preferisce non commentare in attesa di capire che piega prenderanno gli eventi. La creazione di nuovi gruppi parlamentari e una conseguente scissione non sembrano così scontati. Alfano, forte della retromarcia dell’ex premier che è di fatto una resa, potrebbe voler puntare a una leadership vera trasformando il partito in qualcosa di più vicino al Ppe che a Forza Italia, isolando così gli «estremisti» ed evitando anche possibili successioni dinastiche. Insomma, la strada potrebbe anche essere quella che porta non a una sorta di nuova Dc con Casini e altri bensì a un Pdl pienamente inserito nel solco di una destra europea, che vuol essere moderata e liberale. Una sorta di ‘normalizzazione’ dopo il ventennio berlusconiano.

Filo sottilissimo «Io mi sono sempre speso perché non ci fosse spaccatura e non c’è stata grazie soprattutto alla sensibilità di Silvio Berlusconi. Con Monni ho parlato – dice a Umbria24 il capogruppo pdl a palazzo Cesaroni Raffaele Nevi -, non mi sembrava intenzionato a fare passi avventati. Se se ne va uno è comunque una sconfitta, spero non si faccia prendere da personalismi. Lo rispetto, ma spero che anche Cicchitto non faccia cose definitive, anche se così sembra». Insomma, sono giornate e ore convulse, decisive per il futuro del centrodestra italiano. La partita si gioca su un filo sottilissimo: costruire il futuro senza rinnegare il ‘padre’ al quale si deve tutto, senza parricidi violenti. «Se fossi stata in parlamento? Io – risponde il consigliere regionale Maria Rosi – avrei votato la fiducia senza rinnegare Berlusconi, che è sobillato da alcuni anche se alla fine oggi, quello vero e moderato, ha prevalso».

Moderati e liberali «Io – continua – non vedo nessuna scissione e il voto di oggi ha dato un segnale. L’azione politica dev’essere seria, le scelte moderate e non estremiste. Al gruppo non credo accadrà nulla, al di là delle opinioni personali. Di certo dobbiamo dire no alla politica strillata che consegnerebbe l’Italia ai grillismo. In questo momento dobbiamo pensare all’Italia, al ridare potere d’acquisto alle famiglie e alla riforma fiscale. Perché ora non ci sono evasori, ma semplicemente famiglie e imprenditori che non hanno più soldi per pagare le tasse». L’idea di un partito «moderato e liberale», agganciato all’idea originaria di «abbassare le tasse e semplificare la vita della gente» è quello che Nevi ha in mente: «Se Forza Italia farà questo ci siamo, sennò non ci siamo. La mia percezione dell’accoglimento di Forza Italia in Umbria è positiva ma deve essere un partito di moderati».