di Daniele Bovi
La giunta è cambiata, il progetto per il nuovo stadio Renato Curi anche ma l’esito è sempre lo stesso: il Comune di Perugia con una determina pubblicata mercoledì ha messo nero su bianco quello che in molti avevano capito da tempo, ovvero il niet all’interesse pubblico chiesto da Arena Curi con la documentazione presentata a fine marzo.
NUOVO CURI, LA SECONDA VERSIONE DEL PROGETTO
Il ritiro Una decisione della giunta per ufficializzare il no però, a differenza di quanto avvenuto un anno fa, non ci sarà. Nel tardo pomeriggio di mercoledì infatti Palazzo dei Priori ha spiegato che Arena Curi ha ritirato il progetto: «La giunta comunale – è detto in una nota – prende atto che il ritiro della proposta di partenariato è stata motivata dalla stessa società in virtù dei nuovi obiettivi politici che l’Amministrazione comunale intende perseguire nell’area interessata dall’intervento». Di sicuro le conclusioni del verbale della conferenza dei servizi preliminare (frutto di ben 21 pareri di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo) lascia pochissimo spazio ai dubbi: «Per quanto sopra – è scritto nel verbale – emergono sostanzialmente le stesse criticità della proposta di Arena Curi del 2023. Anche dal punto di vista economico-finanziario, come sopra riportato, il progetto contiene punti debolezza in merito alla tenuta del Pef».
LO STOP AL PRIMO PROGETTO: «TROPPE INCERTEZZE»
Le motivazioni Bocciata anche l’ipotesi originaria (recentemente superata con l’idea di procedere per stralci) di far giocare per un periodo il Perugia a Ponte San Giovanni: «lo stadio volano comporterebbe enormi problemi di gestione durante gli eventi, per un quartiere già in forte sofferenza». Irrisolte poi anche «le questioni giuridiche di acquisizione di immobili da parte del proponente e di gestione complessiva delle interferenze fra pubblico e privato, oltre ad aspetti tecnici in merito ai quali il proponente ha rimandato le valutazioni al momento successivo al pubblico interesse».
I pareri Scendendo più nel dettaglio dei diversi pareri (forniti da uffici comunali, regionali, vigili del fuoco, aziende come Telecom, Enel, Umbra acque, Rfi, agenzie come Arpa, questura, prefettura e così via) emergono problemi in particolare riguardo a quattro settori. Partendo dalla viabilità, la proposta viene considerata «peggiorativa» rispetto allo stato attuale. Quanto ai parcheggi, «viene espressa grande perplessità ai fini della sicurezza e della gestione, perché Pian di Massiano – è scritto nel verbale della conferenza – è il luogo più depresso della città, che già in passato è stato oggetto di allagamenti». Oltre a ciò «la gestione di tali parcheggi risulterebbe molto onerosa e di incerta previsione manutentiva».
Fragilità finanziaria Venendo agli aspetti patrimoniali ed economico-finanziari (dall’acquisizione alla vendita dei terreni e degli spazi commerciali fino all’albergo), come sottolineato anche nel parere del Dipe (il Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica, struttura che fa capo a Palazzo Chigi) non sono spiegati chiaramente gli obblighi delle parti, quali sono i rischi per il privato e per il pubblico, non c’è riferimento all’equilibrio economico-finanziario della concessione, quali sarebbero i rimedi in caso di disequilibrio e così via. Diverse perplessità anche sul trasferimento dei terreni e sulla valutazione, «eccessivamente sottostimata», delle aree oggetto di cessione. Nel complesso il Dipartimento parla di un «fragile equilibrio economico-finanziario».
La concessione Semaforo rosso anche per i 92 anni della durata della proposta di partenariato (secondo la legge la concessione non può superare il periodo di tempo di recupero degli investimenti, che Arena Curi fissa in 33 anni), e per la mancata puntuale definizione degli «aspetti connessi alla manutenibilità dell’opera, né ordinaria né straordinaria»; un aspetto determinante perché il complesso sportivo «non è strutturalmente indipendente dalle aree a sfruttamento privatistico». Oltre a ciò, sempre sugli aspetti legati alla manutenzione manca l’ok preventivo del Perugia, che teoricamente dovrebbe essere il principale fruitore dello stadio.
Costi e Ponte San Giovanni Così come fatto notare un anno fa, poi, la stima dei costi di realizzazione pari a 57 milioni è sottostimata di almeno il 30 per cento. Il verbale è stato redatto quando ancora Arena Curi non aveva messo sul tavolo la proposta di procedere per stralci, e così i tecnici sottolineano che i 24 mesi ipotizzati sono troppo pochi («opere simili si attestano sui 36 mesi») e che non ci sono sufficienti garanzie sul fatto che dopo l’avvio della demolizione i lavori vengano effettivamente portati a termine. Niente da fare anche per l’ipotesi di giocare a Ponte San Giovanni tra parcheggi non conformi al Piano regolatore e un rischio di paralisi del quartiere, «già in sofferenza», causa afflusso di una gran quantità di persone. Se a ciò si sommano i cantieri in corso «la situazione diventerebbe completamente insostenibile».
Il futuro Il tutto peraltro avviene nel momento più caldo per quanto riguarda la finalizzazione della trattativa per la cessione del Perugia al gruppo di Javier Faroni, anche questa in bilico. Quanto allo stadio, per ora si procede con il piano originario: il Comune come deciso dalla precedente amministrazione porterà avanti il progetto di riqualificazione di parte della struttura con il mutuo da cinque milioni contratto con il Credito sportivo; in futuro si potrebbe procedere per stralci con una ristrutturazione di altre parti finora non toccate nel corso dei diversi cantieri e con la copertura dell’impianto.
