Il progetto

di Daniele Bovi

Con la partenza della conferenza di servizi preliminare continuano a emergere ulteriori dettagli sulla versione 2.0 del nuovo stadio di Perugia presentata da Arenacuri. Teoricamente il sì all’interesse pubblico dovrebbe arrivare entro fine maggio ma, l’anno scorso, complici alcune sospensioni decise con l’obiettivo di ottenere ulteriore documentazione, Palazzo dei Priori ha impiegato cinque mesi per bocciare il progetto.

I ricavi Partendo dal lato economico, annualmente i ricavi attesi passano dagli 11,983 milioni di euro ai 12,226: dalla lista esce l’affitto che il Comune avrebbe dovuto pagare per il nuovo comando della polizia municipale (per Palazzo dei Priori non compatibile con il resto del progetto) e vengono ritoccati al rialzo gli incassi per i 20 skybox (da 416 a 441 mila euro). La cifra relativo al comando della municipale è sostituita dall’affitto di superfici direzionali e centro salute, stimati in 162 mila euro annui. Ritocco al ribasso invece per i palchi corner (da 168 mila a 126 mila euro) che però passano da otto a sei. Il Perugia calcio poi dovrebbe pagare un canone da 80 mila euro dal 13esimo anno in poi. Ventidue milioni verrebbero ricavati dagli spazi commerciali, ai quali aggiungere poi altre somme per il naming, gli incassi di bar e ristoranti e così via.

IL PROGETTO RIVISTO DA ARENACURI

Il progetto Per il resto c’è l’affitto dell’hotel a quattro stelle (900 mila euro) e gli ormai famosi 10,3 milioni di euro da «eventi», uno dei punti che non aveva convinto il Comune. La partnership con Asm Global c’è ancora e Arenacuri è convinta che la cifra sia addirittura sottostimata: «Ma al Comune poi – dice a Umbria24 Francesco Lana, presidente di Arenacuri – cosa importa? Qui c’è il fondo 10 stadi che è pronto a mettere 80 milioni per i lavori, diventando proprio proprietario al 51 per cento della Arenacuri; eventi, hotel e spazi commerciali saranno un problema loro. L’operazione sta in piedi perché ci sono questi 80 milioni». Tanto per usare una metafora calcistica, il pressing di Arenacuri su un Palazzo dei Priori in piena campagna elettorale è forte: Lana fa capire chiaramente che senza il sì all’interesse pubblico il fondo mollerebbe l’operazione Curi; una partita delicatissima da gestire a poche settimane dal voto. La società stando al cronoprogramma si attende l’ok in tempi celeri, cioè entro il 13 maggio, con conferenza dei servizi decisoria da far partire a fine giugno e lavori al via il 4 marzo 2025, con inaugurazione il primo gennaio 2027.

Coraggio «Non concedere l’interesse pubblico – dice – credo denoterebbe mancanza di prospettiva e di coraggio; questo treno passa una volta, il fondo ha la fila dietro. Perché hanno scelto Perugia? Sono innamorati della città, hanno capito che ci sono potenzialità non solo sportive ma anche economiche e turistiche». Ulteriori rassicurazioni Arenacuri punta a darle anche riguardo al fatto che concedere l’interesse pubblico ora non significherebbe legarsi le mani: «La politica – continua Lana – ha questo dubbio, perciò abbiamo affidato la redazione di un parere pro veritate a un professionista che si è occupato anche della stesura del codice degli appalti. Con l’ok all’interesse pubblico non si firma alcuna cambiale». La conferenza preliminare e l’eventuale sì rappresenterebbe solo un primo passo, con la possibilità di una marcia indietro più avanti.

L’anomalia Quanto all’anomalia che il progetto non è guidato, come accade di solito in Italia e all’estero, dalla società di calcio, per Lana «non si tratta di un’anomalia poi tanto negativa. Niente esclude un coinvolgimento futuro. Possiamo e stiamo ragionando con loro e con altri partner anche per risolvere il problema sportivo». Tradotto, con il via libera allo stadio potrebbe anche partire l’acquisto della società: «Se c’è uno stadio che funziona – assicura Lana – si potrebbe pensare anche all’acquisto. Oggi in Italia per certe squadre non è facile andare in banca e chiedere 40-50 milioni per uno stadio». Un ostacolo superabile per Arenacuri è anche la questione del mutuo da 5,3 milioni acceso dal Comune con il Credito sportivo per riqualificare parti dello stadio: «Abbiamo contatti con loro – dice il presidente – che ci dicono che il mutuo potrebbe anche essere spostato su altri impianti della città».

I dettagli Tornando al progetto, il contributo chiesto in una prima fase al Comune (18 milioni in 25 anni) viene sostanzialmente azzerato, che comporta anche un allungamento della concessione a 90 anni. Altre modifiche rispetto al nuovo Curi 1.0 riguardano l’inserimento di un palco mobile retrattile nell’area della gradinata e destinato ai famosi eventi; previsti poi più parcheggi per un costo di altri 800 mila euro e, come noto, investimenti per 2,1 milioni sullo stadio di Ponte San Giovanni, dove il Perugia andrebbe a giocare per due anni: «Abbiamo incontrato la Pontevecchio lunedì – dice Lana – e non vedono l’ora». Dieci milioni inoltre sono previsti per un restyling dopo 50 anni. Novità ci sono anche sul fronte societario: la catena di negozi di articoli sportivi King, che deteneva il 30 per cento ed esprimeva il marchigiano Giulio Benni come vicepresidente del cda, non c’è più: oggi il cento per cento è nelle mani di Centro costruttori srl, dentro la quale ci sono la marscianese Sea, Centro impianti, Greencore, Green immobiliare e Mine.

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