Il progetto

di Daniele Bovi

La partita sul nuovo «Curi» è ricominciata e il cronometro è ufficialmente ripartito. A meno di un anno dalla bocciatura decisa dal Comune, Arenacuri venerdì mattina ha protocollato un nuovo progetto, presentandolo nel pomeriggio in un’affollata Sala dei Notari. La sintesi un po’ brutale delle due ore è questa: o entro 60 giorni – come previsto dalla legge stadi – il Comune dichiara il pubblico interesse o gli investitori faranno un passo indietro.

Chi c’era Alla Notari erano presenti Francesco Lana (amministratore delegato dell’Arenacuri), Riccardo Cefarelli (l’architetto che ha presentato il progetto affidato alla Gau di Gino Zavanella), Virna Fontanella e Stefano Petricca (rispettivamente avvocatessa e amministratore del fondo «Dieci stadi», che sta lavorando ad altri progetti a Caserta e Lucca) e Claudio Costantini di Prelios, presentato come responsabile investimenti del fondo. In sala anche tanta politica: presenti tutti i candidati sindaco, il presidente del consiglio regionale Marco Squarta, quello del consiglio comunale Nilo Arcudi, l’assessora allo Sport Clara Pastorelli e i rappresentanti di diverse liste.

VIDEO – LANA E MINESTRINI: «SUPERATE LE CRITICITÀ»

I tempi In piena campagna elettorale quindi il Comune – salvo congelamenti della procedura e quindi dei tempi come avvenuto mesi fa – dovrà dichiarare il sì o il no al pubblico interesse al massimo entro pochi giorni dall’apertura delle urne. Insomma, la conferenza di servizi diventerà un argomento di grande interesse nelle prossime settimane. Arenacuri però assicura che non c’è nessun pressing e che le elezioni non c’entrano niente: «Un fondo che investe – ha detto Lana – ha tempi stretti». Aurelio Fornignanò, ex direttore di Confindustria, ha ricordato che il Comune dopo aver bocciato il primo progetto ha stipulato un mutuo con il Credito sportivo da oltre cinque milioni per eseguire diversi lavori, la cui progettazione esecutiva è stata affidata questa settimana dal Comune a uno studio di Umbertide per quasi 170 mila euro.

TUTTI I PERCHÉ DELLO STOP AL PRIMO PROGETTO

Soldi e procedure Che senso avrebbe investire più di cinque milioni per mettere in sicurezza uno stadio che i promotori del progetto vorrebbero demolire, con tutte le conseguenze del caso? È quindi «per evitare il potenziale dispendio di risorse» che Arenacuri sostiene di aver depositato il progetto a poco più di due mesi dal voto. L’eventuale sì al pubblico interesse, come ormai noto, non equivarrebbe però a un via libera definitivo: a quel punto infatti Arenacuri dovrebbe presentare un progetto di fattibilità tecnico-economica, che dovrebbe passare al vaglio di una conferenza di servizi decisoria, dopo la quale in caso di via libera ci sarebbe una gara d’appalto. Insomma, un sì ora si potrebbe trasformare in un no tra qualche mese una volta insediata la nuova amministrazione.

Il progetto Complessivamente Arenacuri ha parlato di un progetto da 73 milioni di euro, cifra sostanzialmente identica a prima. Il nuovo stadio ospiterebbe 18.169 persone, 10 mila in meno rispetto a ora, con tagli quindi per tutti i settori; una capienza, ha spiegato il progettista, quantificata analizzando i dati sugli spettatori presenti al Curi negli ultimi 25 anni. La struttura ospiterebbe un hotel con suite vista campo, skybox, spazi commerciali e per eventi di ogni tipo, un centro medico, un nuovo parcheggio ospiti al posto della pioppeta al di là di via Cortonese (collegato allo stadio con un sovrappasso), un «Grifo Village» attivo 24 ore su 24, un ampliamento delle zone verdi (oltre al mantenimento di quelle attuali) sotto la curva Sud e verso l’area Menchetti. Prevista ovviamente la riqualificazione degli spogliatoi, dell’area dedicata ai media e altro ancora.

I problemi Nel complesso «un progetto molto verde e dinamico». Secondo Lana sono state sanate «le tre principali criticità sottolineate dal Comune», ovvero «le risorse, la certezza sulla solidità finanziaria e il non dover andare a giocare fuori Perugia». Originariamente infatti i promotori avevano ipotizzato una trasferta di due anni a Gubbio, mentre ora si vorrebbero investire oltre due milioni per adeguare lo stadio di Ponte San Giovanni. I punti critici sottolineati dal Comune erano di più: per i tecnici la stima dei costi era «notevolmente inferiore» a quella che verrebbe fuori da calcoli fatti con i parametri utilizzati per progetti similari, così come quella per i tempi (superiori ai 24 mesi ipotizzati). Il Comune aveva poi sottolineato problemi relativi ad alcuni tipi di concessioni e aveva bocciato le soluzioni relative alla viabilità. Troppi dubbi poi anche sulla sostenibilità del progetto e sugli 11,5 milioni di euro di ricavi all’anno, 10 dei quali «da non meglio precisati eventi».

Contributi Eventi a proposito dei quali ora Arenacuri vorrebbe coinvolgere anche Umbria Jazz. Risolto invece il nodo del maxi contributo (18 milioni in 25 anni) che il Comune avrebbe dovuto versare; per Arenacuri ora il contributo «viene di fatto azzerato». In generale in Italia a guidare queste operazioni sono le squadre di calcio: «Vogliamo e desideriamo – ha detto Arenacuri – che il Perugia rimanga nello stadio». Nella prima versione del progetto non erano previsti ricavi per il Grifo ma anzi l’obbligo di pagare un canone dal 13esimo anno in poi. Nelle prossime settimane si entrerà nei dettagli.

Ferdinandi Sabato la candidata sindaco del centrosinistra Vittoria Ferdinandi con una nota afferma: «Oggi la Giunta Romizi si ritrova stretta all’angolo dopo anni di immobilismo e indecisione: nel bel mezzo di una campagna elettorale è stata chiamata a decidere, entro 60 giorni, se il progetto merita una seconda chance. La conseguenza di ciò porterebbe ad assumersi la responsabilità di rinunciare agli oltre 5 milioni già stanziati dal Credito Sportivo per la ristrutturazione del Curi e a scegliere o meno la strada della privatizzazione dello stadio senza, per altro, alcuna garanzia sul coinvolgimento della società Ac Perugia Calcio. Questo “pasticciaccio brutto” andava in ogni modo evitato. Come candidata mi auguro che il sindaco Romizi e la sua maggioranza, abbiano almeno il buon senso e la decenza di non decidere per chi sarà chiamato a governare la città tra poco più di due mesi di tempo. Faccia almeno valere eventuali proroghe sul termine dei sessanta giorni».

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